Bruno Pizzul, il telecronista più amato dagli italiani

Pubblicato il autore: Simone Satragno Segui
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L’8 marzo?! E’ la festa delle donne ti risponderebbe qualsiasi persona di getto. Vero, anzi verissimo, ma questa data è da ricordare anche per il compleanno di una delle voci che tutti gli italiani, amanti di calcio e non, hanno sentito almeno una volta nella loro vita: stiamo parlando di Bruno Pizzul che ieri ha spento 78 candeline. Con la sua festa ha riattivato il meritatissimo coro di consensi per uno dei telecronisti calcistici, soprattutto della Nazionale Italiana, più apprezzati di sempre.

Pizzul è stato un vero e proprio maestro nel raccontare le partite, grazie a una perfetta miscela di cultura classica, nozioni tecniche, autoironia ed equilibrio. La dote principale che emerge dal nativo di Udine, è la capacità di mantenersi equidistante, non sembrando mai partigiano o tifoso di una delle due squadre sul rettangolo di gioco, con l’eccezione dichiarata per le telecronache degli azzurri o delle squadre italiane nelle coppe europee.

Pensare ai racconti televisivi di Pizzul fa subito venire in mente un’ardua comparazione con gli eredi contemporanei. E come per il calcio giocato, nel quale si dibatte da anni su chi sia più o meno forte tra Maradona e Messi, anche per quello parlato il confronto resta materia di dibattito. Le differenze ci sono eccome: le telecronache del passato infatti, erano meno precise e dettagliate, ma anche più libere, pacate e affascinanti. Quelle di oggi appaiono molto più veloci e adrenaliniche (tra l’altro la differenza essenziale e da non sottovalutare è l’aggiunta del commentatore tecnico, che cambia, e non poco, la fruizione della telecronaca), ma al tempo stesso meno neutrali, perché forse schierarsi fa la differenza e crea più fomento nei tifosi.

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Bruno Pizzul è un telecronista calcistico particolare, poichè ex calciatore di buon livello tra le fila del Catania. Al microfono è stato sempre pacato e delicato, competente e colto. Il telecronista friulano riscuote ancora, malgrado la quasi decennale pensione raggiunta, l’eco di una stima condivisa. Quando si risentono telecronache del passato, al suono del nome di “Roberto Baggio“, una lacrima di nostalgia potrebbe scendere.

Oggi invece tra i telecronisti più in voga c’è sicuramente Maurizio Compagnoni, con il suo stile inconfondibile, professionale e senza eccessi. Il suo marchio di fabbrica è il ridondante “rete, rete, rete!”. Regge alla grandissima il ritmo della narrazione sportiva senza bisogno di enfatizzare troppo, riuscendo anche ad essere apprezzato trasversalmente da tutti i tifosi, i quali non percepiscono nelle sue telecronache considerazioni di parte.

Altro telecronista famoso è senza dubbi Fabio Caressa, il quale ha il merito di aver inventato un nuovo stile dopo anni di telecronache Rai, accentuando l’aspetto tecnico e tattico, ma anche ammiccando allo spettatore medio (“tutti a bere un tè caldo”) fino alle epiche telecronache del Mondiale del 2006 in terra tedesca, con l’urlo “andiamo a Berlino” rivolto al pacato commentatore tecnico Beppe Bergomi. Il giudizio nei suoi confronti è un po’ controverso, in quanto appare spesso troppo focalizzato sulla spettacolarizzazione della partita e meno alla telecronaca in quanto tale.

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Massimo Marianella è un vero e proprio fenomeno nel suo mestiere. La sua voce è soprattutto legata alla Premier inglese o alle finali dei palcoscenici internazionali. Il suo stile è caratterizzato da informazioni dettagliate e complete, oltre che da un ritmo incalzante e avvolgente. Innamorato da sempre di Fernando Torres dei tempi di Liverpool e di Didier Drogba.

Anche Sandro Piccinini  è un telecronista che divide i critici, ma gli va dato il merito di aver coniato delle espressioni calcistiche molto utilizzate dagli appassionati di calcio: “sciabolata in avanti”,“mucchio selvaggio in aerea” e il tiro che “non va” sono le espressioni che l’hanno reso famoso.

Infine Francesco Repice, una vita di radiocronache in Rai (e non telecronache!). Raffiche di parole che costruiscono una partita che il tifoso può solo sentire in radio. Interpreta il suo mestiere alla grande, considerato anche il forte handicap della mancanza delle immagini per gli ascoltatori.

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L’impressione generale è che dopo Pizzul ci siano degli ottimi telecronisti calcistici, ma forse l’amore provato per la voce di Bruno sia, ad oggi, ancora superiore alla concorrenza di quella dei contemporanei.

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