Cara Juventus, ma vincere non è l’unica cosa che conta?

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

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Eccoci qua al day after di Juventus Bayern Monaco. Eccoci qua a raccogliere i cocci, a celebrare la gloriosa prestazione della squadra bianconera. Guardiola, il filosofo, se l’è vista nera, nerissima. Inutile che continui il suo filosofeggiare su quanto sia sbagliata l’arte di lamentarsi e di recriminare, inutile e stupido. Non si aspetta una serataccia del genere, come non si aspettava di venir messo sotto a livello tattico da quell’Acciuga di Allegri.
Non gli è andata bene, di più. Il Bayern è una corazzata, ma per un tempo e mezzo la vera corazzata aveva un’altra maglia, altri colori. Il bianco e il nero hanno zittito la marea rossa, poi c’è poco da dire, la ragione è sempre di chi vince. Il calcio è una scienza imperfetta, è infame, è cinico, è bastardo.
Come nella vita non c’è meritocrazia, come nella vita vige l’ingiustizia.
Per settanta minuti la Juventus ha giocato la partita dei sogni, quella che non ti aspetti. Quando Allegri dice “Ci ha pensato la Provvidenza. Se non ci fossero stati gli infortuni, avrei fatto fatica a lasciare fuori Morata non sta bluffando, ma proprio per niente. Alvaro entra in campo con il piglio del campione, si beve mezzo Bayern e serve a Speedy Cuadrado il cioccolatino del 2 a 0. Poi però crolla tutto, e il castello di carta viene giù d’improvviso come se si trovasse in un corridoio fatto di spifferi.
E di Juventus Bayern cosa resta? Nulla, se non il 4 a 2 finale.

Vincere è l’unica cosa che conta? Vero o no, Juventus?

Allegri si lamenta, in maniera blanda e sottile, ma si lamenta, e fa bene. Fa specie, però, pensare al dogma di Boniperti “Vincere è l’unica cosa che conta”: regola aurea stampata nel cuore e nella mente di giocatori e tifosi della Juventus. Ma se è davvero così perchè lamentarsi?
E’ una provocazione, sia chiaro, ma rende bene l’idea. Rende bene il sentimento provato da migliaia di tifosi quando si sono visti scippati dalla squadra più forte, dalla stessa Juventus, ora scippata a sua volta.
Non parlo di furti studiati a tavolino, parlo di sudditanza psicologica. Quella frasetta che ci siamo sentiti risuonare nelle orecchie per decenni: sudditanza psicologica. La paura di fischiare contro, la paura del più forte, la paura di penalizzare la squadra che fa girare la baracca, che genera soldi.
La Juventus era, ed è, in Italia, quello che Bayern e Barcellona sono adesso in Europa: le più forti, ma anche le più aiutate.
Non sempre però il più forte vince, almeno in teoria. Se però pure le giacchette nere ti spingono avanti, beh allora resta poco da fare. Il calcio purtroppo è anche questo, vive sui soldi, sui nomi, non solo sui sentimenti: è una triste verità.
Cara Juve, fai bene a lamentarti, ricordati però che vincere è l’unica cosa che conta. Cancella in fretta questa serata e prova a rimettere assieme i cocci, c’è un campionato e una coppa italia da portare a casa. E, fra un anno, una nuova Champions per sognare. Anzi per crederci, perchè ormai sei una grande.
E i grandi lo sanno che vincere è l’unica cosa che conta.

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