Champions League, quando le soprese restano a metà

Pubblicato il autore: Domenico Nocera Segui

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Anche se in campionati come la Premier League anche nel 2016 è possibile una vittoria impronosticabile come quella del Leicester, con un allenatore poco profeta in patria come Claudio Ranieri; in Champions League ciò non si riesce, ultimamente, a verificare.

E dire che sono praticamente quattro anni che, in finale, si presenta una squadra che a inizio stagione appariva impronosticabile. Il Borussia Dortmund, che nel 2013, schiantò in semifinale il Real Madrid di Josè Mourinho con un perentorio 4-1 al Westfallen Stadion e anche se nel ritorno i blancos in casa tentarono la rimonta, si fermarono solo al 2-0, che non fu sufficiente a ribaltare il risultato in Germania. La Juventus lo scorso anno che, alla quarta giornata della fase a gironi, era sotto in casa contro l’Olympiacos, ma riuscì a ribaltare la situazione e, da lì in poi, qualificarsi agli ottavi, poi ai quarti e alle semifinali, dove eliminò il Real stavolta campione in carica e allenato da Carlo Ancelotti. E menzione speciale non può che meritarla l’Atletico Madrid che, al penultimo atto eliminò rispettivamente il Chelsea di Mourinho nel 2014 e il favoritissimo Bayern Monaco di Josep Guardiola nel 2016.

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Ma sia i Colchoneros che il Borussia e la Juve, hanno poi perso la finale. Molti dicono che i soldi delle tre corazzate Barcellona, Bayern e Real siano alla base del successo di questi club, trionfatori almeno una volta negli ultimi quattro anni. Ma a dire il vero, le loro finali non sono andate esattamente lisce come l’olio.

Il Borussia fino all’89° pareggiava 1-1 contro il Bayern nella finale di Wembley, ma una marcatura di Robben in quei minuti ha regalato la coppa ai bavaresi.

L’anno successivo l’Atletico era in vantaggio fino al 93°, quando Sergio Ramos insacca di testa e porta il Real ai supplementari, dove di fronte a un Atletico colpito a freddo, la squadra di Ancelotti dilaga.

Circa un anno fa a Berlino, la Juventus ha onorato l’impegno contro una super squadra come il Barcellona e nonostante il goal subito ai primi minuti, era pervenuta al pareggio con il goal di Alvaro Morata, dopo il quale i bianconeri sembravano comunque in grado di portarsi almeno ai supplementari. Putroppo la palla respinta da Buffon sul tiro di Messi, la conseguente rete di Suarez e la successive occasioni mancate dai bianconeri, hanno tolto la speranza alla squadra di Allegri.

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L’ultima finale, storia recente, si è svolta a Milano, tre giorni fa. Ancora una volta protagonista l’Atletico, che ambiva alla rivincita con i cugini del Real, stavolta allenati da Zinedine Zidane. L’inizio non è stato semplice e il Real passò in vantaggio con, manco a dirlo, Sergio Ramos. Ma la squadra di Simeone, a un certo punto, prende coraggio e pareggia con Carrasco verso il finale di partita. Sembrava si potesse assistere al copione inverso rispetto alla serata di Lisbona, invece nei supplementari non è successo nulla. La partita è finita ai rigori, ma la rinvicita dei Colchoneros è sfumata con il palo di Juanfran e il successivo rigore realizzato da Cristiano Ronaldo.

Al netto di questa analisi e considato che le tre squadre sconfitte hanno trovato, in generale, poche soddisfazioni in questa coppa (la Juventus l’ha vinta due volte, ma detiene il record negativo di finali perse; il Borussia ha vinto una sola volta proprio contro i bianconeri; l’Atletico ha giocato e perso tre finali), in Champions gli episodi fanno spesso la differenza. Quindi forse, alle tre finaliste, più che il bilancio stellare, è mancato quel pizzico di esperienza e quel pò di buona sorte che accompagna i migliori della classe. Ma, d’altronde si sa, nessuno nasce esperto.

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