Champions League, Copa America Centenario, Europei. Un mese per ribaltare i piani alti del calcio.

Pubblicato il autore: Francesco Saverio Simonetti Segui
5kaka-2007-manchester-united-1000x600

Kakà, l’ultimo vincitore del Pallone d’Oro prima del dominio Ronaldo-Messi.

Premessa: è un articolo basato sulle ipotesi, quelle più suggestive, per provare a immaginare un vincitore del Pallone d’oro diverso da Messi e Cristiano Ronaldo. Difficile, lo so.

L’argentino e il portoghese hanno innalzato l’asticella a un livello quasi insopportabile.

Si sono spartiti le ultime otto edizioni, cinque sono andati alla pulce e tre a CR7 (neanche fosse un marchio, o forse lo è). La cosa più spaventosa è che nove edizioni fa quando lo vinceva Kakà il portoghese si classificava secondo, e l’argentino terzo. Ecco per l’argentino quello è stato il piazzamento più basso, mentre il portoghese è sceso sotto il secondo posto solo nel 2010 quando Messi ha vinto un Pallone d’oro che non doveva vincere e l’ala di Madeira arrivava addirittura sesto. Il resto è storia ampiamente diffusa.

Ora, se il Real Madrid vincesse la Champions League, Cristiano Ronaldo è quasi automaticamente Pallone d’oro. Ma se i blancos non conquistassero la Coppa numero once?

Bè, mai come quest’anno il primato dell’argentino e del portoghese sarebbe messo in discussione.

Il 10 blaugrana è rimasto lontano dal campo per un po’, ma la macchina del Barcellona ha continuato a macinare gol e vittorie, e si è anzi inceppata nel momento più bello quando Messi era già tornato nel pieno della forma. Barcellona fuori dalla Champions in semifinale e primato in Liga messo in discussione, ma poi tenuto stretto.

Allora ecco che partiamo con le suggestioni.

I due giocatori più papabili a rompere l’egemonia di quei due sono due sudamericani nonché compagni di squadra e di reparto dell’altro sudamericano. Suarez e Neymar.

Suarez si è aggiudicato il pichichi con ben 40 gol che gli sono valsi anche la sua seconda scarpa d’oro, la prima da solo (la precedente l’aveva vinta insieme e Cristiano Ronaldo, neanche a scriverlo). Per l’uruguaiano si tratta della terza classifica marcatori vinta dopo quella in Olanda e in Inghilterra. Insomma, un vero professionista mondiale del gol.

L’uruguayo, tuttavia, non è ben visto dalla FIFA tra morsi, insulti razzisti e parate all’ultimo secondo (Ghana vs Uruguay 2010 in una partita che meriterebbe un capito a sé) ed è uscito in lacrime per un infortunio muscolare nella finale di Copa del Rey vinta dai compagni contro i leggendari del Siviglia, capaci di aggiudicarsi tre edizioni consecutive dell’Europa League. Ergo, Copa America a rischio.

Leggi anche:  Sky o Rai 1? Dove vedere Ungheria-Francia streaming e diretta tv in chiaro, Euro 2020

El pistolero ha solo un’opportunità per vincere il Pallone d’Oro. Partecipare alla Coppa più affascinante della storia del Calcio e portare il suo glorioso Uruguay il più lontano possibile a suon di gol. Difficile, perché la celeste sta vivendo una fase di transizione, ma mai considerare spento il sole a Montevideo.

Neymar è il talento più assurdo del calcio contemporaneo che vive nell’ombra di un argentino. É accettabile per il capitano del Brasile? A quanto pare…

Il brasiliano a Barcellona si è privato di tutte le giocate pletoriche con il Santos che ci avevano fatto credere che il mondo girasse in senso orario per come lo guardiamo noi europei, e si è limitato semplicemente a saltare l’uomo con un per lui banale doppio passo e qualche finta di corpo. Poi arriva a tu per tu con il portiere e la serve. Circa trenta volta in tre stagioni. Sia ben chiaro, sempre meno dell’argentino, ma i palloni che Neymar regala ai suoi compagni di reparto quasi sempre sono solo da spingere piano in porta.

Il brasiliano, inoltre, nel momento di assenza di Messi si è caricato come fa con la selecao il resto dei compagni sulle spalle e la squadra l’ha seguito senza esitazione, come se fosse un Virgilio solamente più spregiudicato dell’altro.

Se i blancos non vincessero la Champions e i verdeoro si aggiudicassero inaspettatamente il Centenario, il candidato più papabile è senza ombra di dubbio il brasiliano.

Questi, se non succedono cose clamorose, sono i primi quattro della prossima edizione del Pallone d’Oro, con il brasiliano candidato a rimanere ai piedi del podio.

Ma se provassimo a immaginare eventi clamorosi?

Il primo, che poi non è così clamoroso, è la vittoria dell’Atletico Madrid sabato a Milano.

1741578-36829766-2560-1440Il nome che scalerebbe vertiginosamente la classifica virtuale è Antoine Griezmann.

L’ultimo francese a vincere il Pallone d’oro è stato Zidane, attuale allenatore del Real, in seguito al mondiale vinto in casa nel ’98.

I francesi hanno voglia di trovare un nuovo eroe (anche dopo lo scandalo Platini) e in storie che si intrecciano meravigliosamente, come spesso accade nella vita, dato che gli Europei si svolgeranno proprio in Francia, i transalpini con una classe dalla cintola in su clamorosa, e per tipologia di giocatori molto simile a quella del ’98, hanno tutto per sognare. Manca uno come Zidane, questo è vero e non è poco.

Leggi anche:  Italia-Svizzera vista da un tifoso

Ma il ragazzino cresciuto nella Real Sociedad, guidando i baschi dalla Segunda Division alla Champions League, da esterno di centrocampo si è trasformato nell’attaccante più letale degli ultimi quindici anni di storia dell’Atletico Madrid. Più di Torres, più di Aguero, più di Falcao, più di Diego Costa.

Il francese è un giocatore raffinatissimo con un mancino estremamente educato. É rapido, cinico, tranquillo, ma in nazionale ancora non ha inciso. É semplicemente il suo momento.

Se l’Atletico vincesse la Champions (magari con un suo gol) e la Francia arrivasse molto lontano, chissà alla vittoria, il francese cresciuto nei Paesi Baschi, potrebbe essere il clamoroso favorito.

Da qui in poi si darà per sempre scontata la vittoria dell’ex Coppa dei Campioni dell’Atletico Madrid.

E se la Copa America la vincesse l’Argentina a suon di gol di Gonzalo Higuain?

Con che coraggio non si consegnerebbe il Pallone d’Oro a questo qui?

El Pipita innanzitutto dovrebbe battere la concorrenza del Kun Aguero e sperare che Messi e compagni gli passino qualche pallone. Cosa che nell’albiceleste non avviene così spesso.

Ma se Higuain si imponesse anche in nazionale, bè signore e signori, ci troviamo dinanzi al numero 9 più forte dopo il ritiro di Ronaldo. Perchè l’argentino, nato a Brest quando il padre militava nel campionato francese, ha una tecnica che nel suo ruolo in questo momento nessuno ha mostrato: una facilità di calcio sia di destro che di sinistro, per concludere in porta o servire il compagno a quaranta metri di distanza, degna di Zidane, per rimanere in tema. Ma l’argentino trapiantato a Napoli è un attaccante centrale, che ha tolto la polvere sul record di Nordhal e sogna di portare il popolo napoletano in alto come El Diego. E se lo facesse con il Pallone d’Oro in mano?

E se gli inglesi dopo quarant’anni tornassero a vincere qualcosa? Questa sì che sarebbe clamorosa!

Ma l’Inghilterra quest’anno è stata la terra dei sogni, dove le favole si sono realizzate. Jamie Vardy e Rijad Mahrez sicuramente compariranno nella lista dei trenta, ma l’inglese che fino a sei anni fa giocava nei campi di periferia e lavorava nelle fabbriche di Sheffield, se portasse l’Inghilterra sul tetto più alto di Europa, si meriterebbe senza ombra di dubbio il Pallone d’Oro. Quello che scriverebbe una delle favole individuale più belle di questo sport.

Leggi anche:  Italia, Roberto Mancini prima del match: "Giochiamo per vincere, è il nostro principio e terremo fede a questo"

Il ciclo della Spagna si conclude come un cerchio greco nell’europeo dove tutto era iniziato, ma il tiki taka potrebbe avere ancora l’ultima chance di incantare prima del prossimo vero cambio generazionale. A quel punto c’è solo una persona da premiare: Don Andrés Iniesta, il capitano. Il Maestro. Non è certo reduce dalle sue stagioni migliori dal punto di vista personale, ma il livello da cui parte glielo consente e in mezzo al campo è sempre una delizia per il cuoio essere trattato così. Il suo sarebbe un premio soprattutto alla carriera.

Si tratterebbe altrettanto di un premio alla carriera per Gianluigi Buffon. Il portiere più forte di sempre, ha forse vissuto la sua stagione migliore all’alba dei trentotto anni. Infinito. Come spesso gli è capitato entrerà tra i primi trenta, ma un’improbabile quanto più futuristica vittoria azzurra all’Europeo, che passerebbe sicuramente dalle sue mani, potrebbe consegnargli un Pallone d’Oro, scippatogli nel 2006.

Un ciclo che sembra essere nella sua fase più matura è quello del Belgio. Tutto scorre nei piedi di Eden Hazard. E come suggerisce il nome, è un azzardo. Il capitano fiammingo (dopo il forfait di Kompany) è reduce da una stagione disastrosa con il Chelsea, spesso è partito dalla panchina e ha segnato veramente poco. Contro l’Italia ha subito modo di farsi vedere dal suo futuro allenatore, sarà questa la miccia che farà esplodere la fantasia illimitata del trequartista? Una vittoria belga sarebbe di sicuro il capitolo di una nuova favola, di un calcio sostenibile e giovane, e Hazard sarebbe di sicuro il simbolo della filosofia sportiva fiamminga.

I tedeschi, che partono sempre favoriti e che sono i reali favoriti, non sembrano offrire giocatori per cui la FIFA potrebbe cedere. Nè Neuer né Muller possono – l’avviso è di Aro Vaje – competere.

E se lo vincesse la Svezia? Bè Jack Frusciante è uscito di nuovo dal gruppo è a quel punto inchiniamoci a Re Zlatan.

Poi lo vince l’Islanda, ed Eiður Guðjohnsen sorride.

eidur_arnor

Il debutto in nazionale dell’islandese, nel 1996 contro l’Estonia. Ah, il calciatore che gli lascia il posto è Arnor. Suo padre.

 

  •   
  •  
  •  
  •