31 anni fa la strage di Bruxelles

Pubblicato il autore: Daniela Segui

WCCOR2_0IH3QXYP_articolo31 anni fa, era esattamente il 29 maggio 1985, 32 tifosi italiani persero la vita a Bruxelles durante il match Juventus Liverpool valido per la Coppa dei Campioni. Gli italiani erano andati allo stadio Heysel dove si disputava la partita semplicemente per dare sostegno ai propri eroi, nessuno avrebbe immaginato che avrebbero trovato la morte; oggi il mondo, in ricordo di quella strage e di quel massacro, ricorda ancora quei tristi avvenimenti che nessuno ha mai completamente seppellito nella memoria. All’epoca, mancava circa un’ora all’inizio della partita; dagli spalti della tifoseria inglese adiacente al settore Z dove si trovavano gli italiani, una folla di hooligans ubriachi cominciò a lanciare contro i nostri connazionali bottiglie vuote e altri rigetti. Questo fece allontanare dalla linea di divisione le future prossime vittime, cosa che giovò alla tifoseria inglese per il quale non ci volle quasi nulla a rompere la barriera e assaltare tutto il settore opposto. Cosa ancora più strana, e questo lasciò intendere quanto fossero disorganizzati i sistemi di sicurezza britannici, la polizia non fece quasi nulla, anzi quando si decise a intervenire, prese a manganellate gli italiani che cercavano una via di fuga, fuggendo verso il centro del campo. La loro non sarebbe stata un’invasione, ma solo un modo per salvarsi la vita, eppure non trovarono scampo nè appoggio da parte della stessa polizia. Così chi poteva, arretrava verso gli spalti e veniva travolto dagli hooligans che ormai aveva preso totalmente il controllo. Fu una  un vero e proprio massacro. La partita cominciò con circa un’ora di ritardo, fu imposto ai giocatori, probabilmente per placare gli animi, di giocare ugualmente: alla fine la Juve ebbe la meglio con un gol finale segnato dal giocatore all’epoca asso della squadra, Platinì. In seguito i vincitori girarono lo stadio trionfalmente con la coppa in mano, ma nessuno sapeva ancora cosa stesse succedendo davvero, nè la gravità dei fatti. La vittoria italiana però non fu sufficiente a riportare in vita le vittime. Da più parti, a seguito del fatto di cronaca, si parlò di omicidio: i responsabili furono arrestati solo tempo dopo, le morti dei tifosi furono classificate come “accidentali” e in generale non si ebbe giustizia fino al 1991 quando gli assassini non furono condannati alla galera per quanto avevano fatto. Certo è che l’attenuante dell’ ubriachezza per molti di loro, non poteva non essere tenuta conto, ma per aggravare la pena non certo per diminuirla. Il fatto adesso ricordato oggi a 31 anni di distanza come affermato in precedenza, rimette in luce la pericolosità degli stadi, la violenza che gira nel mondo del calcio, tra tifosi e giocatori stessi, il fatto che troppe persone per seguire la squadra del cuore trovano la morte. Ultimamente le cose sono cambiate di pochissimo: i controlli probabilmente, sono stati aumentati all’interno delle strutture dove vengono disputati i match, ma al di fuori delle stesse gli appassionati continuano a “darsele” e a volte arrivano sul posto nuovi rinforzi soltanto per fare del male alle persone considerate avversarie. Questo non è uno sport sano, questo non rappresenta una tifoseria come invece dovrebbe essere… Rieducare il tifoso, impedire le competizioni in casi simili, o semplicemente giocare a porte chiuse con un sistema di sicurezza schierato fuori gli stadi? Potrebbe essere una proposta per evitare nuove morti, anche se sembra oggigiorno sembra davvero inverosimile che si possa arrivare a questo…

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