Roma-Inter: senza Curva Sud, senza ospiti, senza sogni (VIDEO)

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

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Chissà cosa penserebbero il Barone Niels Liedholm e Rino Marchesi, protagonisti dei Roma-Inter di inizio anni ottanta, nel vedere lo stadio Olimpico di oggi. Triste, freddo e silenzioso. Nonostante l’occasione sia di quelle importanti, con due squadre in lizza per il terzo posto e i giallorossi che, prima del match, strizzavano l’occhio al secondo gradino del podio.

Ai loro tempi, usando un intercalare cui ci hanno abituato i nostri padri (passatemi la retorica, fatelo perché oggi è la festa del papà), una sfida del genere era sinonimo di spalti gremiti e ambiente caldo all’inverosimile. Con la Curva Sud colorata, da coreografie, torce e fumogeni, e rumoreggiante con i canti infiniti che erano in grado di caricare anche chi sedeva semplicemente in panchina.

Non è andata così. Nonostante i 46.000 di stasera. Numero che di questi tempi è quasi da equiparare al pienone dei bei giorni che furono, considerando il lievitare del prezzo dei biglietti e le difficoltà oggettive poste in essere dagli organi preposti per la regolare frequentazione dell’Olimpico. Il silenzio, qualche applauso teatrale, e il sussulto ai gol, hanno caratterizzato l’anticipo di questa trentesima giornata.

Anche se lo faranno passare come un successo. Anche se ci racconteranno di uno stadio tornato a ribollire d’amore. Anche se  qualcuno scriverà di grande ambiente. Ma quale grande? Quale amore? E non ci riferiamo solo all’assenza della Curva Sud in quanto tale. Ma in quanto portatrice di tifo rumoroso. Avvincente. Organizzato. Come si suol dire.

“Tifo organizzato” è divenuto sinonimo di un qualcosa di spregevole. Concetto volutamente esacerbato per costruirvi attorno congetture e false verità. Il dato di fatto sono i questionari sulla divisione delle curve, distribuiti per l’ennesima volta fuori l’Olimpico. Un segnale palese di come ci si sia reso conto del danno fatto, ma non si voglia tornare indietro. Perché in Italia assumersi una responsabilità e tornare indietro è sinonimo, forzatamente, di poca mascolinità.

Il calcio diventa sport svuotato senza la sua anima. Trasformarlo in freddo salottino condominiale non converrà a nessuno e farà si che le prossime generazioni non ne conoscano quella magia profonda che ha reso un pallone calciato da ventidue ragazzi il sogno a occhi aperti per intere generazioni.

Link per il video: https://www.youtube.com/watch?v=Pen8twDn0UI

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