Tweet Marchisio vs Rai: l’ennesima storia di ipocrisia all’italiana

Pubblicato il autore: Mattia Emili Segui


tweet marchisioTWEET MARCHISIO VS RAI, ALTRA DIMOSTRAZIONE GENERALE DI FINTO MORALISMO
.  Ci risiamo. A distanza di poco più di un mese l’Italia calcistica (e non solo) è di nuovo alle prese con un altro “scottante” caso nazionale di presunta mancanza di rispetto da parte di un personaggio pubblico verso una determinata categoria di persone. Questa volta sotto l’occhio del ciclone ci è finito il calciatore della Juventus e della Nazionale Claudio Marchisio, a causa del suo tweet durante la semifinale di ritorno di Coppa Italia tra Inter e Juventus (che ha visto accedere i suoi compagni di squadra alla finale, nonostante la netta sconfitta). Il centrocampista torinese, rimasto a casa per infortunio, aveva così espresso il suo senso di disapprovazione nei confronti del telecronista Gianni Cerqueti riguardo ad un suo commento durante un’azione di gioco tra Zaza e D’Ambrosio, sul social network più in voga del momento: “Ammonizione Zaza.. Dicono che ha scalciato. Telecronaca fatta da un non vedente!!!  C’è chi ha parlato di caduta di stile da parte di un papabile futuro capitano di Juve e Italia, come il giornalista Rai Marco Mazzochi, mentre invece il direttore di Rai Sport, Carlo Paris, ha accusato il “Principino” di aver “scritto una cosa decisamente non bella nei confronti dei non vedenti” (di essere paragonati agli stessi telecronisti Rai forse?).

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In una nota della medesima Tv pubblica è stato affermato che Marchisio, con il suo “cinguettio” avrebbe “delegittimato il lavoro dei giornalisti e alimentato inutili, assurde e pericolose polemiche”. Addirittura è intervenuta sulla questione anche l’Unione Sindacale Giornalisti Rai, scagliandosi a spron battuto contro il Tweet Marchisio, ritenendo le parole scritte “offese che non possono essere liquidate solamente come una caduta di stile” e “offese verso un’intera comunità, quella dei ciechi, oltre che verso un collega che stava svolgendo in modo professionale il proprio lavoro”. Dulcis in fundo, arriva l’auspicio che “Lega Calcio, Juventus e FIGC prendano provvedimenti”. Che nel tweet Marchisio abbia usato quei termini in modo troppo leggero, non curante di essere un personaggio pubblico e per questo sempre potenzialmente capace di generare il putiferio non ci piove, così come non c’è alcun dubbio che avrebbe fatto sicuramente meglio a tacere. Ma nell’era dei Social Network, dove in tutti i settori e a tutti livelli ognuno esprime la propria opinione, “Mamma Rai” ha voluto forse spostare l’attenzione mediatica verso l’offesa ai non vedenti piuttosto che accettare una legittima, seppur irriverente, critica nei propri confronti.

TWEET MARCHISIO: LE ANALOGIE COL PASSATO. In questi casi troppo spesso si usa generalizzare, abusando di finti moralismi e di ipocrita solidarietà verso quelle categorie che vengono (ingiustamente, per carità) tirate in causa indirettamente da alcune affermazioni pubbliche. Bene, la vicenda del Tweet Marchisio ricorda per molti aspetti quella degli ormai celebri insulti, ritenuti omofobi, da parte del tecnico dell’Inter Roberto Mancini a quello del Napoli Maurizio Sarri: anche nell’occasione specifica si trattava di Coppa Italia (sarà un caso o forse è proprio la mancanza di argomenti su una competizione tipicamente priva di appeal che provoca tutto il tam tam mediatico?). La querelle all’epoca si concluse con le scuse ufficiali da parte di Sarri al collega e alla Comunità Gay, con tanto di inutile amichevole di “cortesia” del Napoli contro il Positano, squadra del presidente Cecchi Paone. Probabilmente molti di quelli che si scandalizzarono delle frasi di Sarri avranno anche preso parte al “Family day”(ma questa è un’altra questione). Altro capitolo della saga, le parole razziste del presidente federale Carlo Tavecchio: la sua uscita infelice su “Opti Poba” e sulle banane fu assolutamente fuori luogo, parole pronunciate da una persona non molto diplomatica e incapace di esprimersi, ma sfido chiunque a dar torto al concetto che, seppur in modo gretto, Tavecchio esprimeva sull’eccessiva presenza di stranieri nel nostro calcio e della conseguente difficoltà dei giovani italiani ad emergere. E via con trasmissioni e speciali sul razzismo e sull’Italia come popolo di xenofobi.

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Ultimo episodio esaminato, quello del romanista De Rossi nel match contro la Juventus: il centrocampista è stato “pizzicato” dalle telecamere mentre pronunciava frasi definite “razziste” verso Manzdukic, apostrofandolo “Zingaro di m…..”. Anche il giallorosso non è stato risparmiato dalle accuse di aver pronunciato frasi xenofobe; sarebbe stato forse il caso che De Rossi si fosse scusato con tutti gli zingari e che la Roma avesse organizzato una partita su qualche campo ROM della capitale..

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