Serie D, la Viterbese stende la Rieti. Città e stadio a prova check point di guerra (FOTO TIFOSI)

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

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Blocchi di carabinieri, polizia e vigili. Decine di agenti dispiegati attorno allo stadio Rocchi e controlli a dir poco serrati, in vista dell’arrivo di una manciata di tifosi sabini. Supporter amarantocelesti che, come se non bastasse, hanno subito una prima perquisizione alla partenza dal capoluogo, una seconda al casello di Orte e, un ultima, all’ingresso dello stadio. Con tanto di metal detector. Questo è lo scenario, surreale, cui si sono trovati di fronte i tifosi che oggi hanno affollato le gradinate dell’impianto viterbese per il big-match che ha regalato ai cimini una buona fetta di promozione in Lega Pro.

Rimane difficile dare una spiegazione all’ingente spiegamento di forza pubblica odierno al cospetto di una tifoseria ospite che si è mossa con numeri alquanto bassi e un pubblico di casa che sicuramente è risultato maggiore alla media stagionale, ma non certo paragonabile all’Olimpico o a San Siro. Dove, a tutti gli effetti, sembrava di essere. La sciabola mediatica degli ultimi anni, che foraggiato politiche repressive e liberticide all’interno e all’esterno degli stadi, ha sicuramente inquinato un modo sano e realista di guardare le cose, soprattutto se si ragiona in termini di ordine pubblico. Un Paese che pretende di essere all’avanguardia nella lotta a terrorismo e criminalità organizzata, veramente è in dovere di spendere milioni di Euro, attingendo dal denaro pubblico, per una dimostrativa azione di forza da parte delle Questure laddove sarebbe sufficiente una semplice opera di prevenzione legata al mantenimento basilare dell’ordine pubblico per una partita di Serie D?

Disseminare decine di agenti, in tenuta anti sommossa e in borghese, in un momento che dovrebbe essere di festa, anche se segnato da una campanilistica rivalità tra le due tifoserie, è senza dubbio un segnale preoccupante, sia per il nostro sport che per la nostra quotidianità. Il problema fondamentale dell’Italia sportiva e non, è il non saper trovare il baricentro di determinate situazioni. Così si va dal totale non controllo di anfratti sociali, all’esagerazione e l’oppressione di spazi aggregativi come lo stadio. Se a tutti sta bene così, mettiamoci l’anima in pace. A breve giro di quadrante anche gli stadi di provincia si svuoteranno, e probabilmente i cervellotici Questori, saranno intenti a preservare l’incolumità, a loro modo, di quella dozzina di anziani che resteranno seduti sulle gradinate. E in fondo è esattamente ciò che qualcuno vorrebbe.

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