Buon compleanno a Marco Delvecchio, l’uomo chiamato derby

Pubblicato il autore: Simone Braconcini Segui

marco%20del%20vecchio-3

Marco Delvecchio, un uomo chiamato derby. Lo sanno bene i tifosi della Roma. Ma se lo ricordano soprattutto quelli della Lazio. Oggi Delvecchio compie 43 anni e tutto il mondo giallorosso fa gli auguri a questo simpaticissimo ragazzo ed eccellente giocatore che ha infiammato i cuori di tutti i tifosi della magica. La storia di Delvecchio è davvero particolare, roba da scriverci un libro. Un milanese trapiantato a Roma, che si è affezionato alla città fino a diventarne cittadino onorario.

Lo chiamavano Supermarco Delvecchio
, un attaccante che si è fatto amare a Roma ed è stato capace di esaltarsi nei derby di Roma, appunto. Delvecchio è stato per anni un beniamino della tifoseria giallorossa. Una carriera iniziata nell’Inter, poi le esperienze a Venezia e Udine, poi il ritorno in nerazzurro e il passaggio alla Roma, dove è rimasto per 10 stagioni, disputando 300 partite e segnando la bellezza di 83 gol, ben 9 dei quali nella stracittadina della Capitale, che lo hanno fatto essere per alcuni anni il recordman del derby, prima che Francesco Totti lo superasse. A Roma ha vinto lo storico Scudetto del 2001 e la Supercoppa Italiana.

Oggi tutti i tifosi della Roma si sono ricordati di questa ricorrenza, anche perchè l’aria del derby ancora non si è sopita nella Capitale e la eco dell’eccezionale 1-4 di domenica scorsa ancora aleggia in città. Quale momento migliore per continuare i festeggiamenti, tributando il giusto augurio a chi, di derby, se ne intende?

E pensare che era iniziato tutto per caso. Il primo gol, poi il secondo, poi il terzo gol nei derby. La gente cominciava a crederci, perchè ormai non poteva trattarsi solo di una casualità. E così Marco Delvecchio, anno dopo anno, derby dopo derby, diventava sempre più idolo della tifoseria. I tifosi lo fermavano in strada, lo pregavano, lo imploravano di segnare ancora alla Lazio. E lui sorrideva. E agiva. Detto, fatto. Un altro gol e poi ancora tanti altri, fino ad arrivare a nove. Nesta quando lo vedeva, era disperato. Così come Marchegiani. Per non parlare di Peruzzi, chi gliel’ha fatto fare a passare all’altra sponda.

Corsi e ricorsi storici. Ogni derby era una festa. La Lazio era ai piedi di Delvecchio. Come di Totti. O di Dino Da Costa. Altri miti in giallorosso che hanno fatto spesso piangere l’altra sponda del Tevere.

E poi lui, l’uomo chiamato derby, che amava sempre quell’esultanza con le mani portate alle orecchie. Per sentire l’urlo della Sud. Urlate, romanisti, urlate. Delvecchio vi vuole ascoltare. E la Lazio, oggi come allora, continua a tremare.

  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: