I tre gol più belli della trentaduesima giornata

Pubblicato il autore: Francesco Saverio Simonetti Segui
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L’immagine è sfocata, ma la copertina è dedicata al primo gol di Antonio Cassano in Serie A, contro l’Inter. Era il 19 Dicembre 1999.

L’estetica del gesto, la coralità dell’azione, il “periodo storico”, l’importanza. Questi gli attributi che determinano la Bellezza. Di calcio si scrive, di gol più in particolare.

Ecco, se settimana scorsa, nell’inaugurare questa rubrica, quasi si è avuto l’imbarazzo della scelta, per questa giornata il discorso vale medesimo ma al contrario. Cosa scegliere? Si è segnato meno, e peggio.

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Gol di pregiata fattura non ci sono stati, tre marcature però che si discostano dalle altre è possibile trovarle, ed eccole di seguito proposte (si ricorda che si tratta di gusto personale, il mio) le più belle della trentaduesima giornata.

chievocarpTERZO POSTO, SERGIO PELLISSIER

Entra, mancano undici minuti alla fine, il tempo di aggiustarsi i calzettoni e i parastinchi, il tempo di metterli alla prova con qualche intervento ruvido, il tempo di prendere le misure. Calcio d’angolo, di minuti ne mancano sette, il cross è forte, alto, ad uscire – è un mancino che calcia – e la palla va sul secondo palo, lì Alessandro Gamberini vince il duello con il marcatore e riesce a fare una sponda verso la porta, la palla rimbalza, vagante. Il più lesto è lui, Sergio Pellissier, capitano indiscusso dei clivensi, classe ’79, che si smarca di chi gli sta attorno, va incontro alla palla, ha una sola cosa per la testa: girarla al volo. E di solito accade che l’attaccante (o chi deve buttarla dentro in quel momento) allunga una gamba, con l’altra fa perno e, con un movimento a torcersi, accompagna per un istante il pallone per poi lasciarlo andare.

La particolarità di questo gol, invece, sta proprio nel non far succedere tutto ciò. In una frazione di secondo Pellissier corre verso il pallone, poi, quasi a rallentare la propria azione, fa un movimento pressoché impercettibile ad arrotondare, questo gli consente di essere rivolto già per metà verso la porta, e senza fare perno su nessuna gamba, compie una mezza rovesciata pura, in volo, quasi una mossa di lotta che gli consente di colpire la palla di destro e schiacciarla sull’erba da pochi passi. E quando la palla rimbalza a una distanza così breve, per il portiere non c’è mai niente da fare. Vid Belec ci prova, ma è battuto. Chievo 1, Carpi 0. Chievo inaspettatamente in lotta per un posto in Europa.

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Gol-Mauro-Icardi-Frosinone-InterSECONDO POSTO, MAURO ICARDI

Potrà non essere simpatico, potrà non meritarsi i gradi di capitano di una storica del nostro calcio, potrà avere molteplici difetti. Ma l’unica certezza dell’Inter negli ultimi tre anni si chiama Mauro Icardi. E lo testimonia il gol a Frosinone, al minuto 74, quello che consente ai neroazzurri di battere i ciociari, in un Matusa come al solito gremito, sopra un campo inzuppato da una giornata piovosa che non sembra Aprile, in una partita che gli uomini di Roberto Mancini – legni alla mano per quelli di Roberto Stellone – non meritavano di portare a casa.

É il cinquantesimo gol per Icardi in cento partite. La media è quella tra le più facile da calcolare. Spaventosa. Se si considera l’età, se si considera che di occasioni a partita non ne ha poi così tante.

Ma Maurito è attaccante moderno, che sa giostrare il pallone con una certa proprietà di palleggio anche al di fuori dell’area di rigore, ma che per movimenti ricorda quegli attaccanti che nel pre-Guardiola determinavano le vittorie finali di un club.

Il ragazzo l’ho visto giocare più volte, e Sabato avrò modo di rivederlo. É un maestro nel tagliare alle spalle del difensore, ha potenza straripante sulle gambe e di scatti, spesso non assistiti o mal serviti, ne regala molti a partita.

Come detto, è il 74esimo, Jovetic ritrovato serve per Perisic dannato – nel senso che in tutte le partite si danna sulla fascia con alterne fortune, dipende dallo stato di ispirazione – nel momento in cui riceve palla il croato, Icardi è in area di rigore, vertice di quella piccola all’altezza del secondo palo, ed è quasi caduto per terra in un contrasto con l’avversario, forse è inciampato nel fango. Il croato crossa, premiando il movimento del capitano, che intanto si rimette in equilibrio, scatta, e taglia alle spalle di un secondo difensore – è un 3 vs. 1 – anticipandolo di testa. Ci troviamo nel vertice dell’area piccola all’altezza del primo palo e l’incornata spedisce la palla sotto l’incrocio del secondo palo. Niente da fare per Nicola Leali. Icardi esulta e fa segno 50, Jovetic lo corre ad abbracciare tutto compiaciuto, è forse il gol che maggiormente racchiude le caratteristiche del numero 9. Di sicuro. Frosinone 0, Inter 1.

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imagePRIMO POSTO, Fernando Lucas Martin meglio noto come FERNANDO

Sempre in campo, quasi mai sostituito, Fernando uno dei più positivi della stagione blucherchiata tragicomica – il presidente Ferrero è un plus ai fini dell’uso di questo aggettivo – entra quando manca un quarto d’ora con i suoi sopra di uno, grazie ad una sciagurata autorete. Vincenzo Montella cerca equilibrio e sa che il brasiliano può garantirglielo. Di sicura non si aspetta che a meno sei dalla fine, in un contrasto, Fernando, a ridosso del centrocampo faccia una sforbiciata a campanile per allontanare le minacce dei giocatori dell’Udinese. Imparando a conoscere i concetti calcistici di Vincenzino, avrebbe di sicuro voluto uno stop e una gestione più razionale del pallone per far salire la squadra e farla rifiatare. Fatto sta che il cuoio finisce sui piedi di Fabio Quagliarella, e qui altro colpo al volo, di una finezza e delicatezza unica ad allargare a destra per Antonio Cassano. L’azione diventa tutto ad un tratto offensiva e appena Cassano accarezza per due volte la palla allargandosi, ma senza perdere velocità, anzi guadagnandola volendo, solo come pochi sanno fare, si intuisce che qualcosa sta per succedere. Cassano temporeggia, per permettere a Quagliarella di smarcarsi, lo serve con la precisione di un golfista al par, e qui altro colpo di scena. L’attaccante di Castellamare di Stabia che ci ha già provato tante volte, alla sua maniera con conclusioni spettacolari, ma con molta sfortuna, attua una nuova giocata ad effetto. Un velo ad ingannare tutti la difesa, la palla passa, e dietro di lui, tutto libero proprio Fernando, che Montella di certo non si aspettava di vedere lì. E di corsa, di piatto, dal centro dell’area di rigore, appena a ridosso, con un tiro a giro ad uscire, batte Orestīs Karnezīs , incolpevole, alla propria destra. Palla nell’angolo a mezz’altezza. La partita è chiusa, ma forse non come si aspettava Vincenzino. Sampdoria 2, Udinese 0.

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