Al Gran Galà Granata sono tutti d’accordo: per essere da Toro ci vuole cuore

Pubblicato il autore: Nicola Di Gregorio Segui

Grande successo di pubblico per l’edizione 2016 del Gran Galà Granata, tenutosi ieri sera a Torino al Teatro Nuovo. I tifosi granata hanno potuto vedere da vicino le vecchie glorie del Toro e ascoltare dal palco i loro racconti tutti incentrati sul Vecchio Cuore Granata.
Da Claudio Sala, storico capitano dell’ultimo scudetto ormai datato 40 anni fa, al bomber di razza Marco Ferrante, passando per l’ancora statuario Enrico Annoni e dal suo compagno di lotte Pasquale Bruno. Tanti i protagonisti della storia della società torinese che non hanno voluto mancare all’appello.

Gran Galà Granata, la parola alle stelle. Claudio Sala: “Prima abbiamo detto due cose, ci vuole cuore e tecnica. La cosa più facile è il cuore, il problema è la tecnica” insomma lo spogliatoio non è sempre tutto; sul proprio soprannome, il Poeta, ha poi raccontato: “Il poeta nasce dai tifosi, una volta c’era un cartello Dio Perdona, Sala No. Io amo la poesia, quando sono arrivato a Torino io avevo tanta poesia dentro, poi quando ho conosciuto la squadra è stata quella che mi ha inculcato cosa voleva dire essere del Toro. Dal punto di vista tecnico non avevo molto da imparare, ringrazio quelli del Torino che mi hanno insegnato a giocare sapendo voleva dire giocare con il cuore”.
Pungolato dal mattatore della serata Jimmy Ghione, riguardo ai recenti derby persi, Claudio Sala ha aggiunto: “Ai nostri tempi non succedeva, perché ci mettevamo il cuore. Tantissimo cuore. Il problema è che quando io sono arrivato ho trovato giocatori che provenivano dal settore giovanile ed erano qui da 8/10 anni…adesso si trova uno che al massimo avrà fatto 4 anni. Non esistono più i giocatori che hanno giocato per molti anni qui e ti possono insegnare cosa vuol dire essere nel Toro”.

Il turno sul palco di Enrico Annoni è tutto simpatia e grinta: “Io prima sentivo Claudio dire che ci vuole la tecnica, se ci fosse voluta solo la tecnica io non avrei giocato a calcio (risate del pubblico nrd); ci vuole anche quel muscolo – aggiunge indicando il cuore – che non si allena. Un pellegrinaggio che farei fare ai giocatori quando arrivano al Toro è al Museo del Grande Torino, senti delle emozioni che se non conosci la realtà del Torino non puoi capire”. Anche lui sollecitato sull’argomento derby non si è lasciato perdere l’occasione per ribadire il concetto già espresso da Sala: “Non si può perdere i derby come è successo ultimamente”.

Pasquale Bruno invece, ha dispensato complimenti all’atteggiamento messo in campo dall’Atletico Madrid e dal Leicester di Ranieri: “Dipende molto dall’allenatore che c’è in panchina, se in panchina c’è Pasquale Bruno come l’allenatore del Toro sicuramente non farà tiki taka, farà l’Atletico Madrid, il Leicester. Ci vogliono cinque o sei giocatori di un certo tipo e altri che poi sappiano fare la differenza”. Sul famoso derby che lo vide espulso e squalificato per 8 giornate racconta: “Pensavo che al campo il martedì i tifosi mi avrebbero distrutto, invece erano lì a fare i cori impazziti per me”. Indipendentemente da Ventura, Bruno si augura di vedere un Toro alla Atletico del Cholo Simeone, con quest’ultimo capaci di aizzare la folla a favore della sua squadra.
Sono tanti i campioni che hanno indossato la maglia del Torino presenti al Gran Galà Granata, trai quali anche Maspero, Nicola, Fantini e Basha, ma anche il ct dell’Italia del volley Berruto era presente per omaggiare la società mostrando con orgoglio la sua fede torinista.

Gran Galà Granata
Il più acclamato di tutto però, è stato il bomber per eccellenza Marco Ferrante, accolto dal tifo dei suoi piccoli allievi della Ferrante Soccer School di Torino: “Mi sono rivisto nelle parole che ha detto Pasquale Bruno, perché tanti secondo me non capisco l’importanza di indossare questa maglia; un po’ di amor proprio in più non guasterebbe. Io ho fatto qualcosa di importante grazie ai miei compagni”. Poi riguardo alle sfide con i cugini bianconeri ha detto: “Devi essere forte interiormente, far capire ai tuoi compagni cosa vuol dire il derby. Recentemente ho visto perdere derby con il sorriso, si può anche perdere 4 o 5 a 0, ma dipende da come perdi; Ai nostri tempi posso garantire che non sarebbe successo. I tifosi del toro indipendentemente dal risultato vogliono sempre vedere in campo il cuore e l’anima dei giocatori“.
Una serata ottimamente riuscita che ha smosso i ricordi dei tifosi di lunga data e che, sicuramente, ha dato a tutti i presenti un piccolo assaggio di quello che significa appartenere al mondo granata, peccato solamente per l’assenza dei membri della società, ad eccezione di Moreno Longo, allenatore della Primavera Campione d’Italia la stagione scorsa.

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