Brocchi: “Mihajlovic ha lasciato la cultura del lavoro. Balo è motivato”

Pubblicato il autore: Simone Satragno Segui

BROCCHI-PRIMAVERA-MILAN
Ieri sera Cristian Brocchi, ospite a Tiki Taka a Italia 1, ha parlato delle emozioni dell’esordio sulla panchina rossonera contro la Sampdoria.

Sul finale di campionato: “Mi piacerebbe vedere i ragazzi come mi hanno seguito in questi giorni. Dipenderà da noi, siamo avanti. Vorrei che l’atteggiamento visto a Genova ci sia anche nelle prossime partite”.

Sugli attaccanti in difficoltà: “Come si fanno a recuperarli? Bisogna dargli fiducia, solo fiducia”.

Su Ancelotti: “E’ il numero uno, anche Reja è sullo stile di Ancelotti. Ho avuto la fortuna di essere allenato da grandi allenatori, ma ho una mia personalità, spero che questo mi possa aiutare in questa nuova veste”.

Sui complimenti: “Sono contento per chi mi ha scritto ma sono più contento per chi non mi ha scritto”.

Su Bacca: “E’ un grandissimo attaccante, vede la porta come pochi. Su quella rabona…. Ma ha personalità e non puoi essere contento quanto tira fuori un gol del genere. Ma sono più contento per l’atteggiamento”.

Sulla classifica: “E’ un discorso difficile, sono appena entrato a far parte di questo gruppo, non sarebbe un bel gesto parlare. Adesso ho trovato un gruppo che dal punto della vista della voglia e della personalità è molto più di quanto si diceva. La colpa non è di chi allenava ma di una serie di situazione che si sono messe insieme. La speranza è che possano dare tutto da qui alla fine dell’anno, se lo meritano”.

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Su cosa ha lasciato Mihajlovic: “Sicuramente la cultura del lavoro”.

Sul futuro: “Non lo prendo come pressione, ho l’opportunità di allenare un top club come il Milan ed è la cosa migliore che potesse capitarmi, sto facendo il massimo che posso fare e lo farò fino all’ultimo giorno, che sia il 21 maggio o fino non si sa quando. Vorrei rimanere per sempre, entrare nella storia del Milan, ma non penso a quello che sarà. Penso a raggiungere gli obiettivi del Milan con la massima serenità”.

Sul Napoli: “Ha giocato un calcio bellissimo in ogni campo dove è andato. In questo momento ha perso dei punti ed è un peccato perché sarebbe stato bello vedere una lotta agguerrita fino alla fine”.

Su Allegri: “Lo conosco come allenatore, so quali sono le sue idee. Ho avuto la fortuna di conoscere le persone con cui lavora, ero sicuro avrebbe fatto un buon lavoro”.

Su De Sciglio e la Juventus: “Non riguardano me queste cose, sono un allenatore da campo. Ho dei giocatori pi bravi di quello che si è detto fino all’ora. Vorrei che tirassero fuori il 110% e non il 60%. Gli ho chiesto il 5% e mi hanno dato di più”.

Sul trequartista: “E’ l’interpretazione che voglio dare al mio calcio, mi piace un calcio offensivo. Dirlo a voce è semplice, poi la squadra va allenata tutti i giorni per far sì che questo succeda. Penso che basti guardare i risultati che ha ottenuto Sarri dal punto di vista del gioco, credo anch’io in questo”.

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Su Balotelli: “Ha avuto un problema che l’ha condizionato, c’è da dare questa attenuante. Nella sua carriera può ha avuto dei momenti difficili, ma lo vedevo prima di diventare allenatore e ora, ti guarda con uno sguardo vero ed è motivato e determinato”.

Sul vecchio spogliatoio: “Rino era fantastico, dava dimostrazione di quello che si doveva mettere in campo. Si sono fatti vivi? Sì, mi hanno scritto tanti ex compagni, sono persone a cui sono molto legato, nonostante ci siamo visti poco negli ultimi anni c’è grande affetto”.

Su Gattuso: “Io sono più calmo di lui (scherza ndr.)”.

Sulla carriera da giocatore: “Ho dovuto faticare tanto nella mia carriera, mi è stato regalato poco. Il momento più difficile è stato al Milan, quando era più facile mollare. Negli ultimi due anni però sono quasi sempre stato titolare, ho giocato partite che altri calciatori non hanno mai avuto l’onore di giocare. Non volevo perdermi niente, ho vissuto tutto con grande entusiasmo. Abbiamo vinto tanto”.

Sulla finale di Coppa Italia: “E’ ancora presto per pensarci”.

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Sull’infortunio di Marchisio: “E’ una grande perdita, è un giocatore che dà molta qualità”.

Sulla vicenda Totti-Spalletti: “Il problema lo si sa quando lo si vive. Lui ha già vissuto l’esperienza a Roma, nel momento in cui ha deciso di ripartire da lì ha messo in chiaro le prioriità. La sua priorità evidentemente è il gruppo. Per lui come noi allenatori, il gruppo è più importante del singolo. Ma non bisogna togliere quello che ha fatto Totti nella storia del calcio”.

Su Mihajlovic: Ho avuto un rapporto ad hoc, è rimasto perfetto. Ha mantenuto un grande rispetto per me come io l’ho avuto per lui”.

Sulla chiamata per diventare allenatore del Milan: “Non me lo aspettavo, ero tranquillo. Lunedì mi hanno detto che volevano parlarmi ma non avevo assoluta certezza. Potevano anche volermi parlare del settore giovanile”.

Sul primo approccio: “Sono uno molto spontaneo, dico quello che penso ai ragazzi. Ho cercato di instaurare con loro un rapporto. Ho trovato un gruppo disponibile che aveva voglia. Li ho ringraziati per questo”.

Sull’emozione: “Quando mi sono reso conto alla fine della partita. Ho mantenuto la tranquillità prima e durante, poi ho sentito una forte emozione. Sono cresciuto nel Milan, è un qualcosa di meraviglioso. Alla fine della partita ho avuto un’emozione forte.

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