Mondiali 2006, la Fifa apre un’inchiesta. Indagato Beckenbauer

Pubblicato il autore: Edoardo Peretti Segui

Beckenbauer indagato

“Non c’è pace tra gli ulivi” è il titolo di un vecchio film italiano degli anni cinquanta; neanche tra gli Dei del calcio però si sta tanto bene. Gli scandali che hanno recentemente travolto la F.I.F.A. non sono infatti finiti, e ora sul banco degli indagati è salito un simbolo della storia del calcio europeo: Franz Beckenbauer, indagato – insieme ad altre 5 persone – dal comitato etico della F.I.F.A.; l’ente interno alla federazione ha infatti avviato, dopo aver studiato alcuni documenti forniti dalla Federazione calcistica tedesca, un procedimento sull’organizzazione e il finanziamento del Mondiale 2006 (qui i dettagli).

Mondiale che noi ricordiamo molto bene, e che per i già beffati dal campo tedeschi padroni di casa rischia di diventare ancor più amaro ed indigesto: il “Kaiser” era ai tempi a capo del comitato organizzatore del mondiale, e sarebbe diventato nel 2007 membro del comitato esecutivo della FIFA. Il procedimento si pone di fare luce su eventuali pagamenti illeciti e contratti poco puliti da parte della federazione tedesca e del comitato organizzatore, col fine di conquistare l’assegnazione del mondiale. Insomma, per dirla in soldoni, si indagherà su tangenti, spinte e corruzione. Viste le recenti cronache, e abbandonando per un attimo i panni del reporter, non ci stupiremmo di certo se le indagini confermassero i sospetti, ma, rimessi i panni del cronista, c’è da ricordare la presunzione d’innocenza che contraddistingue questo tipo d’indagini e che obbliga a sospendere il giudizio fino alla fine del procedimento. Del resto, gli stessi regolamenti del comitato etico prevedono che l’indagato possa rimanere al suo posto fino al momento dell’eventuale condanna. Logica ferrea che si basa sulla differenza tra la parola “indagato” e la parola “condannato”, ovvia se non fosse che questa differenza sfugge a molti.

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Certo è però che la notizia è l’ennesimo duro colpo alla già offuscata immagine della FIFA, e rischia di macchiare anche la figura di un ex campione sempre apparso, anche al di fuori del rettangolo da gioco, come un esempio di stile, correttezza ed eleganza. Allargando il campo, la vicenda, se seguirà gli sviluppi peggiori, rischia anche di essere un ulteriore macchia nella reputazione della Germania, già recentemente colpita da una serie di più o meno grandi scandali in altri settori (a partire dal caso Wolkswagen).

Oltre al coriaceo ed elegante libero, sono indagati anche il vice-presidente del comitato Theo Zwanziger; Horst R.Schmidt, ex segretario generale della “Federcalcio” tedesca; Stefan Hans, responsabile finanziario della federazione e del comitato; Wolfang Niersbach, ex presidente della federazione, e, infine, Helmut Sandrock, altro pezzo grosso della federazione. Per Niersbach e Sandrock le accuse sono meno gravi rispetto a quelle per cui sono sotto la lente degli investigatori gli altri quattro imputati.

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P.s.: per i lettori più cinefili incuriositi dalla prima frase, Non c’è pace tra gli ulivi è un film del 1950 diretto da Giuseppe De Santis; è un melodramma buon esempio della poetica neorealista.

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