Capire chi è Francesco Totti, meglio tardi che mai

Pubblicato il autore: Simone Satragno Segui

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L’8 marzo 2016 non verrà ricordato solo per il passaggio ai quarti di finale di Champions League da parte del Real Madrid ai danni della Roma, ma anche per uno stadio in piedi ad applaudire una leggenda del nostro calcio: Francesco Totti.

Al minuto 72′, lo speaker spagnolo annuncia che a lasciare il terreno sarà Stephan El Shaarawy, nuovo idolo del pubblico giallorosso, e a prendere il suo posto sarà Totti. Il boato e gli applausi provengono da ogni angolo del Bernabeu, e considerato lo smisurato amore che i tifosi giallorossi provano per il loro capitano, questa reazione da parte del calcio spagnolo, rende forse la sconfitta meno amara, malgrado sappia di addio alla competizione europea più prestigiosa.

Il protagonista della serata appare quasi commosso nell’intervista post-partita. Il capitano giallorosso cerca però di non darlo a vedere: “Sono mancate un po’ di cose, ma adesso mi godo questo momento e non penso ad altro. Gli applausi della gente vogliono dire che al calcio ho dato tanto, il Bernabeu è strepitoso. C’è stata emozione, certo. Il Real se ne intende di calciatori? Sì, è l’unico rimpianto che ho avuto…”.

Già, il Real Madrid, un sogno per qualunque calciatore: sicuramente con la maglia dei blancos, er Pupone avrebbe potuto alzare molti più trofei e magari puntare anche al massimo riconoscimento individuale per un calciatore, il pallone d’oro. Così non è stato, e sì che Florentino Perez ha cercato in passato in tutti i modi di portare Totti in terra iberica, il quale però ha sempre risposto “no grazie”.

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Ora c’è il rimpianto della mancata qualificazione e probabilmente anche di una carriera che appare arrivata ormai quasi alla fine. A chi gli domandava se fosse soddisfatto della sua carriera magra di trofei, il capitano giallorosso ha sempre risposto: “Meglio uno scudetto con la Roma, che una Champions League con un’altra squadra”. Difficile capirlo per chi non è romano e romanista, ma forse il saluto, il boato e gli applausi di ieri sera, sono dovuti anche e soprattutto a questo modo di interpretare l’attaccamento alla maglia e il ruolo di bandiera, parole ormai sempre più rare nel calcio moderno.

E forse è questo l’unico modo per capire chi è Francesco Totti.

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