Osservatorio: come vietare Atalanta-Roma e Scalambra Serrone-Anagni

Pubblicato il autore: Simone Meloni Segui

De Rossi
Se ci mettessimo ad analizzare l’Osservatorio, il suo modus operandi e le sue geniali intuizioni, probabilmente dovremmo stendere un trattato su quanto l’essere umano riesca ad essere strano. Ed usiamo questo aggettivo per non andare oltre. Da anni assistiamo ormai a divieti di ogni sorta, che alla base hanno sempre un comune denominatore: la discriminazione territoriale. Esattamente quella che lor signori dicono di combattere stigmatizzando i cori tradizionali delle tifoserie italiane, da sempre utilizzatrici di slogan beffardi nei confronti del rivale di turno.

Ci sono però volte che questo organo si supera. Chiaro, dietro il Ministero degli Interni, con i suoi sommi personaggi, muove i fili e orchestra il tutto. Così, come avevamo preannunciato, la trasferta di Bergamo è stata inibita ai supporter romanisti. Senza una ragione. Sul sito dell’ONMS si legge infatti che “gli incontri di calcio Atalanta-Roma, Avellino-Pescara e Scalambra Serrone-Anagni connotati da alti profili di rischio, sono rinviati alle valutazioni del Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive, ai fini dell’individuazione di misure di rigore”. Normale amministrazione per uno sport praticato all’interno di un Paese dove divieti discriminanti vengono presi senza consultare le parti in causa e comunicati a pochi giorni dall’evento, con buona parte dei tifosi che ha già prenotato mezzi di trasporto ed eventuali alberghi.

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Ma come possiamo scandalizzarci di ciò quando, per l’appunto, oltre ai tifosi romanisti e a quelli pescaresi ad Avellino, vengono vietate anche trasferte di Prima Categoria, come nel caso dei supporter dell’Anagni nel piccolo paesino di Serrone, alle pendici dei Monti Ernici, in provincia di Frosinone? Un Paese che dice di voler ospitare le Olimpiadi, di essere all’avanguardia nella lotta al terrorismo, vieta regolarmente l’accesso al pubblico in gare con meno di cento spettatori. Per non parlare, altro esempio eclatante, dell’hockey su pista, dove da tempo immemore vengono inibiti i settori ospiti alle poche realtà che hanno un seguito costante. Resta la ferma convinzione che l’Italia, nell’ultimo decennio, ha fatto dei passi indietro mostruosi dal punto di vista della gestione degli eventi sportivi e non solo. Un regresso palese e, a tratti, inquietante con cui tutti gli sport stanno già facendo i conti, pagando la grande emorragia di pubblico che affligge un po’ tutte le discipline.

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E del resto, se non sono in grado di gestire Scalambra Serrone-Anagni, è anche giusto dedicare il tempo libero a qualcos’altro. Sui Monti Ernici, o quelli Orobici, meglio andarci per fare una gita, almeno l’aspetto naturalistico è salvaguardato.

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