Disastro Milan, follia Inter: numeri e perchè della crisi del calcio milanese

Pubblicato il autore: davide castiglia Segui

Flop Milan_Inter

ENNESIMA SCONFITTA PER MILAN E INTER IN CAMPIONATO E OBIETTIVI STAGIONALI ORMAI LONTANI: ANALIZZIAMO I NUMERI E I MOTIVI DELLA CRISI DELLE SQUADRE MILANESI PROTAGONISTE DI UN’ALTRA STAGIONE POVERA DI SODDISFAZIONI

La classifica di serie A oggi recita così: Milan sesto con un solo punto di vantaggio sul Sassuolo e zona Europa League quindi a rischio; Inter quinta lontana 8 lunghezze dalla Roma e da quel terzo posto che significherebbe Champion’s League. Questa è la situazione che si è creata dopo la brutta sconfitta dei rossoneri in casa dell’Atalanta e la folle partita dell’Inter che, dopo essere andata al riposo in vantaggio per 1-0, nella ripresa si fa rimontare dal Torino e chiude in 9 dopo le espulsioni di Miranda (gravissima ingenuità la sua) e Nagatomo.
Tutto questo si va ad inserire in una situazione che è negativa già da qualche anno. Basta pensare che la scorsa stagione per la prima volta nella storia nessuna delle due squadre milanesi si è qualificata alle competizioni europee, che per il Milan quello in corso è il secondo anno consecutivo di assenza dall’Europa e che l’Inter negli ultimi 4 campionati ha come miglior piazzamento un quinto posto.
Quindi gli ultimi anni deludenti e lo smacco di dover vedere a maggio la finale di Champion’s League giocarsi nello stadio di casa di San Siro senza aver neanche partecipato alla competizione, avevano convinto le due società a cercare di rinforzarsi molto in estate. Grossi investimenti e l’arrivo di giocatori importanti avevano convinto dirigenti, giocatori e tifosi che sarebbe stato l’anno buono per raggiungere il terzo posto, piazzamento utile per ottenere la qualificazione alla massima competizione europea. La realtà purtroppo si è dimostrata ben diversa.

MILAN
AcMilan
Dopo un inizio di campionato difficile con 10 punti in 8 partite e ben 14 gol subiti, Mihajlovic è stato capace, prima, di raggiungere una buona solidità difensiva col 4-3-3 e, poi, di trovare anche una discreta organizzazione di gioco passando al 4-4-2. Questo ha permesso un netto miglioramento delle prestazioni e dei risultati: 37 punti in 19 partite frutto di 10 vittorie, 7 pareggi e sole 2 sconfitte con 30 gol fatti e 14 subiti; da sottolineare come a questi numeri vanno aggiunte anche le vittorie in coppa italia contro Sampdoria, Crotone, Carpi e Alessandria (andata e ritorno). Elementi fondamentali di questa serie di buoni risultati sicuramente l’ottima condizione fisica e lo spirito di sacrificio messo in campo da tutti i giocatori rossoneri. Nelle ultime uscite si è però rivisto il vecchio Milan con tutte le sue lacune che ha portato a ottenere appena 2 punti nelle ultime 4 partite. Emblematica la sconfitta di domenica con l’Atalanta, dopo aver sbloccato il risultato la squadra di Mihajlovic ha smesso di giocare e non ha saputo reagire neanche una volta passata in svantaggio, causando così le ire dell’allenatore serbo e della società che ha deciso di mandare tutti in ritiro.
Società che non è esente da colpe, anzi forse è proprio la maggiore responsabile: dopo disastrose scelte sui rinnovi dei contratti (Pirlo lasciato andare via!) e una lunga serie di acquisti a parametro zero di giocatori logori fisicamente e non più motivati, quest’estate è tornata ad investire e Galliani ha portato a Milanello qualche buon giocatore (Bacca su tutti) senza però risolvere i due problemi principali della rosa attuale del Milan: la mancanza di personalità e la scarsa qualità del reparto di centrocampo. Solo una volta colmate queste due mancanze i tifosi rossoneri potranno tornare a guardare con ottimismo al futuro. Al momento risulta fondamentale ottenere il pass per l’Europa League, sicuramente più facile da raggiungere difendendo il sesto posto in campionato che vincendo la Coppa Italia in finale contro una Juve schiacciasassi. Ci sarà poi tempo la prossima estate per l’ennesima rivoluzione e per l’ennesimo nuovo allenatore degli ultimi anni.

INTER
inter

Andamento praticamente opposto rispetto a quello dei cugini: ottimo avvio di campionato e dopo 16 giornate con 36 punti i nerazzurri si trovano in testa alla classifica soprattutto grazie a una serie infinita di 1-0 (ben 8 su 11 vittorie) e a una difesa affidabilissima, aiutata spesso da un Handanovic strepitoso, capace di subire solo 9 gol. Mancini elogiato da tutti per il turnover e per essere riuscito a plasmare un’Inter camaleontica che spesso si schiera a specchio rispetto all’avversario di turno, nonostante qualche difficoltà nell’organizzazione della fase offensiva.
Sembra la premessa di una splendida cavalcata con tutte le caratteristiche di cinismo e solidità difensiva tipiche di chi vince gli scudetti nel campionato italiano. Invece di colpo una lunga serie di risultati negativi porta i nerazzurri a realizzare 12 punti nelle seguenti 11 partite subendo addirittura 5 sconfitte e ben 16 gol. I problemi a livello di gioco e in fase offensiva permangono e la difesa, punto fermo di tutto l’inizio campionato, non dà più certezze. Qualche segno di risveglio con le vittorie casalinghe con Palermo e Bologna e dopo il punto ottenuto contro una lanciatissima Roma, ma la folle sconfitta col Torino ha definitivamente cancellato ogni speranza di terzo posto.
Sicuramente in questo caso le responsabilità principali sono da ricercare nell’allenatore. Mancini, dopo aver ottenuto dal mercato sia estivo che invernale quasi ogni suo desiderio, non ha mai dato fiducia a un gruppo di giocatori tanto che adesso calciatori che dovevano essere fondamentali per la squadra come Jovetic, Eder, Kondogbia, Melo e Telles vedono raramente il campo; ancora di più, il continuo schierarsi a specchio dell’avversario alla lunga si è dimostrato un dolorosissimo boomerang visto che non ha permesso all’Inter di assumere una sua identità di gioco, di uomini e di concetti calcistici. La cosa che è più difficile da capire è come questo possa essere successo a un allenatore esperto e quotato come Mancini.
Detto questo, il tecnico di Jesi difficilmente cambierà panchina il prossimo anno visto che, come lui stesso ha confermato quando qualche tempo fa circolava il suo nome come possibile erede di Conte come ct della nazionale, “all’Inter ho il compito di ricostruire una grande squadra”. Vedremo se l’anno prossimo riuscirà a centrare uno dei primi 3 posti in campionato così da permettere ai nerazzurri di tornare in Champion’s League dopo l’ultima apparizione datata stagione 2011/2012.

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