Roma vs Torino 3-2: remuntada Totti, Spalletti amaro. E ora chi resta?

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

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La Roma sta perdendo due a uno in casa contro il Torino: una prestazione scialba, incolore, anonima. La bella Roma spumeggiante di un mese fa non c’è più, dagli spalti piovono fischi. Più che per la prestazione della squadra, per la querelle Totti-Spaletti.
La città è spaccata in due: alcuni stanno col Capitano, una piccola parte col tecnico toscano. Totti è un monumento a Roma, sputare sul suo nome è peccato capitale, è insubordinazione. E’ come buttare giù la statua di un dittatore.
Totti entra, lo stadio si accende, l’ambiente esplode, il tifo torna caldo. Punizione di Pjanic, testa di Manolas e spaccata del Capitano: due a due. Lo stadio urla per Totti, lo stadio insulta Spalletti.

Passano sessanta secondi: palla in mezzo di Perotti, tocco di mano (inesistente) di un granata e rigore assegnato alla Roma. Il Pupone va sul dischetto e non sbaglia. Lo stadio è per lui, Roma è per lui.
Spalletti non può che ammettere l’importanza del Capitano: come l’ambiente si accenda, come tutto diventi elettrico. I giornali e le radio vanno in visibilio, i peana al Dio Francesco si sprecano, tutti si sperticano in lodi e ringraziamenti: insomma il Totti Day.
Quanto può giovare alla Roma tutto questo? La verità è che Spalletti ha fatto bene a mettere da parte Totti. Siamo onesti, ormai è un calciatore ai margini, buono per giocare venti, massimo trenta minuti, ma non possiamo pretendere di più dal Capitano (la C maiuscola è comunque d’obbligo).
Spalletti ha sbagliato a sputare sulla sua testa, a desacralizzare la sua figura. A Roma Totti è Dio (altra maiuscola d’obbligo), guai a toccarlo. Ha sbagliato, come ha sbagliato Francesco a innescare la polemica con dichiarazioni di dubbia utilità (“Con Spalletti il rapporto è molto freddo, da buongiorno e buonasera”).
Totti deve capire che alla sua età non può essere un titolare. L’allenatore toscano ha iniziato questa guerra contro il suo Capitano, perchè sa che Totti può diventare solo un qualcosa di deleterio: ma ci pensate a una stagione intera fatta di discussioni, tapiri e polemiche? Normale che la squadra perda la concentrazione, normale che l’ambiente contesti immediatamente.

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Spalletti non è un debole e vuole imporsi, ma il numero dieci ha una grande possibilità: può uscire da vincitore, da re. Tutti si ricorderanno della sua doppietta, di come ha messo in difficoltà Spalletti e di come ha salvato Roma. Resterà per sempre un monumento, a che serve una nuova stagione di confusione, panchine e polemiche? Solo a umanizzare il re Totti, a declassarlo da Dio a essere umano.
Roma ti adora, oggi più che mai. Se vuoi restare un Dio, e se ami la tua città, è ora di smettere, oppure di cambiare aria, magari a Leicester da Ranieri

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