Ronaldo – parte 1 – Il fantastico mondo del Fenomeno.

Pubblicato il autore: Gianluca Frontani Segui

Raramente ho avuto tanta difficoltà ad iniziare un articolo. Ed è semplice capire perché. Perché oggi scriverò di un individuo che ha di diritto un posto tra i più grandi calciatori di tutti i tempi, ma che contemporaneamente ha trasmesso, ad appassionati ed affini, una sensazione di beccottare solamente, al piatto del suo sconfinato talento, lasciandoci insaturi. Siamo di fronte ad un calciatore che ha recuperato da infortuni che avrebbero allontanato molti dal calcio giocato, ma che, allo stesso tempo, fin dall’età di 20 anni, ha fatto sua un etica del lavoro “Bartlebiana”: specialmente di fronte ad esercizi di atletica “aveva preferenza di no”, tuttavia al contrario dell’umile scrivano, lui era il Fenomeno. Parliamo di un essere umano che, il 12 luglio del 1998, era stato contornato da voci che lo davano per morto; 24 ore dopo scese in campo per una finale mondiale, in una sequenza di eventi che ancora oggi rimane contornata da una fitta nebbia. Gli antipodi. Sempre: Inter e poi Milan, Barcellona e poi Real. Famoso per quel sorriso con i denti da roditore e per le lacrime versate, perlopiù (e per diverse motivazioni),  nello stadio della città eterna. Ricordato per il vigore dei suoi quadricipiti, sequoie di lega acciaiosa, e per la fragilità dei suoi vitrei legamenti.
Eppure, in questo pseudo bipolarismo abbiamo assistito ad una partogenesi di giocate e realizzazioni memorabili per cui, a qualche anno dal ritiro, niente e nessuno, con ogni probabilità, riesce, e riuscirà mai, a non amare Luis Nazario de Lima Ronaldo.

Benvenuti nel fantastico mondo del fenomeno

Siamo a Bento Ribeiro, un quartiere non proprio agiato, per usare un eufemismo, della periferia nord di Rio de Janeiro. E’ il 22 settembre del 1976 e la signora Sonia sta per partorire il suo terzo figlio, dopo Yone e Nelinho. Ad aiutarla nella filiazione c’è un medico, il dottor Ronaldo Valente, da cui il fenomeno erediterà il nome. Nelinho ha 3 anni ed è felice per il nuovo arrivo in famiglia. Tuttavia, a quell’età, è compito gravoso ripetere con accuratezza il nome di battesimo del fratellino, alternanza di 4 consonanti diverse con due vocali. Lo chiama Dadado, pronuncia più comoda e genuina. E con spontanea immediatezza diventa Dadado per tutti. Dadado muove i primi passi nel cortile sotto casa, inizia presto a disputare le celeberrime partite di pelada, calcio da strada brasiliano, a piedi nudi e con palloni sbrindellati. Poi trova la sua prima squadra (di calcio a 5) il Valqueire Tênis Clube.
Ronnie, ricordando lo pseudo bipolarismo, decide di sua sponte di farsi dare i guantoni: la sua carriera calcistica inizia tra i pali. Fortunatamente decide, dopo poco tempo, che bisogna sfilarsi quei guanti e mettere in pratica quanto appreso nel cortile sotto casa.

La sua squadra è sotto 2 a 0 contro il blasonato Vasco da Gama; Dadado entra dalla panchina, segna 4 goal, porta a casa la vittoria ed il posto da titolare fisso. Chi ha assistito porta a casa il torcicollo, procurato da quel bambino di 9 anni che serpeggia sinuoso tra le maglie avversarie. Lo nota il Social Ramos Clube, centro per le attività sociali con una promettente squadra di calcio a 5. Ma Dadado sogna il campo da 11 contro 11. E soprattutto sogna di giocare all’Albertão indossando il rosso nero del Flamengo.
Ed un bel giorno quel sogno va vicino a diventare realtà: il Flamengo lo chiama per un provino. Ronnie è emozionato, la mamma gli mette addosso l’unica cosa di valore che aveva, l’orologio regalatogli alla sua prima comunione. Dadado si avventura con il treno, unico mezzo veloce per arrivare a Gavea dove il Flamengo si allena, e supera il provino a pieni voti. Tuttavia la squadra non può permettersi il lusso di pagare ad ogni bambino promettente il treno tutti i giorni, e tanto meno è nelle possibilità della famiglia di Ronaldo. Il sogno sfuma, e, siccome quando piove spesso grandina, nel viaggio di ritorno al piccolo Ronnie rubano l’orologio sul treno.

Ronaldo con la maglia del Sao Cristovao. Qui fu allenato da Jairzinho, fenomeno del Brasile degli anni 70.

Ronaldo con la maglia del Sao Cristovao. Qui fu allenato da Jairzinho, fenomeno del Brasile degli anni 70.

 

Così Dadado, compreso che il calcio a 11 è il suo destino, si vede costretto a ripiegare su una squadra più vicino alla sua modesta dimora: il São Cristóvão. Negli os cadetes (i cadetti, soprannome di giocatori e tifoseria della squadra brasiliana) lo allena niente di meno che “o Furacão” (l’uragano),  Jairzinho, ala funambolica nel Brasile di Pelè e secondo miglior marcatore nei mondiali del 70. Sotto i suoi occhi e con i suoi insegnamenti Ronnie cresce giorno dopo giorno, e segna praticamente sempre. Passano tre anni, poi Jairzinho si rende conto che quella è una squadra troppo piccola per un talento così straripante, e lo consiglia al Cruizero.
In quei tre anni, però, accade anche dell’altro: un gatto ed una volpe di memoria Collodiana, al secolo Alexandre Martins e Reinaldo Pitta, hanno adocchiato il ragazzo di Bento Ribeiro, e con un offerta di 7500 dollari vorrebbero comprare il suo cartellino. I due hanno diversi agganci in giro per la nazione, e visto che un proverbio Brasiliano dice che “chi non ha un padrino muore pagano”, Ronnie cede alla corte dei due. Entrambi resteranno procuratori del Fenomeno fino al 2003, quando saranno accusati di far parte della Banda dos fiscais, ossia esattori fiscali che mandavano illegalmente soldi in Svizzera.Ma torniamo al nostro ragazzo. Non si sa chi, tra Jairzinho e l’accoppiata Martins-Pitta, propose per primo Ronnie al Cruizero, fatto sta che per 40 mila dollari Dadado, a 16 anni, passa alla squadra di Belo Horizonte. Vicino alla maggiore età e prima esperienza lontano da Rio. “Non chiamarmi più Dadado, ora sono un uomo”, dice Ronaldo alla mamma Sonia.

Ronaldo contro il Bahia, con la maglia del Cruizero. In questa partita ha realizzato 5 goal.

Ronaldo contro il Bahia, con la maglia del Cruizero. In questa partita ha realizzato 5 goal.

La sua stagione con il Cruizero è difficilmente spiegabile tant’è celestiale: 54 partite in 56 goal. Un dominio psicofisico sulle difese avversarie da far imbarazzo. Iniziano i paragoni pesanti, come quello con Pelè. Di sicuro in comune con O’Rey ha l’esordio con la nazionale brasiliana: a 17 anni, contro l’Argentina.Il c.t. brasiliano Carlos Alberto Ribeiro lo porterà con se ai mondiali del 94. Ronnie non metterà mai piede in campo, tuttavia stringerà un ottima amicizia con Romario e altri must del calcio brasiliano; ma, cosa più importante, vincerà la sua prima coppa del mondo (ahi noi battendo l’Italia in finale).E’ arrivato indubbiamente il momento per il grande passo, volare verso l’Europa. Pitta e Martins strappano un contratto al PSV Ehindoven, in Olanda. Per Ronaldo, che fino ad un anno prima era solo Dadado e aveva sempre vissuto a Rio, le domande sul vecchio continente. ed in particolare sul posto che lo aspetta, sono tante. Ci pensa Romario a sollevare i suoi dubbi:

Cosa c’è a Eindhoven?”,
“Freddo”
“E poi?”
“La Philips.”
“E poi?”, insiste come un bambino curioso e al contempo insoddisfatto, Ronaldo.“Basta. Il freddo e la Philips” chiude il Baixinho

Non propriamente le risposte che fantasticava Dadado. Ma il contratto ormai è firmato, e nella stagione 94/95 Ronnie sarà un giocatore del PSV.

Ma per i primi passi di Ronaldo in Europa vi rimando alla seconda puntata, tra una settimana, de “il fantastico mondo del Fenomeno”. Sempre su supernews!

  •   
  •  
  •  
  •