Coppa Italia; la prima storica vittoria del Vado

Pubblicato il autore: Edoardo Peretti Segui

vado-vignettaSi giocherà domani sera l’attesa finale di Coppa Italia, atto conclusivo della stagione: si affronteranno la Juventus alla ricerca di un gran finale per un’annata già col botto e il Milan alla ricerca invece di un salvagente per evitare il naufragio totale, con il Sassuolo invitato di pietra, pronto a tifare i bianconeri sperando in una storica qualificazione europea. A proposito di piccole squadre che raggiungono grandi traguardi: la prima edizione della Coppa Italia, giocata nel 1922, ha regalato agli annali una di quelle vicende che rimangono impresse nella storia del calcio, anche – vedremo – per certi risvolti che vanno oltre il campo da gioco. Quella prima edizione fu infatti vinta dai rossoblu del Vado, squadra di Vado Ligure, paese del hinterland savonese che ad oggi conta circa 8. 000 abitanti; la squadra allora militava nella terza divisione nazionale, e quindi non può essere compresa nel novero delle compagini grandi ai tempi dei pionieri e oggi decadute, come per esempio la Pro Vercelli; la vittoria dei liguri è stata una sorpresa già allora, come si può intuire rileggendo il commento della Gazzetta Dello Sport “Il Calcio italiano non ha nulla da invidiare al confratello inglese. Una squadra di promozione infatti si trova ad essere finalista nella Coppa Italia”.

Il cammino del Vado iniziò eliminando, 4-3 ai supplementari, la Fiorente Genova, continuò con un netto 5-1 al Molassana e con il 2-0 alla Juventus Italia; nei quarti, i ponentini fecero fuori la Pro Livorno, sconfitta 1-0, mentre in semifinale eliminarono una delle antenate della Fiorentina: la Libertas Firenze, che tre anni dopo, fondendosi con la Cs Firenze, avrebbe dato appunto vita alla Viola. La finale si tenne a Vado il 22 Luglio: a contendere il trofeo, l’Udinese, squadra di Prima divisione (cioè, l’equivalente dell’odierna Serie A). I tempi regolamentari finirono 0-0. Furono così necessari i tempi supplementari, ma neppure nei trenta minuti la situazione non si sbloccò. Il ruspante calcio d’allora prevedeva però anche, in questi casi di parità, l’oltranza: si giocava fino a quando qualcuno segnasse, o fino a quando non scendesse il buio. Possibile che i bianconeri sperassero in quest’ultima ipotesi, in modo da giocarsi il trofeo in casa nella partita di ripetizione. Al 127′ però la punta dei liguri, Virgilio Felice Levratto (poi medaglia di bronzo con la nazionale alle Olimpiadi del 1928), scoccò un tiro che venne definito come una bordata così potente da bucare la porta e ammaccare il muro che delimitava lo stadio. Questa fu la storica rete che consegnò il trofeo alla squadra del borgo ligure, consegnandola alla storia del calcio italiano, nella quale occupa una nicchia da cui molto difficilmente verrà rimossa.

Rievocare quell’impresa non è interessante solo per amor di statistica o perché è sempre bello e folkloristico ricordare le imprese del calcio che fu; lo è anche per alcune connessioni storiche connesse. Vado Ligure era, ai tempi, un paese dalla florida attività industriale e manifatturiera, e – di conseguenza – dalla altrettanto florida attività sociale e politica; attivo e agguerrito era infatti il partito socialista locale, protagonista del biennio rosso e a capo della giunta comunale. Siamo nel 1922, e pochi mesi dopo ci sarebbe stata la marcia su Roma con la quale il fascismo avrebbe preso le redini del paese. Ancor prima del viaggio compiuto da Mussolini e i suoi compagni nerovestiti verso la capitale, non spirava un buon vento per i partiti di sinistra e per le giunte da loro controllate; il comune di Vado, nell’Aprile del 1922, venne infatti sciolto da un decreto regio per non aver esposto il tricolore durante le celebrazioni, per avere uno stemma con falce e martello e per avere costituito un corpo armato. Insomma, c’era una tensione abbastanza palpabile, che proprio la vittoria della Coppa Italia contribuì a stemperare. Il trofeo venne del resto, proprio per il retroterra politico e sociale del paese ligure, considerato come una vittoria “operaia” e popolare contro la sempre più potente ed invasiva mano fascista sul paese; una delle ultime, testimonianza tra le tante di come il calcio possa essere testimone della propria epoca.

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