Eriksson amarcord: “Mancio insistette molto per prendere Inzaghi e col suo arrivo si vinse lo scudetto”

Pubblicato il autore: Ilaria Ceracchi Segui

2000: Sven Goran Eriksson of Lazio with Roberto Mancini. Mandatory Credit: Grazia Neri/ALLSPORT


Sven-Goran Eriksson
si è raccontato in un’intervista rilasciata ai microfoni della Gazzetta dello Sport. Il tecnico svedese, in particolare, ha ripercorso la straordinaria esperienza sulla panchina della Lazio che, proprio sotto la sua guida, si proclamò Campione d’Italia  nel 2000. Eriksson è stato al timone dei biancocelesti dal 1997 al 2001. Attualmente ricopre la carica di allenatore dello Shanghai SIPG, ma la città di Roma gli è rimasta nel cuore e ricorda con emozione e serenità quegli anni ricchi di successi: “A Shanghai vivo benissimo, ma Roma resta la città più bella del mondo e un pezzo del mio cuore è rimasto lì. Manco da almeno quattro anni, ma ho un fisioterapista italiano e con lui naturalmente si parla del vostro calcio”. Sui suoi due ex giocatori che ora siedono sulla panchina di Lazio e Inter: “Simone Inzaghi e Roberto Mancini allenatori? Incredibile. O meglio no, me lo aspettavo”. La sua Lazio spesso è stata definita come una delle squadre più forti e competitive in Europa in quegli anni, e lo stesso Eriksson ammette: “Quella Lazio che ho guidato fino al 2000 è la squadra più forte che ho mai allenato. Quanta personalità, quanta qualità tecnica. Cerco affettivamente di seguire tutti quei ragazzi. Per me era bellissimo guidarli, ma anche dura lasciarne qualcuno fuori. Penso soprattutto a Simeone che era bravissimo tatticamente come centrocampista, ma avevo gente ancora più forte”.  Su Mancini e Simone Inzaghi: “Dovevo foderarmi le orecchie per non sentirlo. Ma lui è un Genio del calcio e siamo grandi amici. Fin quando se la prendeva con me andava bene, solo che spesso era arrabbiato con gli arbitri. Ricordo quando si arrabbiò con Inzaghi per il cucchiaio mal riuscito, Simone la fece grossa, e fece arrabbiare anche me perché il rigorista era Crespo. Ma Mancio era quello che aveva insistito per prendere dal Piacenza Simone e col suo arrivo si vinse lo scudetto. Un centravanti molto potente fisicamente, faceva gol e infatti fu il nostro capocannoniere stagionale, anche se avevamo già Salas. Un grande lavoratore. Fra Pippo e lui in quella famiglia si vive di calcio. È molto preparato e spero riporti in alto la Lazio, che mi è rimasta nel cuore”. Tra i tanti campioni allenati da Eriksson c’era anche Diego Simeone, che oggi sta realizzato un ottimo percorso con il suo Atletico sia in campionato sia in Champions League: “Io tifo per l’Atletico Madrid di Simeone. Mi affascina il suo calcio, ne abbiamo parlato anche l’estate scorsa quando ci siamo incrociati in Cina per un’amichevole. Mi ha detto che ha preso qualcosa anche da me e ne sono orgoglioso. Il calcio, al di là dei moduli, è fatto di tanti uno-contro-uno, se li vinci costruisci gioco e se hai la possibilità vai rapido verso la porta. Simeone era durissimo come giocatore e lo è ancor di più da tecnico. Le sue sedute sono come partite e poi in campo raccoglie i frutti del suo lavoro. Il pressing che attua la sua squadra è davvero impressionante. Un esempio da seguire per tutti”. Infine, un commento sulla favola de Leicester ad opera di Ranieri: “Quella del Leicester è una favola meravigliosa nella Premier e per tutto il calcio europeo.  Voi spesso criticate il vostro calcio, ma questi successi nascono anche dall’Italia e dall’applicazione tattica estrema della Serie A”.

 

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