FALLO DA TERGO: Tutti i Brocchi del Presidente

Pubblicato il autore: Sergio Campofiorito Segui

Cristian BrocchiL’esonero di Sinisa Mijajlovic è il classico fulmine a ciel tempestoso, previsto e prevedibile come il televoto di Sanremo, o, secondo Sarri, il ciclo di Mancini. Dopo Ancelotti, Capello, Emery, lo stesso Sarri, Montella, Dudù, Barbara D’Urso e Brunetta (rigorosamente in ordine di prestigio e competenza), l’allenatore serbo è stata la primissima scelta dell’ex Cavaliere che, storicamente, appena vede un buco è istintivamente portato a riempirlo, con quel che capita. Ecco, dunque, che l’eterna attesa per mister B  si è fatalmente sciolta e declinata nel nome di Brocchi Cristian, onesto pedatore da calciatore, oggetto tutto da scoprire da allenatore.

Il potere, dalla Russia alle Americhe, passando ovviamente per la vecchia Europa, si conserva anzitutto con la semantica, basta cambiare il nome alle cose e persino una montagna miasmatica di letame diventa utilissimo polifosfato organico. L’aneddotica esonda: nella politica democristiana, i crediti dovuti dallo Stato agli statali diventano più accoglienti “bonus”, le guerre si tramutano in “operazioni di pace” ed i bunga bunga sono “cene eleganti”, quasi collegiali (si dice ci fossero delle suore…) e sempre ben dentro i limiti di legge (…e qualche poliziotta). Le casse del Milan sono ormai più nere che rosse? Arriva la semantica per mutare un dissesto, finanziario e sportivo, in un illuminato nuovo corso societario, volto a valorizzare i bravi giovani, soprattutto se italiani. Niente popò (o polifosfato organico) di meno di ciò che fanno Atalanta, Torino o Sassuolo da eoni. Dopo Allegri, Seedorf, Inzaghi e Mihajlovic, ecco il quinto allenatore milanista degli ultimi tre anni (“Dilettanti”, avrebbe commentato Zamparini), tutti con idee di gioco e stili differenti, tutti caduti in fallimento per colpe che non appaiono (soltanto) loro. Quale delitto, ad esempio, è imputabile al serbo se Adriano Galliani, la scorsa estate, ha riempito il carrello della spesa cantando ai quattro venti la portata del portafoglio? “Abbiamo quasi cento milioni da spendere”, sbandierava il geometra dalla fronte inutilmente spaziosa, con l’inevitabile corollario che i prezzi al bancone lievitassero oltre il decoroso. E’ una semplice legge di mercato: più denari vi sono in giro e meno valgono. Metaforicamente, se l’oste sa che arrivano i giapponesi spendaccioni, un bicchiere di gazzosa sgasata marca Bertolacci, varrà quanto una magnum di Pirlo millesimato doc.. Berlusconi, a tal sproposito, è come il buon vino, quando invecchia diventa aceto e così in trent’anni è fermentato passando da gradazione Sacchi a quella Brocchi, come far condurre il David Letterman Show a Solange e poi pretendere il picco di share.

Intanto, i trombettieri (aka giornalisti) del fu Cavaliere si sperticano ad elogiare la scelta assennata della società, osannando il modulo che verrà, un “innovativo” 4-3-1-2 che in verità torna indietro di (almeno) dieci anni, quando gli occhi brillavano alla luce di Seedorf (calciatore) e Rui Costa, poeti di una letteratura ormai estinta, e che adesso soffrono per le cataratte cagionate da formica Montolivo (ormai più Oriali che Antognoni) e grillo Menez (“io so io e voi non siete un cazzo”).

«Dopo di me ci vuole l’esorcista», aveva profetizzato Mihajlovic alla disperata cerca di una cura per il Diavolo. E’ arrivato l’esorciccio e già ridono in molti, tranne i milanisti.

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