I tre gol più belli della trentaquattresima giornata (video)

Pubblicato il autore: Francesco Saverio Simonetti Segui

serie-a14La trentaquattresima giornata ci ha regalato tanti gol, alcuni di pregevole fattura.

Al quarto appuntamento con la rubrica dei tre gol più belli, c’è tutto quello che immaginavo quando l’ho pensata. L’estetica del gesto, la coralità dell’azione, il “momento storico”. Eroi improvvisi e campioni attesi.

Senza indugiare.

TERZO POSTO, FRANCESCO TOTTI

E’ il momento storico, qui. Per eccellenza. Per tutto quello che Totti è stato, è, e purtroppo sarà fino al 15 Maggio, senza girarci troppo attorno, senza fare inutili discussioni.

Roma 1, Torino 2 e mancano quattro minuti. Luciano Spaletti butta il capitano nella mischia, letteralmente perché c’è un calcio di punizione, quelle che in passato batteva tutte lui e che ora calcia regolarmente Miralem Pjanic. Ed è proprio lo bosniaco che si incarica di tirarla. Siamo a trenta metri dalla porta, sul lato destro per chi attacca. Il cross è tagliato, basta “spizzarla” e la palla entra. É quello che avrà pensato il greco Kōstas Manōlas, che colpisce di testa anticipando il marcatore, ma non è abbastanza preciso. Il pallone è destinato ad uscire.

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Sono passati esattamente ventidue secondi da quando Totti è entrato, quattro da quando l’arbitro ha fischiato, è il primo pallone che tocca. Si posizione sul secondo palo, dove ci sono due tipologie di calciatori che si incontrano. Quelli più forti a colpire di testa e quelli che giocano di astuzia. Il capitano del Torino, Kamel Glik, è chiaramente il primo, il capitano della Roma è altrettanto chiaramente il secondo. Glik è attratto dal pallone, Totti se ne accorge, sfugge dalla marcatura, e poi non c’è bisogno di nient’altro. Perché la porta sa dov’è, perché la palla sa dove andrà, perché sa come colpire il cuoio. Spaccata, in allungo, esterno destro di controbalzo, a rubare il tempo, al compagno Alessandro Florenzi, al portiere avversario Daniele Padelli. Roma 2, Torino 2.

Passano due minuti ed è calcio di rigore.

Gli occhi di ghiaccio che guardano l’arbitro, Mondiali Germania 2006, ottavi di finale contro l’Australia. Novantesimo minuto. Italia 1, Australia 0. Triplice fischio. Italia ai quarti.

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Se c’è un calcio di rigore da tirare negli ultimi minuti, può presentarsi solo Lui.

Tiro secco ad incrociare nell’angolino. Padelli intuisce e tocca. Roma 3, Torino 2. E poi sotto la curva, la sua gente, qualcuno è in lacrime. In una serata che all’Olimpico per i colori giallo e rossi, mancava da troppo tempo.

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SECONDO POSTO, MASSIMO MACCARONE

Piotr Zielinski si libera con facilità disarmante di tre uomini partendo con le spalle alla porta da destra – se non gioca in una “big” l’anno prossimo qualcosa non va – si gira, progressione bruciante, avanza sull’altezza del centrocampo da posizione centrale, passaggio sulla corsa di Mario Rui sulla fascia sinistra, sinistro porta avanti, sinistro passaggio per Manuel Pucciarelli, che corre nei pressi dell’area di rigore, si accorge del passaggio, si gira su stesso,  sinistro si aggiusta la palla, destro tocca sulla destra per Riccardo Saponara, che corre, destro sembra rientrare, sinistro in allungo ad allargare a destra per Maccarone, che sfrutta la diagonale del terzino sinistro del Verona, si smarca alle sue spalle e attende il passaggio che puntuale arriva. Destro, guarda il portiere, collo destro, potente sul primo palo. Empoli 1, Verona 0. Quattro passaggi, un tiro, undici tocchi, otto secondi. Signori “sciapò”.

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PRIMO POSTO, NICOLA RIGONI

Tredicesimo minuto del secondo tempo, Frosinone in svantaggio di un gol e di due uomini prova ad uscire palla al piede, alcuni giocatori del Chievo vanno in pressione, tra questi non può mancare Nicola Rigoni, che ruba palla a trenta metri, e vince il contrasto con l’avversario. Fino a qui non c’è nulla di speciale per un giocatore che fa del contrasto e del pressing le sue caratteristiche principali. Poi, però, alza la testa, vede il portiere Nicola Leali oltre dischetto e lo scavalca con un pallonetto. Morbido, a scendere appena sotto la traversa, con un’ esecuzione, per classe e precisione, degna dei migliori numeri dieci al mondo: l’estetica del gesto, l’uomo che non ti aspetti.

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