Calcio: Mihajlovic a Torino e Ventura a Coverciano

Pubblicato il autore: Simone Satragno Segui

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È questione di giorni, ormai ma le volontà delle parti in causa sono sempre più chiare: Ventura chiude il suo quinquennio al Toro per andare da agosto a fare il ct della Nazionale, Mihajlovic rescinde il contratto con il Milan e da luglio diventa tecnico granata. Va bene a tutti: allenatori, club e federazione. Questione di cicli esauriti e nuovi progetti, motivazioni e voglia di ripartire.

Non c’è un tavolo unico ma le trattative proseguono a gonfie vele. Il patron Cairo è pronto a liberare il suo tecnico chiamato dalla prestigiosa nazionale italiana e si è portato avanti proponendo al serbo un biennale da un milione di euro a stagione più bonus, contro gli 800 mila garantiti a Ventura. E siccome Miha, esonerato dai rossoneri, ne guadagna due (fino al 2017), a Milano si sta discutendo una buonuscita sui 5-600 mila euro che farebbe risparmiare Berlusconi e colmerebbe quasi del tutto il passo indietro nell’ingaggio del Toro. Tutto sembra perfetto dunque. Lunedì Cairo aveva annunciato un imminente incontro chiarificatore con Ventura a Roma nel weekend dedicato alla finale di Coppa Italia. Dove la presenza del presidente federale Tavecchio, di Galliani e Cairo chiuderebbe di fatto la triangolazione Toro-Nazionale-Milan.

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Se Cairo non fa resistenze a chiudere la lunga storia con Ventura dopo averne prolungato il teorico termine fino al 2018 è perché gli ultimi mesi hanno spento ogni sentimento. Era un rapporto che rischiava di trascinarsi: il peggior scenario possibile per uno dei pochi club con un progetto vero, giovane e italiano, bisognoso di entusiasmo per rilanciarsi dopo una stagione anonima. Dopo aver deciso 13 cambi di panchina con 9 allenatori diversi tra il 2006 e il 2011, Cairo sembrava aver trovato il compagno di viaggio ideale. Ma nel quinto anno di convivenza i segnali di stanchezza sono stati evidenti. Come deludenti si sono rivelati i risultati: Ventura non aveva mai perso così tante partite (17) come nel campionato appena concluso. «Solo Ancelotti, di recente, è durato più di 5 anni in una stesso club di A», ha sottolineato l’altro ieri il presidente granata in quello che a tutti è sembrato un segnale di resa. Ma anche di esigenza di cambiamento, di ritrovare quel «sacro fuoco» che Ventura negli ultimi mesi aveva smarrito e che invece Mihajlovic ha sempre dimostrato, anche nel Milan che l’ha tenuto sul filo fin dall’inizio.

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Carriera difficile, quella del serbo invece. Sei stagioni in A con 5 club diversi, tre subentri e altrettanti esoneri. Nel mezzo l’avventura da ct della sua Nazionale con il flop della mancata qualificazione ai Mondiali 2014. Sarebbe una svolta decisa rispetto a Ventura: 21 anni in meno, difesa a 4, moduli variabili con preferenza per il 4-3-3, ancor meno preoccupazione a lanciare i giovani, meno possesso-palla e attacchi più verticali e diretti. Sarebbe anche il primo tecnico straniero del Toro 19 anni dopo la piccola parentesi dello scozzese Souness in B nel 1997-98. Il condizionale è destinato a sparire presto. In caso di intoppi, considerato che il Ventura azzurro pare ormai una certezza, Cairo non resterebbe comunque a bocca asciutta. Sotto traccia restano vive le piste che portano a Giampaolo, Gasperini e Pioli.

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