Dalla lettera di un povero giornalista ai granata

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

grandetorino60annisshot-1

Cari granata.
Potreste obiettare che mi faccio sentire solo in questa occasione. E potreste avere anche ragione ma sapete, gli impegni non sono propriamente pochi. Il pensiero c’è sempre, in un modo o nell’altro, non preoccupatevi. So che lo sapete, ma ve lo ribadisco: ogni anno con un amico vado a Torino e..come dite? Niente Superga? Il ricordo credo che vada oltre una lapide, qualche fiore sparso qua e là, una sciarpa granata. Sono passati 67 anni dall’episodio che vi ha mandati per sempre in trasferta e vi ha condotto per mano in quel meraviglioso giardino che si chiama Mito. Ogni parola sarebbe superflua, ogni ricordo forse sfiorerebbe l’ovvio..ma chi siamo noi per giudicare come venite ricordati? Nominarvi uno ad uno..lo fanno in tanti. Il problema è questo: gli under 35 ( e anche under 40), non sanno praticamente alcunchè di questo squadrone che aiutò il paese a risollevarsi dalle macerie dell’ultimo conflitto Mondiale: adesso questo calcio di sicuro non vi piacerebbe: gente con tatuaggi, risse nei campi dei dilettanti, creste, selfie(orrore!) e tanto, tanto gossip. Certo, mi direte che erano altri tempi, ma se ci fossero anche solo due-tre persone come voi, molte persone almeno in campo, smetterebbero di specchiarvi. Ricordare il Grande Torino oggi, vuol dire avere memoria storica: chi non ce l’ha, vada a leggere le vostre imprese, senza soffermarsi all’epilogo, che chiude la vostra Parabola Terrena. Il calcio è di per sè cambiato, ma che nostalgia, quel pallone di cuoio marrone, le battaglie nel fango e i calzettoni abbassati! Bacigalupo e altri: una formazione recitata come e più di un rosario: nomi che molti ignorano: Rigamonti, Maroso, Grezar, Menti, Mazzola, ma anche Ballarin, Castigliano, Fadini, Loik, Gabetto, Ossola, ma anche Martelli e Ballarin II. Non amereste questo calcio, ne sono sicuro: nel nostro mondo ci stiamo battendo per un calcio migliore, se non altro contraddistinto dal rispetto per l’avversario, come ce l’avevate voi: poteva esserci il Novara, l’Inter o la Pro Patria: saluti prima e dopo la gara, anche se la vittoria è stata larga. Bolmida suonava la carica, il Torino caricava il malcapitato avversario. Sono passati 67 anni e sarebbe bello che anche i giovanissimi vi scoprissero, guardando magari le vostre foto o qualche raro documento video dell’epoca. Fu un giorno piovoso, quel 4 maggio del 1949 e alle esequie delle 31 vittime partecipò molta gente: la maggior parte, per ragioni ovvie, assiepata fuori, in silenzio. Ma si, il Toro non è morto, è solo in trasferta, nei campi celesti. Batti tu, Valentino? Si certo, adesso Castigliano, disponi la difesa. Poi tutti a mangiare magari, tutti assieme, come nei bei tempi terreni. Guarda adesso, ma che campionato è? Ma che segni ha quello là? Cambiano i tempi, ma il Grande Torino rimane scolpito nella memoria. Sarebbe bello se domenica ci fosse un minuto di silenzio nei campi, per ricordare questa squadra: so di per certo che forse voi vi schernireste, non accettereste..specie da questi ragazzini..ma chi li conosce? Ci conoscono? Certo che no, ma sarebbe almeno un atto doveroso. Perdonate la lunghezza di questa mia, e spero vivamente vi giunga al vostro Cuore.
Vi abbraccio forte
Vostro
Massimiliano Granato

  •   
  •  
  •  
  •  
Leggi anche:  Sky o Eleven Sports? Dove vedere Brasile-Perù in tv e in streaming, Copa America 2^ giornata
Tags: