Di Francesco: “Totti va bene, Bacca e Berardi titolari ovunque”

Pubblicato il autore: Gianfranco Mairone Segui

L'allenatore del Sassuolo Eusebio Di Francesco durante la partita Sassuolo-Genoa al Mapei Stadium di Reggio Emilia, 31 maggio 2015 ANSA/SERENA CAMPANINI

E’ l’uomo del momento Eusebio Di Francesco ricercato dal Milan per la prossima stagione. Il tecnico dei noroverdi ha rilasciato una bella intervista alla Gazzetta dello Sport, dove parla dei suoi metodi e degli attaccanti del nostro campionato. Si parte dal suo modo di fare calcio:  “Il mio calcio è palla in verticale, scarico, attacco alla profondità. Lo dico sempre ai ragazzi: due passaggi orizzontali sono già troppi. L’idea di base è la voglia di far crescere i giovani, di insegnare. Poi, il gioco senza palla è importante: il calcio è tempo e spazi. Quei movimenti nei miei allenamenti si ripetono continuamente, la ripetitività è fondamentale. Il 4-3-3 ha un solo problema: fai fatica ad andare a marcare il play avversario. Per il resto è spettacolare”. Sul suo maestro Zeman: “E’ l’allenatore che mi ha lasciato di più, era dieci anni avanti, con lui mi divertivo in campo e fuori: è l’unico allenatore che mi ha fatto ridere. La preparazione atletica però non l’ho presa da lui. Facevamo dieci volte i mille metri per quattro giorni di seguito, poi i sacchi sulle spalle, i gradoni… No, voglio troppo bene ai miei ragazzi”. Prima punta vera o mezze punte?: “Se il finto centravanti è Totti, che mette la palla dove vuole, va bene. Anche Perotti in quel ruolo mi ha sorpreso. E’ uno degli esterni più bravi a puntare l’uomo, ma può anche giocare in mezzo. Il nove ideale? Zaza per me è straordinario. Gli facevo vedere i dati degli allenamenti e gli chiedevo sempre di più, lo minacciavo di metterlo in panchina. E lui migliorava. Altri? Dzeko, che ora non sta giocando al massimo. Poi Bacca, che attacca sempre la porta e non va mai in giro per il campo. Lui e Berardi possono fare i titolari ovunque, però ora non dite che vado al Milan. Mi hanno accostato anche alla Nazionale. Fa piacere, ma restano chiacchiere”. Squadra difficile da affrontare?: “Il Napoli. Ha qualità nel palleggio e verticalizza benissimo. Higuain è migliorato tanto, perché Sarri è bravissimo e gli allenatori per fortuna contano ancora. Poi c’è Insigne, che a sinistra fa certe giocate… Si vede che ha avuto Zeman, un bel maestro”. Sui due giovani Duncan e Pellegrini: “Alfred si è adeguato ai ritmi e si vede. Ha doti straordinarie e una buona tecnica, però deve sempre andare in campo sapendo che cosa fare. Può migliorare i tempi: a volte forza la giocata. E di sicuro può segnare di più. Visto il gol al Milan? Pellegrini ha grandi margini, è molto interessante. E ha una qualità: la disponibilità. Così si fa strada. Magnanelli? E’ la nostra anima. Se non è il giocatore più importante della squadra ci va vicino. Ha caratteristiche diverse da Sensi, che abbiamo preso per quel ruolo: ha meno visione, però è sempre tra i due giocatori che corrono di più. Fa minimo 12 chilometri a partita e in campo capisce quasi tutto. Berardi mi vuole bene, non si vuole staccare. Ha un grande talento, però a volte mi fa un po’ arrabbiare. Sembra uno dei miei figli…”.

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