I tre gol più belli della trentasettesima giornata (foto + video + extra addii)

Pubblicato il autore: Francesco Saverio Simonetti Segui

Il colpo di testa vincente del Tanque Denis in una delle partite più pazze dell’ultimo decennio. 28/11/2009 Napoli 2, Milan 2

Penultima giornata di Serie A, tempo di addii, tempo di verdetti, tempo di gol che decidono, di gol che premiano, di gol che fanno sperare, di gol che condannano. Tempo di…gol!

Ecco, a voi, il settimo capitolo della rubrica dei tre gol più belli dell’ultima giornata.

Al terzo posto, MATTEO POLITANO

Falcinelli in anticipo sull’avversario fa la sponda di testa per Duncan, il ghanese punta, salta, e serve Berardi, che aspetta l’attimo giusto mettendo a sedere il portiere Zappino per servirla al centro, Falcinelli non ci arriva, ma è Politano a chiudere l’azione da fascia a fascia, e a spingerla in porta di destro sul palo più lontano, scavalcando gli ultimi disperati tentativi dei difensori con la maglia gialla.

Non per l’estetica in sé – pochi gol di pregevole fattura questa settimana – ma per il significato che conferisce all’atto lo statuto di bellezza. Il gol dell’ala romana siglato allo scoccare dell’ottantacinquesimo recita: Frosinone in Serie B, Sassuolo ad un passo dal sesto posto. Ergo, Europa.

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Ma stiamo parlando di due favole ben pensate.

I ciociari hanno dimostrato di avere i mezzi a disposizione per riprovarci già dall’anno prossimo e di costruire una squadra che può rimanere per molti anni nella massima serie. Perchè? Dirigenza coerente, che ha puntato sugli uomini che hanno portato il Frosinone per la prima volta in Serie A, un allenatore colto e tatticamente molto preparato, Roberto Stellone, una tifoseria in Italia senza precedenti.

Qui potete vedere un video della curva nord del Matusa di sei anni fa.

La Curva Nord

La partita è sempre Frosinone, Sassuolo. Le due compagini sono in Serie B, e il Sassuolo sta vincendo per tre reti a zero. In quel campionato il Sassuolo sfiorò la promozione perdendo in semifinale i play off contro il Torino (che poi verrà sconfitto dal Brescia) il Frosinone si salvò all’ultima giornata evitando anche i play out dopo essere stata capolista solitaria a inizio campionato, che fu letteralmente dominato dal Lecce.

Per ribadire, due favole ben pensate.

I neroverdi del Sassuolo sono l’autentica dimostrazione di cosa voglia dire programmazione anche nel mondo dello sport, anche nel mondo del calcio. Salvezza agguantata alla prima stagione, salvezza ampiamente conquistata con un buon gioco espresso alla seconda, lotta alla terza per raggiungere l’Europa con il miglior calcio d’Italia in transizione, più in generale dietro solo a Napoli, Roma (periodo Spalletti) Fiorentina (girone d’andata) Juventus. In questo ordine.

Rosa praticamente la stessa, quasi interamente italiana, allenatore quello della promozione, uno dei più preparati, Eusebio Di Francesco, dirigenza guidata da un tale a cui non bisogna dire molto, Giorgio Squinzi, che ha già messo mano su tante promesse del nostro calcio.

Al secondo posto, MIRALEM PJANIC

Strootman, Totti, Pjanic, gol.

La Roma da quando è arrivato Spalletti gioca a meraviglia, c’è poco da dire. E c’è ben poco da dire anche sul fatto che da quando Totti e l’allenatore hanno trovato un punto d’accordo, perché così è stato, i giallorossi quando entra il Dieci, segnano e lo fanno deliziando.

Szczęsny che sarà riscattato, serve Nainggolan con passaggio basso precisissimo all’altezza del centrocampo, il belga si gira, porta palla – sa fare tutto – alza la testa e vede un pronto Emerson che non sarà riscattato ma che sa giocare, sulla fascia sinistra. Il brasiliano sa fare una sola cosa, puntare. Ma è chiuso, allora decide di girarla indietro per ricominciare.

Sul due a zero, il giocatore normale, stoppa, e serve il compagno più vicino. Il giocatore sopra la media pensa ad altro. Il punto è che si crea un asse centrale che la Roma quest’anno non ha mai avuto a disposizione, tutt’altro che nella media.

La palla del brasiliano infatti arriva a Strootman, l’unico in grado di indossare questa maglia dopo Aldair. L’olandese con un tracciante raso terra di quindici metri di prima intenzione trova tra le linee Totti, a cui Aldair nel 1996 cedette la fascia. Il capitano mette una palla geniale col piatto senza stopparla in area di rigore, sul taglio di Pjanic. Il Chievo va fuori giri, perde tutte le rotazioni, il bosniaco incrocia con naturale eleganza.

Strootman, Totti, Pjanic, gol.

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Al primo posto, FEDERICO VIVIANI

Bisogna affermare una cosa, e bisogna farlo senza timore. Il nostro calcio si sta ripulendo. E la dimostrazione più palpabile di tutto ciò è l’Hellas Verona che, condannato alla retrocessione, ha pareggiato sull’ultima azione disponibile contro il Milan togliendogli punti per l’Europa, ha perso sul filo del rasoio contro il Sassuolo che poi ha sorpassato proprio il Milan, ha vinto la già campione d’Italia, Juventus, che non veniva sconfitta in campionato da – ho perso il conto – più di venti partite.

Anche se la partita è passata agli onori della cronaca, e verrà ricordata, per l’ultimo incontro di Luca Toni, che lascia il calcio giocato con un rigore di cucchiaio, il gol più bello della serata è quello di Federico Viviani, il centrocampista proveniente dalla Roma, che molto probabilmente sarà uno dei pilastri per la risalita immediata.

Il Verona rientra in campo dopo il vantaggio ottenuto allo scadere del primo tempo, realizzato appunto dal suo capitano su calcio di rigore, beffando Neto con un non proprio morbido cucchiaio. Ed è proprio Toni che addomestica un pallone all’altezza del centrocampo, vince il corpo a corpo con Bonucci e premia con un esterno millimetrico – la tecnica di Toni è sempre stata fin troppo sottovalutata – la corsa sulla fascia sinistra di Ionita. Il centrocampista, giocatore più di inserimento, è un po’ macchinoso e sembra perdere l’attimo giusto per ribaltare l’azione da difensiva a offensiva, ma la difesa juventina non è abile come in altre situazioni a rientrare, e il macedone si inventa un passaggio che non esiste, e che forse non è neanche alla portata dei suoi piedi. Un esterno destro che passa in mezzo ai due avversari che lo fronteggiano e che aggira la corsa a perdifiato verso la propria porta di Barzagli che nulla può neanche in scivolata. Il cuoio – deliziato per come è stato trattato – giunge sui piedi di Viviani che al limite dell’area di rigore, tutto solo, se lo aggiusta e poi lo piazza sotto l’incrocio dei pali, incrociandone la traiettoria. Porta, difesa per l’occorrenza da Neto, sgualcita. Verona 2, Juventus 0 (finirà poi 2 a 1) tifosi dell’Hellas, giustamente, in festa.

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Extra Addii

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L’addio di Manuel Pasqual alla Fiesole

Non verrà forse ricordato tra cinquant’anni quando il calcio sarà organizzato secondo criteri che ora neanche ci immaginiamo, ma ha dimostrato di essere prima un grande uomo, con diverse vicissitudini sportive e personali anche gravi, e poi un campione. Un campione del mondo.

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L’otto maggio poteva essere l’ultima partita di Totti all’Olimpico con la maglia della Roma – per questo i posti allo stadio erano quasi tutti esauriti – ma fortunatamente non lo è stato. É stato, invece, il tempo di altri due addii, di due capitani, due terzini sinistri, due bandiere: Giampaolo Bellini, alla sua ultima partita, sempre fedele ai colori atalantini e che ha trovato il gol anche lui su rigore, e Manuel Pasqual, capitano della Fiorentina, che forse cercherà una nuova esperienza, l’ultima prima del ritiro.

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