Atalanta-Chievo: la ripicca discriminatoria della Questura contro la Curva Nord

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

Torino-Atalanta
Tempi duri per i tifosi dell’Atalanta. I support nerazzurri, infatti, per la gara contro il Chievo di domani, che potrebbe sancire la matematica salvezza, non potranno accedere in Curva Nord se sprovvisti di tessera del tifoso. Lo ha deciso il prefetto di Bergamo, Francesca Ferrandino. Una scelta che appare a dir poco insensata, in virtù del rapporto di totale indifferenza tra le due tifoserie e dell’assenza di turbolenze, nel recente passato, da parte della tifoseria lombarda.

Uno sgarbo, si passi il termine, bello e buono da parte delle istituzioni, che dimostrano sempre più di voler approntare una politica bellamente discriminatoria nei confronti del tifo organizzato atalantino. Se, infatti, negli ultimi mesi le occasioni di attrito tra Prefettura, Questura, alcuni giornali e tifosi sono state innumerevoli e facenti da corollario a episodi determinati, in questa occasione quel che colpisce è la gratuità della decisione. Probabilmente tesa proprio a indispettire i tifosi e a dar loro un segnale forte e autoritario.

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«Il provvedimento è stato adottato sulla scorta degli elementi forniti dal Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive ed in base all’orientamento espresso dal questore di Bergamo ed al parere favorevole reso dai rappresentanti delle Forze di polizia nel corso della riunione tecnica di coordinamento che si è svolta nella mattinata odierna». Questo si legge nel comunicato della Questura orobica. Un’orchestrina che suona da sola e giudica da sola la propria musica. Perfettamente nel rispetto dell’arretratezza culturale e gestionale in cui sono piombate le italiche istituzioni in questi ultimi anni. Il nostro Paese, a tutti gli effetti, si regge sui suggerimenti, sulle decisioni, e sulle scelte di organi come il Casms e l’Osservatorio e sui pareri univoci degli organi di polizia.

Un comunicato da cui, peraltro, non trapela il motivo esatto della chiusura ai tifosi non possessori della tessera del tifoso. Allo stato delle cose appare difficile non vedere in tutto ciò una vera e propria ripicca, se vogliamo persino infantile, nei confronti della Curva Nord, quest’anno a dir poco falcidiata da una massiccia e infame macchina del fango che ha lavorato ai fianchi, screditando il tifo organizzato anche laddove non ve ne era la minima ragione. Appare lapalissiano che gli ultras nerazzurri danno fastidio, soprattutto in virtù del loro legame profondo con la città, anche al di fuori del calcio. Un concetto aggregativo che spaventa chi è abituato a ragionare ed effettuare scelte in nome della disgregazione e della divisione.

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Appare anche difficile pretendere una risposta sconcertata e analitica da quei giornali mainstream che da mesi perorano la causa e il modus operandi di lor signori. Il livello con cui si gestisce l’ordine pubblico, in particolar modo per le manifestazioni sportive, ha ormai raggiunto livelli consoni a Paesi del terzo mondo. E sarebbe opportuno cominciare a chiedersi se anche l’Italia non faccia parte di questa cerchia? Del resto la posizione occupata, ad esempio, per quanto riguarda la libertà di stampa descrive perfettamente chi siamo, da dove veniamo e, forse, dove andremo.

Privare il cuore della tifoseria di una festa, gettandogli in faccia tutto il disprezzo e l’autoritarismo più bieco e inutile, è un guanto di sfida gratuito e poco intelligente. Non c’è voglia di pacificare la situazione. Non c’è voglia di far sì che, come ci ripetono costantemente, gli stadi siano un luogo ludico. Questi luoghi sono stati trasformati in caserme a cielo aperto, dove però l’ordine e la rigidità vigono in maniera distorta, senza una logica minima. Evidentemente c’è interesse a destrutturare quanto di buono hanno costruito i ragazzi della Curva Nord, con campagne demonizzanti e scelte mirate. Aspettiamo il prossimo passo.

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