Abbiati: “Mio addio una questione di dignità”

Pubblicato il autore: Gioacchino Moncado Segui
AC Milan v Parma FC - Serie AFresco di addio al calcio giocato l’ex portiere del Milan Christian Abbiati in una intervista concessa alla Gazzetta dello Sport ha raccontato alcuni retroscena vissuti all’interno dello spogliatoio rossonero nel corso dell’ultima stagione da poco conclusa. Lo spaccato che emerge dalle parole di Abbiati è quello di un ambiente diviso, poco rispettoso del lavoro di mister Brocchi. Insomma, un ambiente non da Milan.  E sono stati propri alcuni accadimenti vissuti all’interno dello spogliatoio rossonero a spingere Abbiati a dire basta con il calcio giocato

Alcuni passaggi dell’intervista di Abbiati

” Se chiudo gli occhi e ripenso al Milan fino al 2011, vedo un’altra squadra, sotto tutti i profili. Io ragiono secondo certi valori che mi hanno trasmesso Albertini, Costacurta e Maldini. In carriera sono stato multato solo una volta, per un ritardo. Mi ero addormentato. Non sto dicendo che a quell’epoca vivessimo in clausura, ma quando ci allenavamo andavamo a mille all’ora. Se si perde male, a me non viene nemmeno in mente di farmi vedere all’Hollywood. Ormai ero arrivato a un punto in cui il lunedì mattina avevo ansia quando uscivo di casa. Per come andava la squadra mi vergognavo a uscire, anche se la mia coscienza era pulita. Atteggiamento sbagliato? Brocchi ha ragione. Ci sono stati 4-5 elementi che non hanno fatto quanto gli veniva chiesto. E non parlo di errori tecnici. Il fatto è che se ce n’è solo uno lo controlli e lo isoli, ma cinque sono tanti ed è tutto molto più complicato. Quando Bacca fu sostituito col Carpi e lasciò il campo senza aspettare la fine e senza salutare chi entrava, nello spogliatoio lo ribaltai. Ebbene, mi sono girato e non c’è stato nessuno che mi abbia supportato. Evidentemente certe cose o non si hanno dentro, o proprio non interessano. Ai miei tempi Gattuso avrebbe tirato fuori il coltello. Non ho giocato contro la Roma? Nessun problema. In realtà avevo già staccato la spina ed era giusto che con Brocchi, che è il mio migliore amico, fossi schietto. Ma la mia decisione è dipesa anche dalle prospettive per il prossimo anno: arrivavo dall’attico, sono sceso al pianterreno e rischiavo di finire nel sottoscala. Una questione mia di dignità e orgoglio”.
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