I tre gol più belli della trentacinquesima giornata (foto + video)

Pubblicato il autore: Francesco Saverio Simonetti Segui

Il gol di David Trezeguet contro il Milan a San Siro su assist geniale in rovesciata di Alex Del Piero. Era la trentacinquesima giornata del campionato 2004/2005 e quello fu il gol scudetto, poi revocato.

In Inghilterra venne prima il rugby e poi il calcio. L’era del nuovo sport iniziò emulando il regolamento del vecchio. Nella pratica, la palla si passa in orizzontale. Dopo qualche zero a zero di fila (nil, nil) il pubblico a bordo campo si annoia e incomincia ad abbandonare anzitempo le partite, così il comitato della FA (Football Association) si riunisce per capire cosa fare. Il segretario dell’Associazione, un tale Mr. Moley, vuole introdurre il passaggio verticale e il fuorigioco, il presidente del club Blackheat, un tale Mr. Campbell, non ci pensa nemmeno. Si creano due fazioni, vince, per Nostra Fortuna, quella capitanata da Mr. Moley.

8 dicembre 1863. Il Calcio scopre la sostanza che si cela sotto la parola gol: spettacolo.

Eccoci così al quinto capitolo dei tre gol più belli dell’ultima giornata, la trentacinquesima.

imageTERZO POSTO, LUCA SILIGARDI

Minuto 94 Verona 1, Milan 1. Al Bentegodi, il Verona con un pareggio è aritmeticamente retrocesso in Serie B, il Milan deve solo ringraziare il proprio portiere se non si trova in svantaggio: un fenomeno di diciassette anni, Gianluigi Donnarumma, detto Gigio.

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Punizione dai venti metri, quasi sullo spigolo sinistro (per chi attacca) dell’area di rigore, la posizione ideale per un destro. Vicino al pallone si presenta Luca Siligardi, primavera dell’Inter, mancino, guarda il compagno Luca Marrone, primavera della Juventus, destro, e gli dice “tiro io”. L’arbitro fischia. La rincorsa è abbastanza lunga ma veloce, scandita da brevi passi rapidi, ultimo passo destro ad affondare il terreno, e poi sinistro a calciare. Il corpo è in posizione arcuata, con il busto inarcato in avanti. Il tiro è tagliatissimo e passa sulla testa di Riccardo Montolivo che non salta – non sarebbe servito – l’effetto a rientrare e la potenza sono sinonimo di perfezione. La palla sbatte sulla parte bassa della traversa, il portiere del Milan solo allora si accorge del tiro, ma ormai è troppo tardi: la palla colpisce terra e poi va in rete. Verona 2, Milan 1. Verona ancora salvo.

Il gol di Kevin Lasagna, qualche ora più tardi, condannerà poi il Verona alla matematica retrocessione. Ma ancora una volta, per il Milan, è Fatal Verona.

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SECONDO POSTO, ALEKSANDAR TRAJKOVSKI

Palermo in vantaggio per un gol tutto chiuso in difesa, Frosinone che tenta l’ultima sortita offensiva tutto in avanti. É il minuto 92, la sfida tra i ciociari e i palermitani al Matusa, vale punti salvezza: il Frosinone è a 30 punti ed è in un netto calo psicofisico, il Palermo, tra il marasma generale di una gestione che va contro ogni principio sia dello sport sia del managemet, è a 29 punti.

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La palla spazzata dai difensori del Palermo sembra restituire un’altra opportunità al Frosinone. Aleksandar Trajkovski, classe ’92, macedone, arpiona futuristicamente il pallone con il piatto destro in equilibrio a dir poco precario, vince il contrasto fisico con Danilo Soddimo, si gira, e trova la forza di spingere sulle gambe vincendo la legge della resistenza. Quella che non vincono né Leonardo Blanchard né Leandro Rosi, che lasciano un buco nel quale il macedone si infila senza esitazioni. Blanchard neanche ci prova, Rosi lo insegue e gli taglia la strada, il macedone sterza a sinistra, il terzino del Frosinone si gira e, magicamente, se lo ritrova alla sua sinistra perché l’attaccante del Palermo ha sterzato di nuovo a destra. Area di rigore, altezza del dischetto, la freddezza di cercare l’angolino alla destra del portiere anziché concludere di potenza, anche perché credo fosse a quel punto veramente esaurita. Nicola Leali battuto, Frosinone 0, Palermo 2.

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Il Palermo clamorosamente ritrova la speranza della salvezza e supera proprio il Frosinone a tre passi dalla B, ma con un pubblico che a fine partita regala un lungo applauso ai propri giocatori (molti alla prima esperienza in A) che, in Italia, poche volte siamo abituati ad assistere.

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2016-04-23_205801PRIMO POSTO, CYRIL THÉRÉAU

Dischetto del centrocampo, Emmanuel Agyemang-Badu si improvvisa regista dell’Udinese, vede lo scatto di Cyril Théréau in mezzo alla coppia dei centrali sudamericani dell’Inter Miranda-Murillo e lo serve con una precisione che forse neanche lui – abituato più a rompere il gioco e inserirsi negli spazi – sapeva di possedere. Il francese, che nella corsa è finito tra Murillo e Juan Jesus, non si scompone, nessuna smorfia di sorpresa, e con una naturalezza spaventosa fa una cosa che è di una difficoltà assurda. Si lascia scavalcare dal passaggio, allunga la gamba, e di collo pieno – ricordo che sta sempre correndo – colpisce al volo il cuoio indirizzandolo, con una sensibilità che non ha un aggettivo adatto, nell’angolino alla destra dei Samir Handanovič che non ha neanche il tempo di pensare “Come la paro?” Inter 0, Udinese 1 subito in vantaggio. San Siro può solo applaudire.

La partita poi finirà 3 a 1 per i nerazzurri, ma il gol del francese è la perla della trentacinquesima giornata.

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