Inter, senti Felipe Melo: “Siamo da Europa League”

Pubblicato il autore: Andrea Pertile Segui
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Arrivato quest’estate dal Galatasaray e fortemente voluto da Mancini, il centrocampista dell’Inter Felipe Melo, in un’intervista rilasciata a Globoesporte parla di se stesso: “Sono una persona normale, ma ogni volta che faccio un fallo è come se avessi sparato qualcuno. Tutto quello che mi riguarda viene ingigantito. Ho giocato in grandi club, per il Brasile e anche in Coppa del Mondo. Non mi importa più di queste cose, una volta accusavo le critiche, ora non ci penso più. Voglio ringraziare Dio per la carriera che ho avuto e la famiglia che mi ha dato. Nel mondo ci sono persone pronte a gettarti in un fosso piuttosto che darti una mano, ma sono felice”.Parlando della stagione dei nerazzurri, partita bene con 5 vittorie consecutive, poi non andata per il verso giusto Melo racconta che “All’inizio è andata bene, poi abbiamo avuto un calo fisico e psicologico. La Serie A è tatticamente il campionato più difficile al mondo. Nelle ultime gare sono tornato a dare il mio supporto alla squadra e sono felice di sapere di far parte del progetto. Non credo che l’Inter abbia fallito, dipende dalla prospettiva con cui si guarda la situazione. L’Inter è una squadra in fase di costruzione con calciatori nuovi: la nostra realtà è l’Europa League. Non sono ipocrita, alla Roma serve solo un punto per ottenere l’accesso alla Champions e può anche raggiungere il Napoli al secondo posto. Eravamo partiti per vincere, poi per un piazzamento in Champions, ma dobbiamo pensare che siamo di nuovo in una competizione europea”.

Infine, dopo le parole a Sky dove dichiarò che “se non fosse stato per il calcio, molto probabilmente ora sarei un assassino”, il numero 83 nerazzurro tende a specificare che “le possibilità di prendere una brutta strada per chi vive in una comunità così povera sono molte. Sono nato a Valle Redonda e ho vissuto in una favela di Rio, in una strada in cui era pericoloso anche passeggiare, ma sono diventato calciatore per un sogno e un ideale. Mio padre mi ha aiutato molto, ha fatto tanti sacrifici per permettermi di giocare a calcio. Non ho perso amici e non ho amici che sono così vicini all’ambiente della criminalità, ma ho conosciuto persone che facevano parte della mia infanzia che poi sono diventate dei criminali, ma questo avviene spesso in luoghi poveri dove ci sono dei conflitti”.

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