Quel falso pienone di Roma-Fiorentina, propaganda o “disattenzione”? (VIDEO)

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

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36.123. È il numero ufficiale degli spettatori presenti in Roma-Fiorentina di venerdi scorso.
Un numero in realtà “ufficioso”, che non rispecchia il vero. Sono infatti da sottrare circa 5.000 persone per avere il valore effettivo. Gli stessi che ormai da inizio stagione disertano l’Olimpico, nonostante siano regolarmente possessori di un abbonamento (generalmente di Curva Sud).

Qualcuno si è affrettato a parlare di “ritorno del pubblico allo stadio”. Eppure i dati parlerebbero chiaramente. Come il colpo d’occhio una volta salite le scalette dei boccaporti. Un flash che ci riporta al passato ci consegna sfide con questa importanza (ma anche di più basso rilievo) con ben altre cornici. Insomma, se la matematica non è un’opinione, perché sostenere forzatamente il contrario? Un po’ come le telecamere che, durante l’incontro, si guardano bene dall’inquadrare la Sud (venerdi più vuota che mai) e si soffermano invece sui momenti iniziali, in cui qualche barlume di rumore riconducibile al tifo da stadio si propaga soave.

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La faccenda Curva Sud (così come quella Curva Nord, su sponda laziale) tiene banco da inizio stagione. Tutti ne conoscono le motivazioni e, almeno a parole, in tanti le condividono. Eppure si continua a battere su tasti inefficaci per qualsiasi mente pensante. Quelli degli “interessi”. Lo ripetiamo per la millesima volta, dove sono gli interessi di chi spende 400 Euro di abbonamenti e poi non entra per fruire di uno spettacolo già ampiamente pagato? Perché i media mainstream non fanno, per una volta, un bel repulisti di ciò che viene quotidianamente millantato e non dicono quanto questa gestione dello stadio Olimpico abbia portato alla morte non solo del tifo organizzato, ma di quella passione che per anni ha reso Roma l’epicentro di un qualcosa di culturalmente unico?

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La distanza che intercorre tra informazione e realtà dei fatti è pressoché la stessa che intercorre tra politici e cittadini. Già questo sarebbe sufficiente per avere una cartella clinica ben precisa di una situazione ormai incancrenita. Star qui a dire che l’Italia è agli ultimi posti per la libertà di stampa è persino opera stucchevole. Eppure mai tardiva o fuori luogo. Evidentemente. C’è chi scrive le proprie verità non scendendo mai per strada, tra la gente o nella pancia degli avvenimenti. Un po’ come parlare di matermatica senza saper fare 1+1. Ancor più grave, poi, se ci si definisce “tutori dell’informazione”.

La realtà è che sempre più il Belpaese è vittima dei grandi gruppi. Da quelli economici a quelli editoriali. Sono loro che dettano la linea di tutto (diremo pure una cosa scontata, ma sempre meglio sottolinearlo). Del resto stiamo assistendo a un importante e inquietante cambio epocale, con la curiosa fratellanza La Stampa-Repubblica per mano di quelle lobby che da sempre i secondi dicono di contrastare (anche se ne potremmo parlare, soprattutto in merito alla linea editoriale dell’ultimo decennio). Domani come potremo pretendere che Mario Rossi, giornalista di Repubblica, dica che la Fiat 500 ha un difetto di fabbrica se è proprio l’immissione sul mercato di questa macchina a permettergli di mangiare?

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Ci si perdoni la piccola divagazione. Ma divagazione non è. Quando ci fanno passare numeri certi, incontrovertibili, come successi, ci dobbiamo preoccupare. E non pensare che si tratti di una semplice partita di calcio. La propaganda, la menzogna applicata alle masse e le mezze verità sono ovunque. Anche e soprattutto in aspetti popolari e spesso frequentati e cavalcati da una buona dose di ignoranza.

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