Dybala si racconta: “Alla Juve ogni gara una battaglia. Mio padre sarebbe orgoglioso di me”

Pubblicato il autore: Samuela Rubino Segui

Dybala Juventus

Paulo Dybala, cuore argentino dove ha le sue radici, ma protagonista indiscusso del campionato italiano, che ancora una volta lo elegge come uno dei migliori giovani della Serie A. Il viaggio che lo ha portato a Torino però ha avuto una tappa precedente, dove “U picciriddu” ha avuto modo di crescere e farsi apprezzare per le caratteristiche che ha e, al suo primo anno in bianconero, ha addirittura superato il suo connazionale Carlitos Tevez per il numero di gol fatti con la Juventus nella sua prima stagione in bianconero -23 e manca la finale di Coppa Italia -. La Joya juventina si è raccontato a “El Pais” svelando diversi aneddoti.
“Quando entro in campo mi trasformo. Fuori mi piace scherzare e dire cavolate con i miei amici. Dicono che io assomigli ad un bambino, per via della faccia. Ma quando sono dentro ragiono come un calciatore di 30 anni. Chi mi ha insegnato a proteggere il pallone? Ho osservato molti compagni durante gli allenamenti, soprattutto Franco Vázquez a Palermo. Mi sono guardato per bene anche Riquelme e Messi“.
Di Gennaro Gattuso che lo ha allenato a Palermo per qualche mese dice: “Mi ha consigliato tantissimo sul come posizionarmi, per schivare l’avversario, perché lui era uno di quelli che in campo le dava. In più di un allenamento mi randellava in modo sistematico per farmi capire come avessi dovuto difendermi”.
“Da piccolo ero egoista in tutto. Ero il più piccolo, il più vivace e spesso volevo tutto per me. Tanto fuori quanto dentro il campo ho imparato di come alle volte sia molto più bello condividere le cose, perché percepisci un’emozione diversa. Sono migliorato”.
Ci svela perché lo chiamavano “pibe de la pensión” in Argentina: “Nell’Instituto de Córdoba mi conoscevano con quel soprannome, è vero. In quegli anni ho imparato a vivere da solo, a non essere egoista. Pulivo le stanze, preparavo e sparecchiavo la tavola. Ogni volta che torno in Argentina mi ritrovo con qualche compagno che ho avuto lì”.
La perdita del papà gli ha lasciato un vuoto incolmabile e ogni volta che fa gol, Paulo alza gli occhi e le mani al cielo per ringraziarlo: “Non è stato facile lasciare casa e superare la scomparsa di mio papà. Il calcio mi ha aiutato molto. Sono diventato calciatore quasi più per mio padre che per merito mio: lui aveva questo sogno in testa. Mi ha dato la forza di crederci. Non avrei mai immaginato di essere dove sono ora. Mio papà sarebbe orgoglioso di me, ora, sicuramente. Perché lo vedo negli occhi di mamma tutti i giorni. Lottare per arrivare all’obiettivo. Mai abbattersi, anche quando le cose non vanno. Mi ha insegnato anche a… giocare a scacchi”.
La Nazionale argentina e l’emozione della prima convocazione: “Quando mi chiamò il Tata… mi sudavano le mani. Era una cosa che sognavo fin da piccolo”.
Paulo Dybala e quel cognome polacco per via del nonno che emigrò in Argentina dopo la Seconda Guerra Mondiale: “Nonno è mancato quando avevo tre anni. Ma la sua immagine ce l’ho fissa in testa: una persona diversa da noi argentini, serioso, grande e molto pacato. Lo ricordo seduto sulla sua sedia. Una volta ho parlato con alcuni miei cugini polacchi: mi piacerebbe andare a visitare i posti in cui è cresciuto e vissuto il nonno. Mia bisnonna è italiana invece”.
Dybala e il suo idolo da bambino: “Volevo assomigliare a Riquelme. Anche Dinho mi piaceva tantissimo: mi guardavo video su video. Gli argentini non vanno molto d’accordo con i brasiliani, nel calcio. Però bisogna riconoscere i buoni: tanto Ronaldinho quanto Neymar“.
Infine Juventus e i compagni più simpatici fuori dal campo: Pogba, Asamoah, Pereira, Morata e Zaza“. Chi si fa ascoltare di più?: “Buffon, Evra, Marchisio, Bonucci e Chiellini. Buffon è un leader. Mi ha colpito da subito, trasmette voglia di vincere. A 38 continua a migliorare nel lavoro quotidiano. Dà forza interiore e con lui è più facile vincere. Alla Juve impari che ogni giorno ti devi impegnare in battaglia. C’è gente che ha vinto tutto e che potrebbe rilassarsi e invece lotta in allenamento per continuare a vincere ancora. Per uno di 22 anni è un esempio cui ispirarsi. Sapevo che non sarebbe stato facile, ma ho giocato e ho segnato più di quanto pensassi.  E’ stato facile con Mandzukic, Morata, Zaza. Con gli artigli è il mio modo di giocare”.

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