Bergamo, le contestazioni alla Gazzetta e il reato di “lesa maestà”

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

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Mi hanno sempre detto: “La tua penna può essere un coltello affilatissimo. Occhio a pesare le parole. E se qualcuno i contesta, accettalo. Forse qualcosa di sbagliato lo hai scritto”. E ho sempre creduto che questa fosse la base minima da cui partire. Difficile essere i portatori del verbo e della ragione. Impossibile. A tutti i livelli. Dal direttore del giornale con più copie vendute in Europa all’ultimo degli scribacchini del giornaletto di quartiere. Doveroso, però, assumersi le responsabilità di quanto si riporta sul foglio di carta (virtuale ormai).

Torniamo a scrivere di Bergamo. Torniamo a scrivere dei tifosi atalantini. Come ci è successo in più di un’occasione ultimamente. Li avevamo lasciati per le vie della loro città, a sfilare per il “Bocia”, costretto al regime di sorveglianza nonostante in più di una sede si sia evidenziato come tale provvedimento fosse eccessivo e pretestuoso, al cospetto di errori già pagati ed errori da dimostrare. Una manifestazione pacifica, a cui hanno preso parte quasi 1.500 persone, tra cui molte famiglie con bambini al seguito. Perché la tifoseria organizzata dell’Atalanta, al centro di una paurosa macchina del fango, è anche e soprattutto aggregazione. Un punto di riferimento importante per una comunità che da sempre ruota attorno alla sua squadra di calcio.

Eppure, come detto, c’è una macchina del fango che non solo non solo non accenna a placarsi, ma si fa sempre più grande e audace. Ovviamente coinvolge tutti, da quell’organismo paramilitare quel è l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive ai media mainstream, i quali anche questa volta non hanno fatto mancaro il loro “necessario” supporto. Lavoro di fino passato per le mani di Stefano Vernazza e messo nero su bianco grazie a Sportweek, inserto della Gazzetta (https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie-A/Atalanta/05-03-2016/atalanta-se-bambini-omaggiano-capo-ultra-claudio-galimberti-bocia-sebastiano-vernazza-140906278201.shtml). Un articolo che stigmatizza la manifestazione stessa puntando il dito contro tutte quelle famiglie che hanno portato i loro bimbi per le strade della città orobica.

Il fatto che lo stesso Vernazza non fosse presente all’evento dovrebbe essere un grave deterrente per scrivervi in merito. Eppure lo stesso ha preferito riprendere la frase dell’ex calciatore Ezio Vendrame “Quando allenavo nei settori giovanili, sognavo di avere una squadra di orfani” e condirla con il finale “I genitori nel calcio, che problema”, rispetto a una minima analisi sul perché così tante persone decidano di schierarsi al fianco di un movimento che negli ultimi anni è stato criminalizzato in ogni sua sfaccettatura. Analisi che crederemmo quasi dovuta da un giornalista, ruolo che prevede anche una minima analisi antropologica, al di là delle proprie idee e delle proprie simpatie.

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“Meglio orfani”, ha sottolineato il giornalista della “rosea” riprendendo la frase di Vendrame. Come a dire che è meglio non avere genitori che ti portano a manifestare al fianco di presunte “bestie”. E allora questi “animali circensi”, interpellati e stuzzicati gratuitamente, altro non hanno fatto che reagire. Nel rispetto proprio di quella libertà d’espressione che dovrebbe essere innanzitutto contemplata da chi fa dell’informazione il proprio mestiere. Si sono presentati sotto la sede della Gazzetta esprimendo il loro dissenso e chiedendo un confronto (mai arrivato per assenza del proprio interlocutore). Con le torce, vero. E allora? Sono oggetti in libera vendita, vietati solo in luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive. Con uno striscione contro il Vernazza. E allora? L’articolo 21 della costituzione glielo consente. Gettando in terra copie della Gazzetta. E allora? Non hanno urinato e strappato la bandiera italiana (come qualcuno ha fatto senza problemi e senza conseguenze). Non si tratta di vilipendio. Semmai il vilipendio è quello alla dignità e della verità riportato nel pezzo di Sportweek

Ed è alquanto ridicolo che qualcuno venga a far leva su quel reato di “diffamazione” tenuto in considerazione quando meglio si crede. Di certo la deontologia scompare tout court quando sulle colonne di alcuni giornali finiscono foto, nomi, cognomi, età e luogo di residenza di ragazzi accusati di un qualsivoglia reato, e non ancora processati.

Non si capisce per quale strana logica chi generalmente si appella alla libertà d’espressione e di giudizio rimanga piccato nel ricevere critiche o contestazioni. Soprattutto se, al contrario di come si vuol far credere, il tutto è arrivato in maniera civile. È arrivato un comunicato di solidarietà dalla redazione di Gazzetta in cui si dice che il giornalista “ha fatto soltanto il proprio dovere”. Un dovere che, anzitutto può esser soggetto a critiche e, cosa ancor più importante, non appare così inattaccabile, non essendo foriero di una fredda notizia, ma di una calda opinione espressa con fin troppa veemenza. Un insulto a tutti quei genitori che qualche settimana fa hanno deciso di appoggiare la protesta della Curva Nord, condividendone modi e pensieri, riconoscendosi in quella comunità che da anni promuove diverse iniziative improntate sul sociale e porta il nome di Bergamo in alto anche al di fuori degli stadi.

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Si può essere d’accordo o meno, ma quando centinaia di persone si aggregano e fanno sentire la propria voce è l’evidenza di un malessere radicato e generico. Che, a buon bisogno, va anche al di là delle singole vicissitudini che riguardano il “Bocia”. E’ il lamento di una comunità sfinita e umiliata dalla pressione istituzionale e mediatica. Una comunità che tutti non vedono l’ora di far fuori, e alla quale si adduce qualunque colpa pur di risultare credibili al lettore medio e di incassare un paio di click in più.

C’è stato un tempo in cui questo Paese era centro di dialogo e confronto. Anche e soprattutto tra chi non conosceva l’altro e non ne condivideva l’operato. Lentamente si è deciso che questo non doveva più sussistere e che il tutto si doveva ridurre a una guerra senza fine. Così chi dovrebbe fare informazione a grandi livelli preferisce mettere la testa sotto la sabbia, rinchiudendosi nel proprio orticello; non indagando più la verità, non cercando più nelle persone quell’articolo o quell’inchiesta da riportare per primeggiare e far conoscere. Perché, statene certi, dieci righe scandalistiche e falsamente scandalizzate porteranno il triplo dell’attenzione ai vostri interlocutori. Anche a scapito di chi agisce in maniera cristallina o comunque mosso da un qualcosa in cui profondamente crede. E forse è proprio questo il problema: nel 2016 ci stanno insegnando che credere è sbagliato. Molto meglio giudicare senza conoscere.

Il comunicato della Curva Nord dell’Atalanta:
Sabato 27 Febbraio 2016, sulle colonne del settimanale SportWeek allegato alla Gazzetta dello Sport è apparso un articolo a firma del Sig. Sebastiano Vernazza a commento di una manifestazione svoltasi a Bergamo promossa dalla tifoseria organizzata dell’Atalanta.

Il Sig.Vernazza non era presente alla manifestazione e non potendo raccontare i fatti, cosa che per altro ci pare dovrebbe essere alla base dei principi deontologici di chi esercita questa professione, ha dato spazio alla Sua personale visione delle cose.
Nel suo articolo ha posto l’accento sulla presenza alla manifestazione stessa di numerosi bambini ed ha citato, tra le altre cose, la frase di un ex calciatore “quando allenavo le giovanili sognavo una squadra di orfani” aggiungendoci la Sua personale conclusione : i genitori nel calcio che problema.

L’utilizzo della frase come paradosso in realtà cela l’evidente intento da parte del Sig.Vernazza di insinuare nella testa del lettore il concetto seguente : meglio dei bambini orfani piuttosto che con genitori che li accompagnano in manifestazioni stile quella di Bergamo.
L’autore dell’articolo si è avventurato sul terreno della sferaeducativa ed affettiva che sta alla base del rapporto tra genitori e figli. Ci appare grave ed irrispettoso verso chi ha manifestato e verso i lettori della Gazzetta stessa.

Ci permettiamo di far presente al Sig.Vernazza che portare i propri figli a manifestare per un’idea non significa condizionarli ma insegnar loro che per i propri ideali vale sempre la pena battersi, anche se qualcuno li considera, a torto o ragione, ideali di una minoranza.I Suoi attacchi al mondo Ultras sono cosa frequente, non Le piace il tifo organizzato, non Le piacciono gli Ultras ed in particolare non Le piace la nostra realtà : se ne faccia una ragione, c’eravamo, ci siamo e ci saremo sempre.

Una famosa locuzione latina recita : qui gladio ferit gladio perit.
Ed allora ci sia consentito di chiudere, a nostra volta con una citazione.

“ […] giornalisti avete troppa sete e non sapete approfittare delle libertà che avete, avete ancora la libertà di pensare ma quello non lo fate e in cambio pretendete la libertà di scrivere e di fotografare. Immagini geniali e interessanti di presidenti solidali e di mamme piangenti. E in questa Italia piena di sgomento come siete coraggiosi, voi che vi buttate senza tremare un momento […] . Voi vi buttate sul disastro umano col gusto della lacrima in primo piano….” (cit. G.Gaber)

CURVA NORD BERGAMO 1907

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