Il lavoro nell’ombra di Maran: perché nessuno parla del Chievo?

Pubblicato il autore: Andrea Bellini Segui

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In attesa del posticipo di stasera tra Milan e Carpi, ieri sono andate in scena la maggior parte delle partite valide per la 34esima giornata di Serie A Tim, con partite molto interessanti sia in chiave europea sia in chiave salvezza, anche se, alla fine, le gerarchie non sono cambiate di molto, né in testa né in coda, con posizioni e distacchi pressoché invariati, al di là della sconfitta dell’Inter, che a questo punto della stagione significa abbandono delle residue speranze di arrivare in Champions da parte della banda di Mancini.

Ma al di là di questo, come si può leggere dal titolo, vorrei mettere l’accento su una squadra di cui nessuno ha mai parlato durante la stagione, che ha sempre lavorato nell’ombra, e forse proprio per questo ha mantenuto la concentrazione necessaria per portare avanti una stagione fin qui memorabile: stiamo parlando del Chievo Verona di Rolando Maran. Clivensi che, ieri sera, sono stati straripanti, con un netto 5-1 casalingo rifilato al Frosinone, sottolineando, però, come i ciociari abbiano concluso la partita in nove uomini. Questo non va comunque a sminuire una prestazione da incorniciare, soprattutto se si tiene conto che la squadra dell’ex tecnico del Catania ha dimostrato grande carattere, reagendo allo svantaggio iniziale, arrivato dopo appena 5 minuti con Daniel Ciofani.

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Ma non è della singola partita che voglio parlare, perché la gara di ieri fa il paio con le ottime prestazioni ottenute lungo tutto l’arco della stagione, in cui il Chievo si è dimostrato finalmente squadra vera, affermandosi con buoni risultati grazie ad una ritrovata continuità. La squadra ha, infatti, passato dei momenti negativi a ottobre e tra gennaio e febbraio, a cavallo tra la fine del girone d’andata e l’inizio del girone di ritorno, periodo tra l’altro coincidente con il mercato invernale, che ha visto i Clivensi costretti a privarsi del perno offensivo Alberto Paloschi, “emigrato” in Premier, alla corte dello Swansea di Francesco Guidolin. E perdere un giocatore così fondamentale, soprattutto per una cosiddetta “provinciale”, non è certo cosa da poco.

Ecco, allora, che il Chievo, lavorando nell’ombra ma sicuro di sé e consapevole delle proprie caratteristiche, si ritrova ora a quota 48 punti, occupando il non posto a pari merito con la Lazio di Lotito, e con solo un punto di distacco dal tanto osannato Sassuolo di Eusebio Di Francesco. Con questo non intendo certo sminuire il lavoro dell’allenatore del Sassuolo, ma anzi sottolineare ancora di più la stagione ottima della squadra di Maran, che a sole 5 giornate dal termine si ritrova attaccata alla splendida realtà emiliana.

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Quindi, quali sono stati i fattori che hanno permesso al Chievo di disputare una stagione di questo calibro? Dando uno sguardo alle statistiche stagionali si può notare come quest’anno sia stato un anno abbastanza prolifico dal punto di vista realizzativo, con 43 goal segnati (ad oggi alla pari con il Milan) e 41 subiti, quindi con una differenza reti con segno positivo dopo molti anni. Entrando in dettaglio si può altresì osservare come i risultati migliori siano stati ottenuti tra le mura amiche, come tra l’altro è avvenuto ieri sera.

In sostanza una squadra solida e rocciosa dal punto di vista difensivo, con qualche elemento di qualità che ha fatto al differenza, e non solo dal punto di vista offensivo: in tal senso spiccano Birsa, Meggiorini ma anche Pellissier, che con i suoi 37 anni è tornato finalmente protagonista, con i suoi 5 goal, alcuni anche decisivi. Ma, come detto, ci sono altri giocatori che hanno dato quel qualcosa in più, anche senza segnare o, comunque, segnando poco: ecco, allora, che si fanno i nomi di Castro ed Hetemaj a centrocampo, uno si distingue per qualità e l’altro anche, e soprattutto, per l’intensità. E vale la pena citare la catena difensiva in cui spiccano Cacciatore, Cesar e Gobbi, senza dimenticare anche il ruolo importante giocato dall’esperto Bizzarri, sempre efficace nel difendere i propri pali.

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In conclusione, cresce la curiosità nel vedere se questa stagione potrà essere replicata l’anno prossimo, ma per fare questo occorre non smantellare la rosa attuale, cercando, anzi, di rinforzarla ancora, magari aggiungendo agli uomini di esperienza attuali qualche giovane di belle speranze e voglioso di mettersi in mostra.

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