Zeman: “Oltre a Di Francesco non vedo altre guide in Serie A. Rispetto ad altri Paesi, nel calcio italiano si lavora molto meno”

Pubblicato il autore: Ilaria Ceracchi Segui
Intervista Zeman
Zdenek Zeman,
allenatore ceco naturalizzato italiano, ha rilasciato un’intervista ai microfoni dell’Avvenire in cui ha commentato la sua lunga carriera di tecnico, il calcio italiano ed europeo e l’attuale esperienza come ct del Lugano. Come al solito, l’ex tecnico di Lazio, Roma e tanti altri club italiani, non ha avuto peli sulla lingua nel giudicare ed esprimere pareri sul mondo del calcio e i vari contesti che lo circondano.

Come riportato da Avvenire.it:“Eusebio Di Francesco. Fa giocare il Sassuolo nella maniera che piace a me. Oltre a Di Francesco però non vedo altre guide in Serie A… Fiorentina-Napoli è stata la più bella partita della stagione, ma solo perché ogni tanto qualcuno da noi si ricorda che bisogna giocare a calcio prima che cercare il risultato ad ogni costo”. Queste le parole di Zeman sul campionato italiano.
Su Totti e Verratti, due dei tanti campioni lanciati da Zeman:Su Totti ho già detto, in panchina Francesco sente freddo… Verratti è finito al Paris Saint Germain per sbaglio. Quell’estate che salimmo in Serie A aveva molte offerte da grandi società italiane, ma poi a decidere è sempre una questione economica. Adesso Verratti guadagna molto, sta in una squadra dove ogni anno a Natale hanno già vinto il campionato, gioca la Champions al fianco di grandi campioni e forse riuscirà a realizzarsi meglio a Parigi che in Italia”.
Sulla nostalgia dell’Italia:
 “Qua la televisione funziona bene, “si vede anche Serie A”. Torno sempre a casa con piacere, ma non mi manca proprio niente. Anche perché non mi sembra che il calcio italiano stia vivendo la sua migliore stagione. In Europa ci sono almeno tre o quattro Paesi che “giocano calcio” superiore. Del calcio di queste parti si parla sempre male, ma a torto, non è così modesto. Ci sono tre squadre: Basilea, Grassoppher e Young Boys che non sfigurerebbero in Serie A. Il Basilea è uscito dalla Champions, ma è un club che ha delle qualità, è passato agli ottavi di Europa League.
Sulla possibilità di allenare un giorno una nazionale, visto che non l’ha ancora mai allenata.
 “Qualche nazionale me l’hanno proposta, ma non è roba per me. Io voglio stare sul campo tutti i giorni e non incontrare i calciatori una volta ogni tre mesi. L’Italia non mi chiamerebbe mai, fare il ct è un incarico politico mica un lavoro qualsiasi. Poi sul lavoro dei calciatori italiani.Rispetto ad altri Paesi e anche rispetto ad altri sport, nel calcio italiano si lavora molto meno. Poi vi ci mettete anche voi giornalisti a dire che i calciatori sono “stressati” che sono “pieni di impegni” e che fanno già “tanti sacrifici…”. Una volta il sacrificio si faceva sul serio: tipo se perdevi una partita non si andava a ballare la sera, oggi le discoteche le chiudono i calciatori”.
Un commento sull’allenare le nuove generazioni. “Grazie alle nuove tecnologie sono più “acculturati”, ma telefonini e internet li rendono più distratti, anche in campo. Il calcio lo vivono tutti come un mestiere… Non hanno più la voglia di divertirsi e di allenarsi per migliorare”.

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