I tre gol più belli della trentatreesima giornata (video + extra)

Pubblicato il autore: Francesco Saverio Simonetti Segui

Il pallonetto di Riccardo Zampagna al suo esordio in Serie A il 19 Settembre 2004 nel clamoroso Messina 4, Roma 3

 

L’estetica del gesto, la coralità dell’azione, il “periodo storico”, l’importanza della marcatura ai fini del risultato, l’imprevedibilità, chi non se l’aspetta proprio da lui, chi non si aspettava altro che lui. La Bellezza del Gol.

Eccola qua, per la terza volta, la classifica dei gol più belli – secondo Aro Vaje, cioè me – dell’ultima giornata di Serie A, la trentatreesima. Quella che si è svolta tra il 16 e il 17 Aprile. Quella che ci ha raccontato senza parole, senza la matematica certezza, che la Juventus entra nella storia: quinto scudetto di fila. Eguaglia proprio la Juventus degli anni Trenta, eguaglia l’Inter del dopo Calciopoli, a chiudere un cerchio bianco e nero.

Ma senza troppo tergiversare, a catena!

TERZO POSTO, Juan Guillermo Cuadrado Bello, cioè JUAN CUADRADO

Minuto 73. Palermo allo sbando, la Juventus danza.

I rosanero perdono sciaguratamente il possesso palla a venticinque metri dalla porta, il colombiano è il più veloce di tutti come spesso gli capita. Finta di corpo forte sulle gambe in una zolla di terreno, Gastón Brugman è tagliato fuori, avanza col piatto destro, punta il centro dell’area di rigore, si trova a venti metri, Achraf Lazaar va a chiudere, il colombiano aspetta il marocchino che gli entra in scivolata e qui si inventa la giocata che lo mette direttamente in questa rubrica. Questo qui non si diverte se non dribbla e, nel calcio moderno, che sia benedetto! Sembra puntare il centro, quasi a portarsi la palla sul sinistro, la posizione del corpo suggerisce questo, e invece con uno scavetto magico, alla Holly e Benji, sdraia Lazaar, riportandosi la palla sul destro, Sami Khedira che si è infilato nella voragine palermitana accompagna l’azione, Cuadrado con lo sguardo lo serve, Siniša Anđelković abbocca, poi sterza leggermente con un tocco rapido e ravvicinato, quello che gli basta per poi lasciar partire il tiro ad incrociare, che piega le mani a Stefano Sorrentino. Palla sotto l’incrocio alla destra del portiere del Palermo. Juventus campione d’Italia. Cumbia colombiana!

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SECONDO POSTO, SAMI KHEDIRA

Poco da dire, il tedesco di origini turche è un signore del nostro calcio. É un calciatore vero che fa la differenza giocando sporco. Non ha la velocità di base del calciatore moderno, ma l’intelligenza sopra la media che gli consente di coprire gli spazi alla perfezione, in ogni posizione del campo. E poi la tecnica, che non sempre gli viene riconosciuta, con cui si approccia gli permette di avere un feeling che pochi hanno con il cuoio.

Decimo minuto di gioco, il dieci della Juventus si ritrova uno contro uno con il dieci del Palermo. Paul Pogba e Oscar Hiljemark. Siamo a quaranta metri – se non di più – dalla porta difesa da Sorrentino, e lo svedese sa che al francese non bisogna lasciargli spazio: se si gira punta l’area e tira. Lo costringe quindi a difendere la palla, spalle alla porta. Il francese accetta il compromesso momentaneo e accompagna di classe con la suola accentrandosi. Il resto è questione di fisicità, e il duello è impari. Non per demerito di Hiljemark, ma per strapotere di Pogba, che si libera, alza la testa, e, come se nulla fosse, pallonetto a scavalcare tutta la difesa avversaria, preciso per Khedira. Già questa prima parte si sarebbe meritata la mia considerazione, ma poi il tedesco fa qualcosa di meraviglioso. Stop di petto e, al volo, allunga la gamba destra, tocco di collo pieno, morbido, a scavalcare Sorrentino. Niente potenza, solo precisione. Quinto gol in diciotto partite. Ecco, il problema è questo: i suoi muscoli fragili, i pochi minuti sulle gambe, il ritmo che stenta a trovare.

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Fatto sta, Juventus 1, Palermo 0. Si aprono le danze della festa.

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Extra: Festa rovinata, come più protagonisti hanno sottolineato, dal brutto infortunio di Claudio Marchisio. Legamento crociato anteriore rotto, stagione finita, addio europei, centrocampo azzurro da ricostruire. Al di là del campo, auguri di pronta guarigione!

521846806-U12096383830ZMI-U150270870212n0C-620x349@Gazzetta-Web_articoloPRIMO POSTO, JOSIP ILIČIČ

Lo sloveno, nell’anarchica indole che decreta il popolo slavo tra le culture più complesse della storia dei popoli, sta vivendo la sua stagione migliore sul prato verde del pallone.

Centrocampista, trequartista, ala, seconda punta, prima punta, non lo so.

I piedi – a dire il vero, il mancino perché il destro neanche è a conoscenza di possederlo – sono di una sensibilità unica, lo sa, e questo ogni tanto lo penalizza perché non si applica, direbbero a scuola.

Ieri 17 Aprile, però, i tifosi della Fiesole e di tutto l’Artemio Franchi non potevano che applaudirlo. D’altronde come tutti quelli che stavano guardando la partita a casa, compreso il sottoscritto.

Dodicesimo del secondo tempo, lo sloveno ingabbiato tra i difensori del Sassuolo, spalle alla porta allarga con un tocco morbido dal limite dell’area di rigore per l’onnipresente sulla fascia sinistra Marcos Alonso, in un linguaggio tra mancini raffinati che continua. Perché lo spagnolo vede il compagno che l’ha appena servito fare un movimento all’indietro, i difensori si schiacciano, si è creato lo spazio. Traversone morbido come quello di prima, ma ad uscire, Iličič si coordina, nella testa mi passa Zinédine Zidane nella finale contro il Leverkusen (a proposito di Zizù, Liga clamorosa!) il movimento iniziale nella ricerca e nell’attesa della palla è esattamente quello, ma il tempo che ha a disposizione lo sloveno è maggiore, forse perché è inversamente proporzionale all’importanza della partita, questo gli consente di piegarsi maggiormente con il busto in avanti, colpire più pulito e più dal basso, imprimendo maggior forza al pallone che, incrociando la traiettoria, rasenta il terreno senza mai toccarlo se non quando ormai è già sulla linea di porta, nell’angolino. Andrea Consigli può solo guardare. Fiorentina di nuovo in vantaggio. Lo sloveno uscirà poco più tardi, e ovviamente sono tutti in piedi.

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Extra: La partita finirà 3 a 1 per la Fiorentina, Andrea Consigli che niente poteva fare dinanzi alla perfezione del secondo gol, combina una cosa che nel calcio, a questi livelli, si conterà sulle dita di una mano. Il difensore gli passa la palla e nel tentativo di girarla di prima a un altro compagno, la colpisce talmente male che la butta dritta dritta nella propria porta. Gol che entra negli annali, forse ancor di più di tutti quelli appena descritti!

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Ps. E domenica prossima c’è Fiorentina, Juventus

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