De Rossi getta la medaglia del Mondiale per uno “Spazzolino”

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

de rossi
Daniele De Rossi è un personaggio vero. E’ un romano autentico, uno dal sangue caldo e spesso ne ha combinate, anche di grosse. In campo a volte le sue reazioni sono andate oltre.
Come in diversi derby, come quella volta al Mondiale. Era il 2006: De Rossi salta in alto e rifila una gomitata secca sul muso di uno statunitense. Espulsione sacrosanta, giustissima.
Quattro turni di stop e Mondiale finito, a meno di miracoli, a meno che arrivi la finale.
De Rossi ci crede, e la finale arriva davvero. Contro la Francia è decisivo dal dischetto: segna e mette una pezza al gesto bruttissimo, a quello gomitata sparata in faccia a un incolpevole avversario.
Quel Mondiale è qualcosa di magico per Daniele, per lui e per tutti quegli azzurri che dieci anni fa hanno scritto la storia, hanno riempito la Germania di azzurro.
De Rossi è legato alla morte al suo allenatore, ai compagni e allo staff di quell’impresa, specialmente a una persona. Si chiama Pietro Lombardi, per tutti Spazzolino, ed è lo storico magazziniere dell’Italia Campione del Mondo.
Daniele è legato tremendamente a lui, come tanti della banda azzurra. Spazzolino muore, se ne va via a 92 anni, tanta la tristezza e la commozione tra i giocatori azzurri. Tanti i tweet e gli stati su Facebook, tante le dimostrazioni di affetto. Ma De Rossi va oltre un semplice messaggio digitato su una fredda tastiera.

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La medaglia di Berlino per uno Spazzolino: il gesto di De Rossi

Capitan Futuro, come lo chiamano a Roma, se pensa a Lombardi, pensa al Mondiale. Il ricordo vola subito a Berlino, a quella magica finale, per cui quale modo migliore di omaggiarlo, se non donandogli la medaglia del Mondiale?
E’ un gesto bellissimo, De Rossi lo fa in silenzio, com’è giusto che sia, senza proclami. Daniele si allena a Trigoria, come sempre, poi parte subito per Firenze, destinazione le Cappelle del Commiato, dove si sono svolti i funerali di Pietro Lombardi.
Lui e la sua medaglia. O meglio la medaglia che adesso appartiene a Spazzolino.
Un viaggio nell’eternità, per rendere immortale un’impresa, per celebrare un amico. Una delle tante favole belle di questo calcio.
Una medaglia d’oro per uno Spazzolino: chi l’avrebbe mai detto.

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