Roma, Francesco Totti: la solitudine dei numeri 10

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

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È già successo altre volte nella storia del calcio vedere simboli di una squadra passare dall’essere indispensabile ad essere un di più. Lo sa bene Francesco Totti, di professione numero 10, che è passato in un anno dall’essere di fondamentale apporto alla causa ad essere un ingombro verso qualcosa che, nel futuro, non contempla più il numero 10. Non vogliamo dire che Totti sia fuori dai progetti societari, sarebbe qualcosa di incredibile che avrebbe conseguenze deleterie per Roma e il calcio. Tutelare Francesco Totti è un gesto etico e morale che la società sportiva della capitale, sponda giallorossa, deve assolvere, e su questo non ci piove. Ma la solitudine del numero 10 è qualcosa che va oltre questo gesto di tutela.

Un anno fa, l’8 febbraio 2015, il capitano aveva giocato 24 partite, di cui 17 in campionato, 5 n Champions e 2 in Coppa Italia, per un totale di 1590 minuti giocati e 6 gol segnati. Le cifre del numero 10 in questa stagione sono crollate: 213 minuti in Serie A Tim, nessuno in Champions, 5 presenze di cui solo 2 da titolare, una rete segnata al Sassuolo (20 settembre) e nessuna partita giocata per 90 minuti. La colpa è dell’infortunio contro il Carpi il 26 settembre: da quella gara ad oggi, Totti ha giocato poco più di un’ora. Numeri minimi per un giocatore abituato a ben altro, che hanno portato alla dichiarazione zemaniana sulla tristezza e la solitudine del numero 10 in panchina, quella stessa solitudine e tristezza che hanno tutti i numeri 10 al calare del loro ultimo tramonto calcistico.

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Francesco Totti sta vivendo in prima persona un dramma personale, fatto di dichiarazioni che si rincorrono impazzite, interviste rilasciate con tanto di sfoghi e contro sfoghi. Insomma il solito tram tram mediatico, ma al centro rimane sempre un uomo, un’icona che con quella maglia e quel determinato numero hanno “totemizzato” intere generazioni di sportivi e tifosi, attirando fantasie, sogni e speranze, pianti e gioie, giocate di classe e stop mancati, immagini passate alla storia ed altre tenute nascoste nel cuore. Quello che sta passando Francesco Totti è un intimo gesto di umana empatia: lui che tante volte e in tanti modi ha dato qualcosa agli altri ora in cambio non cerca nulla, solo di poter vivere il suo dramma, la solitudine del numero 10, in un intimo ritrovo. Il numero 10 è davanti un focolare, e tutti quelli che da lui per anni hanno preso qualcosa, ora il fato esige (e non Totti e nessun altro) che per la legge del contrappasso, possano transitare davanti quel calderone infuocato dalla sacra icona col 10 per donare qualcosa di proprio, un grazie, una lacrima, un coro, un abbraccio da uomo a uomo.

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