Gianluigi Buffon: “Ecco i miei prossimi obiettivi”

Pubblicato il autore: Gabriele Lepri Segui

Serie A

I record raggiunti fino ad oggi da parte di Gianluigi Buffon sono soltanto un punto di partenza. Il portierone della Juventus e della nazionale all’eta di 38 anni non si vuole fermare e punta ad altri obiettivi. In un’intervista esclusiva rilasciata al Corriere dello Sport Gianluigi Buffon ha toccato molti argomenti, tra cui il suo futuro, i sui esordi, gli attaccanti più forti incontrati, e la nazionale. Partendo dai suoi prossimi obiettivi Gianluigi Buffon si è così espresso: “Per i prossimi due anni io vorrei continuare a giocare come faccio oggi. Mi piacerebbe centrare il sesto Mondiale. Sarebbe un record storico. Il portiere del Messico Carbajal e Lothar Matthaus ne hanno disputati cinque. Poi farò le mie valutazioni. In base agli stimoli, alle situazioni e alle opportunità che si apriranno. La qualità di un portiere dev’essere in primo luogo la sicurezza che sai trasmettere agli altri, alla tua squadra. La devi trasmettere anche a prescindere da quella che hai davvero dentro di te. Anche se tu non sei sicuro devi far intendere agli altri che hai il controllo della situazione e che loro possono confidare su di te. Un portiere insicuro fa una squadra insicura. E poi serve solidità mentale. E’ la condizione per durare molto e sbagliare poco. Se ci pensa, tutti i grandi portieri hanno avuto carriere lunghe”.

Leggi anche:  La UEFA abolisce la regola dei gol in trasferta

Nel caso in cui Gianluigi Buffon riuscisse a partecipare al prossimo mondiale del 2018 che si disputerà in Russia eguaglierebbe Dino Zoff che nel 1982 giocò in Spagna all’età di 40 anni ed alzò la Coppa del Mondo: “Il capitano è un giocatore che mette a disposizione degli altri, specie dei più giovani , la sua esperienza e cerca il linguaggio giusto per dare contezza della responsabilità che si ha nell’indossare la maglia del proprio club e della nazionale. Bisogna essere riconosciuti e spendersi per i propri compagni”.

Gianluigi Buffon ha poi ripercorso la sua carriera partendo dagli esordi fino all’errore più clamoroso commesso tra i pali: “Da ragazzo succedeva che mi tremassero le gambe. L’errore accadeva, ovviamente, e io lo somatizzavo e lo pativo. Non mi capitava spesso, per fortuna, ma questo rendeva tutto più difficile, come un improvviso corto circuito in un sistema che funziona bene. L’errore più grave fu in una partita dell’Under 21 contro l’Inghilterra. Fu clamoroso, me lo cercai e me lo meritai. Perché la vita è giusta anche quando ti fa pagare gli errori. E’ forse nella reazione all’errore che si vede per me la vera qualità di un numero uno.  La partita seguente, o persino nell’azione successiva all’errore, tu sei pervaso da remore e da indecisioni. Più sbagli più puoi sbagliare, perché può essere attaccata quella sicurezza della quale parlavo prima. Ma per me vale il contrario. Per me comincia proprio in quel momento una parte della sfida racchiusa nel mestiere più difficile del calcio. Essere nell’occhio del ciclone per me è uno stimolo. Devo dimostrare che, sbagliando, sono scivolato e non caduto. Che sono subito in piedi, per ricominciare”.

Durante la sua carriera Gianluigi Buffon ha incontrato tantissimi attaccanti sia in serie A sia nelle Coppe, ma anche in nazionale,  ma soltanto due hanno messo davvero in difficoltà il portierone bianconero: “Quelli che mi hanno fatto soffrire di più sono stati Bobone Vieri nel momento del suo massimo fulgore e Ronaldo ‘Il Fenomeno’. Loro due mi toglievano il sonno…”. 

Inevitabile un commento sulle sue parate più belle, decisive e suoi trofei conquistati fino ad ora: “La più bella parata è stata forse quella su un colpo di testa di Inzaghi nella finale di Champions con il Milan o una che feci in Nazionale con il Paraguay. Avevo diciannove anni. La vittoria del mondiale in Germania nel 2006 è stata una gioia troppo grande da gestire per un essere umano, davvero. Quando la partita finì io avevo l’orgoglio di sapere che grazie al nostro lavoro, alla nostra fatica, agli sforzi che avevamo tutti fatto per anni in Italia tutti erano nelle strade. In quel momento, mentre sollevavamo la coppa in cielo, milioni di italiani erano felici, erano allegri, con il sorriso sul volto. E, per una volta, uniti”.

 

 

  •   
  •  
  •  
  •