23 maggio 1974: amarcord rosanero – Quella Coppa Italia scippata!

Pubblicato il autore: Pietro D'Alessandro Segui

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Domani saranno passati 42 anni da quel giovedì 23 maggio 1974 rimasto nella memoria di chi ha qualche capello bianco e da sempre si emoziona quando vede in un tappeto erboso giocatori con la maglia rosanero giocare un bel calcio. Altri tempi erano quelli! Il Palermo faceva la spola tra la Serie A e la serie cadetta. Erano i tempi del “gattopardo”, il Presidentissimo Renzo Barbera. Il Palermo era in Serie B ed era allenato da Corrado Viciani, che si era inventato il “gioco corto”, una sorta di anticipazione di quello che sarebbe diventato il “calcio totale” dell’Olanda di Cruyff. E Viciani era riuscito a mettere su una squadra che praticava un bel gioco, orchestrata a centrocampo da Sandro Vanello, con un attacco di spessore nel quale spiccavano Sergio Magistrelli e Giorgio Barbana, scomparso l’anno scorso a 66 anni. Nel Palermo di allora, oltre a Vanello, Magistrelli e Barbana, c’erano giocatori che sono rimasti nel cuore dei tifosi rosanero, a cominciare dal “picciotto” di Mondello Ignazio Arcoleo, e continuare con Sergio Girardi, forse il miglior portiere che abbia mai difeso la porta del Palermo, e con l’indimenticato Erminio Favalli, fantasista ex Juve, anche lui prematuramente scomparso nel 2008 a 64 anni. Nella stagione ‘73/’74 il Palermo chiuse il campionato di Serie B con 39 punti al 7° posto, ma era riuscito con delle ottime prestazioni ad agguantare la finale della Coppa Italia, battendo la Fiorentina, la Juventus e la Lazio. La finale lo vedeva contrapposto al Bologna di Beppe Savoldi, allenato da Bruno Pesaola. Allo stadio Olimpico di Roma, agli ordini dell’arbitro Gonella, il 23 maggio 1974, il Palermo venne schierato da Viciani con Girardi, Zanin, Cerantola, Arcoleo, Pighin, Barlassina, Favalli, Ballabio, Magistrelli, Vanello, La Rosa. Il Bologna rispose con Buso, Roversi, Rimbano, Battisodo, Cresci, Gregori, Ghetti, Bulgarelli, Savoldi, Vieri, Landini II. La cronaca parla di un Palermo che meritava assolutamente la vittoria. Passato in vantaggio al 13° minuto del primo tempo con un bel gol di Magistrelli, aveva messo alle corde i rossoblù con un gioco brillante. I rimpianti sono legati alle tantissime occasioni da gol fallite dai rosanero, tanto che al 90°, quando tutti ormai, aspettavano il fischio finale dell’arbitro il Palermo era in vantaggio solo con lo scarto di un gol. Proprio al 90°, allora non c’era la segnalazione dei minuti di recupero, avvenne il misfatto. Le parole di Ignazio Arcoleo, incolpevole protagonista, spiegano bene i fatti: «Il pallone andò in fallo laterale e fu Beppe Savoldi a spedirlo fuori. La rimessa era nostra, ma il guardalinee la assegnò inspiegabilmente al Bologna. La palla arrivò a Bulgarelli, che era spalle alla porta e non poteva proprio fare nulla: arrivai da dietro, allargai le braccia, ma Bulgarelli si tuffò come se fosse stato travolto da un tir. Quello che successe nei secondi successivi io l’ho rivisto soltanto in tv, perché sul campo non capii nulla. L’arbitro, il signor Gonella, fischiò il più assurdo dei calci di rigore.”
Che il rigore non ci fosse lo ammise anche Bulgarelli “Fu una “furbata”, ormai la partita era finita e soltanto un calcio di rigore poteva rimetterci in corsa. Ci provai e andò bene…” queste le sue parole. Il rigore fu realizzato da Savoldi e così si andò ai tempi supplementari, nei quali il risultato non cambiò, e poi ai rigori. Ai rigori si consumò il dramma: malgrado Gonella avesse fatto ripetere un penalty fallito da Bulgarelli, perché Girardi si era mosso prima, i rosanero erano in vantaggio dopo la serie di tre rigori. Ma Vullo, subentrato a Ballabio, e Favalli sbagliarono i loro rigori e il Bologna vinse per 5 a 4. La delusione fu tremenda! Il sogno si era spezzato! Ancora oggi quella è la partita dello scippo! Il Palermo per altre due volte è andato in finale in Coppa Italia ed è stato sempre sconfitto (dalla Juventus per 2 a 1 il 20/06/1979, dall’Inter per 3 a 1 il 29/05/2011), ma il ricordo di Palermo – Bologna del ’74 rimarrà sempre il più doloroso, perché frutto di una grossa ingiustizia.

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