Esclusiva SN, Diego Fuser: “La classifica rispecchia i valori reali di Torino e Lazio”

Pubblicato il autore: Santo Di Vico Segui

Diego-Fuser
Diego Fuser
 è uno di quei calciatori il cui nome rievoca automaticamente gli anni ’90, o il calcio dei primi anni 2000, quello delle “7 sorelle“. Ben cinque di queste, nell’ordine Milan, Fiorentina, Lazio, Parma e Roma, hanno avuto avuto l’onore di poter contare sull’apporto di uno dei centrocampisti più duttili dell’ultimo decennio del secolo scorso. Diego Fuser in campo era sostanzialmente un motorino. O un “razzo missile“, nome che lo ha accompagnato durante i 6 anni biancocelesti. Agiva prevalentemente sulla corsia di destra, ma di fatto era in grado di poter giostrare senza alcun calo di prestazione in ogni zona dalla metà campo in su.
Noi di SuperNews lo abbiamo incontrato per poter parlare di Torino-Lazio (lunch match di Serie A in programma domenica 6 gennaio) e per ripercorrere assieme a lui le tappe più importanti della sua carriera da calciatore.

Sig. Fuser, domenica alle 12:30 Torino e Lazio si affronteranno allo Stadio Olimpico.  Due squadre che hanno rappresentato tanto per lei. Il periodo non è dei migliori, sia per i biancocelesti che per i granata. Secondo lei, l’attuale classifica rispecchia a pieno i valori delle due rose o attendeva qualcosa in più a questo punto della stagione? 

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Le classifiche secondo me rispecchiano sempre i valori delle squadre. Certo, negli ultimi tempi non sono arrivati risultati positivi sia per il Toro che per la Lazio, ma penso che ora come ora la classifica non penalizzi nessuno. Mi aspetto comunque di assistere ad una partita interessante tra due compagini a cui sono molto legato, alle quali non manca certo il potenziale per chiudere il campionato nel migliore dei modi.

Lei ha esordito in Serie A con la maglia del Toro a soli 19 anni in un derby contro la Juventus, per poi chiudere la carriera professionistica sempre in maglia granata nella stagione 2003/04. Che differenze ha trovato tra la prima esperienza e la seconda?

La prima esperienza è quella di un ragazzo che esordisce nel massimo campionato italiano, che ha un mix di emozioni dovute soprattutto al primo impatto nel calcio che conta, davanti ad un grande pubblico presente per assistere ad un derby. Pertanto c’è sempre un po’ di paura, che poi si è trasformata in grinta e sicurezza nel momento in cui ho iniziato ad essere presente con maggior continuità. Sicuramente è diverso rispetto a quando uno è a fine carriera. Nell’anno in B con il Toro ero uno dei più esperti del gruppo, e alcuni meccanismi venivano in automatico. Le emozioni non mancano comunque, ma poco a che vedere con quelle del debutto.

Dopo il Torino, arriva l’esperienza con la squadra più forte del mondo di quegli anni, il Milan di Sacchi. Da attuale tecnico/collaboratore della Colline Alfieri, porta con sé i consigli del profeta di Fusignano, o pensa che il calcio di oggi abbia subito troppi cambiamenti per poter rifarsi a un maestro come Sacchi?

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In verità mi porto dietro tutto quello che mi hanno trasmesso gli allenatori con cui ho lavorato. Ho avuto la fortuna di essere guidato dai tecnici più bravi del mondo. Sacchi per l’appunto, ma anche i vari Zoff, Radice, con il quale esordii in Serie A, e naturalmente tutti gli altri che ricordo con stima e ammirazione.

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Divenuto campione d’Europa con il Milan passa alla Lazio, dove resterà per 6 stagioni. In maglia biancoceleste diviene capitano ed è ricordato ancora oggi come uno dei punti di riferimento di quegli anni. Che ricordi ha dell’esperienza a Roma, e di una squadra che, visto l’enorme potenziale poteva ambire ad arricchire maggiormente il proprio palmarès.

In maglia biancoceleste sono esploso calcisticamente, dunque il ricordo non può che essere splendido. Ho avuto la possibilità di dimostrare a pieno il mio valore. Eravamo tra le squadre più forti d’Italia e non solo. Quella era una Lazio in grado di dire la sua anche in campo Europeo, come testimoniato dalla Coppa delle Coppe vinta nella stagione successiva alla mia partenza.

Proprio Parma, è stata a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio la sua casa. Le vicende societarie dello scorso anno relative al club ducale sono note a tutti. Qual è la sua idea in proposito? 

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Anche di Parma non posso che avere un ricordo felice. Una città piccola ma molto legata al calcio. Una tappa in grado di regalare tanto ad ogni tipo di calciatore, esperto o giovane che sia. Purtroppo nessuno poteva immaginare che potessero succedere determinate cose, ma sono certo che la città di Parma e la squadra riuscirà a tornare nuovamente nei palcoscenici che merita.

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