Conte svela i retroscena dell’addio: “Tante promesse disattese”

Pubblicato il autore: Eugenio Usai Segui

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Lo dobbiamo ammettere: le conferenze di Antonio Conte riescono ad essere spiazzanti anche quando il loro contenuto è pressoché prevedibile. Merito soprattutto del Ct, che tramite voli pindarici pieni di simpatiche metafore rende tali conferenze stupefacenti quanto uno spettacolo al Circo. Si parte subito con la metafora sull’incudine e martello, che è indicato come primo motivo sulla scelta dell’addio di Conte alla nazionale: “Ci sono situazioni in cui si è incudine o martello: in questo momento siamo incudine. E’ il ruolo del commissario tecnico, lo è stato Prandelli e lo sarà anche il mio successore. Me ne farò una ragione“, e non dimentichiamoci di quella sui gamberi: “Dopo il Mondiale c’erano tanti buoni propositi, ma poi si è fatta marcia indietro come i gamberi“. Dunque, Antonio Conte, tecnico famoso nel “martellare” i suoi giocatori, si è trovato nella scomoda posizione di essere lui a subire i colpi, rappresentabili sotto forma di polemiche sui suoi modi di direzione di Coverciano, sulle scelte dei convocati e sulla sua troppa e affrettata voglia di chiudere il capitolo Nazionale.

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Ma polemiche e incomprensioni con club e vertici della Lega non possono scalzare il motivo principale della scelta di Conte: “La volontà è tornare ad allenare un club, lasciare il garage. La decisione che ho preso finora è quella di non essere più il ct nei prossimi due anni“. In pratica ha affermato di sentirsi come un’automobile parcheggiata in garage, la quale desidera correre per strada e non stare ferma in quell’ammuffito locale. E’ se c’è qualche squadra che ha voglia di far correre la fuoriserie Antonio Conte, quella è il Chelsea e non importa se copre tale destinazione futura:  “Penso che anche la Nazionale inglese sia molto forte, ha vinto tutte le gare di qualificazione. Il calcio inglese è molto ambito da calciatori e allenatori, è un campionato molto interessante. Il campionato inglese e spagnolo sono molto interessanti. Per adesso ho solo allenato in Italia e non ho mai nascosto la mia voglia di confrontar,mi in futuro con altri paesi. Non so quando, ma prima o poi accadrà“.
Anche se c’è di mezzo la volontà di allenare tutti i giorni, bisogna anche ricordare che parte della responsabilità sull’abbandono di Conte è della Lega Serie A, soprattutto per il rifiuto di Beretta alla ragionevole richiesta di anticipare la data della finale di Coppa Italia per dare un po’ di riposo ai giocatori prima del ritiro pre-europeo:Avevo messo in preventivo di dare una settimana di stop ai calciatori, per avere giocatori più brillanti dopo una stagione intensa. Se la finale di Coppa Italia rimarrà il 21 dovremo fare delle riflessioni“. In sintesi, un rapporto di collaborazione mai sbocciato, con i club complici della Lega, e con le cose rese così difficile è anche possibile che ti passi la voglia di allenare una Nazionale. Si è parlato molto del fatto che questa decisione così anticipata possa far calare la determinazione del gruppo azzurro, ma il Ct azzurro risponde così: “Le motivazioni sono solo una parte e contano il 20%. Se uno è generale lo è sempre, se non lo sei non lo diventi“. Sì può essere non d’accordo che le motivazione occupino questa bassa percentuale, ma sì sul fatto del “generale”, anche perché Conte è uno di quei allenatori che ne incarna meglio lo spirito. Perciò, ci aspettiamo che compia il suo dovere con forza e coraggio, Generale Conte.

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