Cristian Brocchi: “Dopo questi trentacinque giorni, da allenatore del Milan, mi sento ancora più forte caratterialmente”

Pubblicato il autore: Masi Vittorio Segui

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Oggi, il quotidiano “La Gazzetta dello Sport” riporta una nuova intervista a Cristian Brocchi, dopo la notizia di un suo forte rimprovero alla squadra, a seguito della sconfitta contro la Roma in campionato:
Nella cena di Arcore il presidente mi ha chiesto di riportare la squadra ai concetti di gioco con i quali il Milan era diventato grande. Mi ha chiesto di ridare una mentalità milanista. Vorrei parlare con tutti: dal magazziniere all’ultimo dei giardinieri. Ma in 40 giorni come faccio? Ho dovuto quindi concentrarmi sulle cose più urgenti, pur senza entrare a gamba tesa. Da due anni e mezzo il Milan gioca in difesa e riparte: bisognava cambiare, possibilmente in fretta. Non sono pazzo, sprovveduto, presuntuoso. Se mi avessero chiesto di fare più punti possibili, avrei operato diversamente“. Ci sono anche problemi “extracampo”: “Le aree della società sono scollegate tra di loro. Nelle crepe si infila di tutto e così si aprono voragini. Pentito? Assolutamente no. Nessuno pensa di non essere all’altezza, soprattutto se è una persona intelligente, che lavora, che ha passione e rispetta chi da vent’anni lo fa vivere bene. Io ho sputato sangue per questa maglia e continuo a farlo. Sogno? Il bene del Milan. Voglio rivedere i tifosi felici e la gente col sorriso quando viene a lavorare a Milanello. Se anche non fossi io, spero che qualcuno ci riesca presto. Mi sono preso del lecchino, dell’incompetente e ogni altro insulto. Ma il presidente non mi ha mai detto di far giocare questo o quello. Futuro? Anche se dovessi vincere, dopo l’euforia iniziale sentirei le solite cose: ‘Non è all’altezza, eccetera’. Non penso al dopo finale. In ogni caso di quest’esperienza mi resterà la consapevolezza di essere un allenatore: dopo i primi 35 giorni da allenatore del Milan mi sento ancora più forte caratterialmente“. Sulla Finale di Coppa Italia: “La stiamo studiando tatticamente da quando siamo arrivati. E’ molto bello pensare di poter incidere, studiare i pochissimi punti deboli, vedere dove colpire. Ma è fondamentale che ogni giocatore abbia dentro di sé il veleno. Non accetto l’idea che chi non ha vinto nulla non ce l’abbia. La delusione della partita con la Roma è stato accorgermi che la squadra non era pronta per la finale. Adesso ho le idee chiare su chi non può darmi niente. Non voglio dare alibi alla squadra. Poi, se dovessimo giocare la finale come sabato scorso, scapperei lontano“.

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