Frosinone: la dittatura dell’Osservatorio, tra minacce e divieti

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

Tifo_frosinone
C’è un organo, nel nostro Belpaese, che fa a tutti gli effetti parte di quei dispositivi subdoli e repressivi malcelati. Anteposti dal sistema alla libertà collettiva con la scusa della sicurezza, o della safety, facendo uso di un termine tanto caro al Vangelo secondo Franco Gabrielli da Roma. Quest’organo risponde al nome di Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive (ONMS) e da quasi due lustri si abbatte regolarmente sui tifosi, punendoli in stile maestrina delle elementari dopo una turbolenta gita di classe, e decidendo chi può e chi non può andare in trasferta e occupare determinati settori. Neanche a dirlo i criteri posti alla base di queste scelte rispondono alla più bieca discriminazione territoriale (principio con al quale, spesso, lo stesso organo si rifà per punire i malcapitati tifosi) o al semplice possesso di una card emessa dal Ministero degli Interni e resasi obbligatoria per le serie protagoniste. Banditi sono i paragoni con tessere usate in passato per riscuotere la propria razione di pane.

Il discorso è già stato approfondito e oggi va di moda far credere che le limitazioni poste in essere nel passato (pure recente in confronto alla storia umana) sono per forza di cose peggiori e più cruente. Noi viviamo nell’epoca delle grandi libertà. Possiamo andare ovunque con internet. Ma da nessuna parte, nel proprio Paese, per vedere la propria squadra a meno che non si abbiano strumenti votati alla schedatura di massa appresso.

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Onde evitare di esser ridondanti, occorre avvicinarsi all’attualità. Più precisamente a Frosinone-Lazio, gara disputatasi un paio di settimane fa allo stadio Matusa e a margine della quale ci sono stati alcuni momenti di tensione tra tifosi e forze dell’ordine, con l’arresto di un tifoso (rilasciato il giorno dopo) trovato in possesso di un coltellino (che a quanto sembra era stato dimenticato nelle tasche dopo aver tagliato gli striscioni per preparare la coreografia). Oltre a ciò l’ONMS ha puntato il dito contro la società ciociara, rea, a suo dire, di permettere l’ingresso a un numero maggiore di spettatori rispetto ai 9.000 disponibili nell’impianto comunale.

“Se si ripeteranno criticità simili, saremo costretti a far giocare il Frosinone a Pescara, città indicata come seconda scelta dalla società” ha tuonato il Questore della città laziale Filippo Santarelli, di concerto con lo stesso Osservatorio, il quale ha indicato il Matusa come campo da monitorare dettagliatamente. Purtroppo però i più si sono limitati a riportare le veline della Questura senza sottolineare come nella gara con la Lazio l’accesso dei tifosi allo stadio sia stato gestito in maniera alquanto discutibile. Tra file chilometriche e controlli particolarmente minuziosi, in parecchi sono riusciti a entrare solo a gara iniziata. Pertanto, oltre al classico dovere di interpellare “le due campane”, bisognerebbe collocare quanto meno la verità nel mezzo e chiedersi come sia possibile che organi, teoricamente consultivi, come l’ONMS, siano ormai diventati dei veri e propri carri armati in grado di tenere sotto scacco società e tifoserie.

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Quando una regola solca la linea dell’eccesso? Quando viene applicata in maniera esponenziale e delirante. Se, giustamente, si vuol evitare che allo stadio entrino oggetti pericolosi e si vuol arginare il tentativo di entrata senza biglietto, lo si può tranquillamente fare senza utilizzare metodi poco consoni a una società che tende ad autodefinirsi “evoluta”. Di eccessi, ahinoi, ce ne sono stati da ambo le parti quel pomeriggio con la Lazio. E sarebbe giusto, oltre che normale, se venissero presi in considerazione anche gli errori commessi da chi è chiamato a gestire l’ordine pubblico.

Purtroppo ci troviamo, invece, ancora di fronte all’utilizzo arrogante e muscoloso del potere, conferito ormai da anni a organi come l’Osservatorio. Istituzioni che hanno totalmente distrutto la cultura del tifo e le tradizioni che per quasi un secolo hanno accompagnato i tifosi del calcio e il loro modo di avvicinarsi agli stadi. Combattere intemperanze e problemi all’esterno degli impianti è un dovere, ma non sembra che la strada intrapresa da qualche anno sia quella esatta. Gli unici risultati sono stati quelli di desertificare gli spalti ed eliminare il colore e il calore del pubblico italiano, da sempre innovatore nel vecchio continente. Un Paese intelligente si farebbe una domanda. E, parafrasando Gigi Marzullo, si darebbe anche una risposta.

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