L’attimo fuggente, Totti più forte del tempo che passa

Pubblicato il autore: Antonio Butera Segui

Tottip“O capitano, mio capitano”. Inizia così la poesia del poeta e scrittore statunitense Walt Whitman. Un verso perfetto per celebrare l’ultima impresa di Francesco Totti: capitano e bandiera della Roma. Gli sono bastati 3 minuti per capovolgere il risultato di una partita che stava naufragando verso un triste destino e legare ancora di più il suo nome alla storia del club giallorosso. Solo 180 secondi per realizzare una doppietta, la prima in carriera da subentrante, che porta il suo score a 303 reti in carriera e a 247 in serie A. Questo è Totti, classe pura.

Finito, bollito e svogliato sono alcuni degli aggettivi che nel corso di questa stagione sono stati affibbiati al numero 10 della Roma. Ci hanno provato in molti a spodestarlo dal suo ruolo di simbolo e condottiero della “Magica”. Per un’istante è sembrato che le 24 stagioni trascorse con la maglia giallorossa non fossero più sufficienti per garantire fiducia a un giocatore che ha un solo difetto: quello di amare la squadra della sua città. Ma la carriera di Totti è stata sempre identificata da gesti incredibili e indelebili nella memoria dei suoi tifosi. Dunque, non è un caso che l’ultimo Re della città Eterna abbia deciso di riprendersi il suo scettro alla vigilia di un giorno speciale: quello del Natale di Roma. Uno splendido regalo per se e per tutti coloro che lo amano. E’ lui la “grande bellezza” di Roma. Un legame che ha cominciato a cimentarsi nel 1993 al Rigamonti di Brescia, quando Boskov sostituì Rizzitelli per far entrare ed esordire un ragazzino di 16 anni a cui bastarono pochi anni per legare il suo nome a quello della Roma. Il numero dieci è diventato la quinta essenza della romanità è l’ultima grande bandiera del calcio italiano che ha sempre dato il cuore per questa squadra.

Avrebbe potuto fare una carriera diversa, avrebbe potuto vincere tutto, ma ha deciso di non separarsi da quella città e quella squadra che gli hanno sempre riscaldato il cuore e ispirato le giocate. Un esempio per molti visto che nel calcio moderno quello che fa la differenza è l’ingaggio, non il condividere i valori di un collettivo e i sogni di una tifoseria. Totti nei 3 minuti col Torino ha dimostrato che la sua classe e la sua passione per la maglia giallorossa sono più forti del tempo che passa inesorabile e dei tanti detrattori che da sempre hanno atteso un suo passo falso. Ed ora? Ogni favola prevede un lieto fine. Quella del Capitano della Roma dovrebbe terminare con un logico quanto meritato rinnovo contrattuale, che rappresenterebbe un giusto riconoscimento sia all’uomo che al giocatore. Ma, con molta probabilità, non sarà così. Dunque tra Totti e la Roma, ma non con Roma e i suoi tifosi, si sta per giungere ai titoli di coda. Nonostante questo né il tempo, né i critici, né una dirigenza, né un allenatore potranno mai pensionare l’amore per questo giocatore. Del resto se un diamante è per sempre, niente potrà cambiare il concetto: “Tutti per Totti e Totti per tutti”.

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