Quanto sei bello Sassuolo

Pubblicato il autore: Simone Satragno Segui

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La netta vittoria di domenica del Sassuolo sul Milan è stata la sintesi perfetta del calcio: Berardi e compagni hanno espresso al tempo stesso un gioco europeo nella fase offensiva e italiano in quella difensiva, il tutto esaltando le qualità di tutti i singoli. La squadra del giovane Eusebio Di Francesco attacca come Zeman e difende come Sacchi: ecco perché l’ex giocatore della Roma viene accostato alla panchina della Nazionale e proprio a quella del Milan di Berlusconi, presidente da sempre amante “del bel giuoco”.
Il tecnico pescarese è alla guida del Sassuolo dal 2012, quando lo condusse alla prima storica promozione nella massima serie grazie alla vittoria del campionato cadetto.
La vittoria sul Milan di Mihajlovic è simbolica non solo perché ha consolidato il settimo posto degli emiliani, ormai a soli 3 punti proprio dai rossoneri, ma anche poichè è la quarta “grande” battuta in questa stagione dopo Napoli, Juventus e Inter.
Sassuolo-Milan ha palesato le differenze tra due livelli opposti di coraggio e consapevolezza calcistici: il Milan ha cercato di forzare i ritmi all’inizio per andare subito in goal, in modo da impostare la partita nell’unico modo in cui ha raccolto i frutti quest’anno, cioè chiudendosi e ripartendo; il Sassuolo invece, anche grazie alle parate di Consigli, ha fortunosamente lasciato la porta inviolata, abbassando progressivamente il ritmo. E quando, al 27’ del primo tempo, è arrivato il gol di Duncan, la partita si è praticamente chiusa, poichè a quel punto il Milan, costretto a creare gioco, ha mostrato tutti i suoi limiti.
Limiti del tutto sconosciuti al Sassuolo del presidente Squinzi, che ha offerto al Milan una piccola grande lezione di calcio. Sulla destra, le sovrapposizioni di Vrsaljko arrivavano puntuali come un orologio svizzero, e in mezzo al campo, la vicinanza delle linee era tale da fare in modo che pochissimi palloni andassero persi. La difesa ha sofferto pochissimo anche dopo l’espulsione di Defrel: in 11 contro 10 infatti, il Milan non ha del resto mai tirato in porta.
Quando il Sassuolo attacca ricorda il primo spumeggiante Foggia “zemaniano”: proprio Zeman, uno dei maestri di Di Francesco, incrociato nel biennio 1997-99 alla Roma, ha insegnato a interpretare il calcio come puro divertimento. Nella fase difensiva invece il Sassuolo non rimanda affatto alle squadre di Zeman: Vrsaljko, Cannavaro, Acerbi e Peluso stanno garantendo un rendimento pazzesco, grazie anche alla cerniera imbastita dal trio Missiroli-Magnanelli-Duncan, altrettanto bravi nel pressing offensivo e nel tenere la squadra compatta e vicina all’area degli avversari.
Sulle note di Antonello Venditti, viene in mente di dire “quanto sei bello Sassuolo”: attacca come una squadra europea e difende come un’italiana moderna, che è esattamente la definizione con cui Arrigo Sacchi è solito sintetizzare il Milan degli “Invincibili”, dove vi arrivò dopo avere fatto del suo Parma un gioiello nel quale i suoi giocatori sembravano dei piccoli fuoriclasse. Alcuni hanno fatto carriera, altri no. Come potrebbe accadere a Missiroli o a Magnanelli, a Berardi o a Sansone, a Defrel o a Vrsaljko.
L’unico su cui non sembrano esserci dubbi sul futuro, è il timoniere di questa vera e propria realtà chiamata Sassuolo: Eusebio Di Francesco, l’allenatore ormai pronto per il grande salto. Dopo 4 stagioni di gavetta e di successi, merita altri palcoscenici in cui confrontarsi, magari proprio nella squadra che tanto ha fatto penare in questi tre anni di Serie A, vero Presidente Berlusconi?

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