Dall’Alcarotti al Piola: metamorfosi (e morte?) di Novara-Pro Vercelli (VIDEO E FOTO)

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

IMG_8399
Ci passi vicino e non te ne accorgi. Alzi lo sguardo. Una scritta: “Stadio”. Quell’effige che è nascosta tra gli alberi, ma che ti rimanda indietro nel tempo. “Prima del motore, quando si correva per rabbia o per amore” direbbe De Gregori nella sua “Il bandito e il campione”. Siamo a Novara. Nuara in lombardo, Noara in piemontese. Perché questa è una terra di mezzo. Di passaggio. Dove tutto avviene, non per caso, ma per un’esattezza prettamente scentifica. Come casuale non fu, ad esempio, la Battaglia della Bicocca, che da queste parti viene rievocata ogni 23 marzo e dove il Maresciallo Radetzky vinse in maniera schiacciante sull’esercito piemontese, durante la Prima Guerra d’Indipendenza.

“Stadio”, è l’insegna che si legge sul vecchio campo di Viale Alcarotti. Lo stadio Littorio, come venivano ribattezzati spesso all’epoca gli impianti sportivi comunali, divenuto poi “Enrico Patti”, in omaggio allo storico dirigente e calciatore del Novara. Qua dal 1932 al 1976 gli azzurri disputarono tutte le loro partite interne, compresi undici campionati di Serie A. Erano i tempi del “quadrilatero”, quella fortezza calcistica composta dalle quattro squadre di Piemonte (Novara, Alessandria, Pro Vercelli, Casale) che costituivano lo scheletro del calcio italiano.

La Basilica di San Gaudenzio, con i suoi 121 metri, lo sovrasta con imponenza, mentre attorno scorre la quotidiana vita cittadina. L’Alcarotti è stato simbolo, padre e testimone di mille battaglie. Di mille partite con il campo infangato o arido, nelle estati afose che caratterizzano questa zona. A chiudere gli occhi  si vedono ancora le gesta di un certo Silvio Piola da Rebbio, autore di 274 reti in Serie A e, ancora oggi, re indiscusso nella storia dei marcatori della massima categoria. Piola ha indossato al maglia azzurra, dal 1947 al 1954, tanto che il “nuovo stadio”, costruito nel 1976 è stato intitolato a lui nel 1996.

In quelle foto sbiadite del dopo guerra le tribune sono gremite in ogni ordine di posto, con i piemontesi intenti a sfidare le “big” dell’italico pallone. Ma c’è una gara che da queste parti fa breccia nel cuore dei tifosi più di tutte le altre. Una “classica”, contrassegnata da una rivalità storica e intramontabile. E’ quella contro la Pro Vercelli. La “Pro”, quella dei sette scudetti. Due tra le società più antiche d’Italia, che hanno visto il pallone rotolare quando i pionieri di questo sport ancora ragionavano su come istituire regole, gironi e campionati. E’ il “Derby delle risaie”.

Leggi anche:  Tacconi ricorda: "Maradona mi ha fatto prendere tante multe. A Napoli mi davano sempre del cornuto"

Sì, perché basta prendere il treno e uscire un po’ fuori dal centro abitato, per imbattersi in interminabili campi sommersi d’acqua lungo quei 25 chilometri che dividono le due città. La curiosità, che spiega anche molto di quel filo conduttore che unisce il “quadrilatero” di cui sopra, è che anche a Vercelli lo stadio porta il nome di Silvio Piola, che pure in casacca bianca ha dato spettacolo e dispiaceri agli avversari.

I botteghini dell’Alcarotti sono scavati nelle mura. E’ facile immaginare la coda, di signori con cappelli e bambini alla mano, che attendono disordinatamente il loro turno per acquistare il tagliando. Più di mezzo secolo fa gli stadi erano luoghi d’aggregazione iper frequentati e il muro di cinta basso lascia immaginare lo scavalco di parecchi giovani dell’epoca, per accedere alla tribuna coperta, così come a quella dirimpettaia, bassa e frequentata ora da diverse erbacce. Testimoni del tempo. Ma non dell’incuria. No, perché il “Vecchio stadio comunale”, come lo chiamano anche da queste parti, è uno dei pochi impianti “old style” conservati con rispetto in tutta la Penisola.

Ci gioca lo Sparta Novara, altra società che di storie ne potrebbe raccontare, basti pensare che la sua fondazione risale al 1926. A tal proposito occorre raccontare un aneddoto. La società fu fondata proprio da quell’Enrico Patti da cui lo stadio prende il nome, che scelse il prefisso “Sparta” in onore alla celebre squadra di Praga e, ironia della sorte, optò per le casacche bianche per omaggiare nientè meno che coloro i quali diverranno i rivali di sempre: la Pro Vercelli, all’epoca corazzata plurititolata.

Leggi anche:  Pistocchi sulla Juventus: "Piatta e prevedibile. Con il rientro di CR7, Pirlo..."

Camminando per Novara il giorno del derby. Oggi, nel 2016. Con tanta acqua passata sotto i ponti e le immagini sbiadite dei tempi che furono. Le società hanno conosciuto una seconda giovinezza, la Pro è tornata a disputare un campionato di Serie B e gli azzurri hanno addirittura conosciuto il ritorno in massima serie, seppure per una sola stagione. Certo, non ci sono più quelle maglie acriliche con lo stemma cucito in bassorilievo, che al termine della partita erano pregne di sudore, simbolo dello sforzo di chi voleva onorarla, al passo con tempi in cui l’onore e la difesa del proprio “feudo” erano molto più che un qualcosa di folkloristico.

In tanti sembrano aver dimenticato cosa è per Novara e Vercelli questa gara. Un tempo evento in grado di calamitare allo stadio, come al palazzetto dell’hockey su pista, migliaia di persone. Oggi quasi relegata a partita ordinaria. Poco entusiasmo. Il calcio annacquato, il politicamente corretto a tutti i costi e gli orari balordi di questa Serie B hanno di fatto rovinato quello che era uno degli eventi più attesi del Nord Ovest. Il fronteggiarsi tra due compagini storiche e ricche di tradizioni. Quel contrasto di colori, azzurro contro bianconero, che per anni ha acceso le fantasie di intere generazioni.

Camminando dall’Alcarotti al Piola si sente tutto il passare del tempo. Il “Comunale di Viale Kennedy” ha subito diverse modifiche durante il doppio salto dalla Serie C alla Serie A. Ingabbiato tra gli obbrobriosi cancelloni del prefiltraggio ed esteticamente rovinato dall’aggiunta di ulteriori spalti nelle curve che, è vero, ne hanno aumentato la capienza, ma sicuramente non hanno giovato a una struttura fino ad allora piccola e caratteristica, che di fatto ha perso molto del suo fascino retrò. Testimoniato oggi dal “Rettilineo”, la tribuna di fronte a quella coperta. Un settore ancora fiero della vecchia concezione con cui fu eretto e dal quale, il 22 gennaio del 1976, in molti esultarono per la vittoria sulla Juventus nell’amichevole inaugurale.

Leggi anche:  Serie A, dove vedere Milan-Fiorentina: streaming e diretta tv

“Che resta di un sogno erotico se, al mattino è diventato un poeta” cantava Loretta Goggi nella sua Maledetta Primavera. Sì, forse è un po’ maledetta anche questa sorta di primavera calcistica italiana, che ha cambiato totalmente i connotati alla nostra cultura pallonara. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Neanche 6.000 spettatori per questo “Derby delle risaie”. In molti diranno “pochi ma buoni”. Eppure una gara del genere avrebbe meritato ben altra cornice. Nonostante la bella coreografia della curva novarese e il sostegno incessante dei circa 300 vercellesi. Fare un paragone con il passato è un qualcosa di impietoso, ma a chi di dovere poco interessa. Non sono ammessi comportamente “oltraggiosi e discriminanti” di un tempo. Almeno così ci dicono, dopo aver preferito fiaccare e, talvolta, uccidere la passione dei tifosi.

Resta lo stadio vuoto, un’ora dopo il fischio finale. La pioggia comincia a battere insistentemente e i riflettori ancora accesi illuminano i goccioloni che velocemente bagnano il campo in sintetico. Prima di imboccare il tunnel che porta all’uscita uno striscione ci saluta. E’ fermo là. Appoggiato proprio sulla balaustra del “Rettilineo” e ci invita a non dimenticare da dove si viene e quale sono le radici, di un club come della propria cultura. “Quelli dell’Alcarotti”. Perché quelli all’Alcarotti c’erano e forse, stasera, tornando a casa ci saranno passati accanto sentendo una fitta al cuore e ripensando a quella folla stipata sulle gradinate che urlava festante senza pensare di dover moderare il linguaggio o abbassare i toni. Quando il calcio era ancora uno sport popolare.

 

  •   
  •  
  •  
  •