Il calcio visto da una donna

Pubblicato il autore: carolina figini Segui
Sassuolo's Italian coach Eusebio di Francesco reacts during the Italian Serie A football match between Roma and Sassuolo at the Olympic Stadium in Rome on September 20, 2015. AFP PHOTO / TIZIANA FABI

L’allenatore del Sassuolo Calcio Eusebio Di Francesco reagisce durante la partita di Serie A con la Roma allo Stadio Olimpico il 20 settembre 2015. Ma la sua grinta potrebbe essere anche quella di oggi. AFP PHOTO / TIZIANA FABI

Calcio d’inizio: una donna guarda un match nell’estate 2015. Prima partita vista allo stadio, il Mapei. Tim Cup: Sassuolo contro Milan e Inter in torneo, poi vinto dai rossoneri. Io milanese che indosso la maglietta del Sassuolo. La mia squadra preferita perché è determinata e ha saputo conquistare un successo dopo l’altro. Io verde, io nera. Meglio del costumino Prada di Conte a quadratini blu che si vede campeggiare su qualche rivista femminile letta un giorno prima o un giorno dopo sulla spiaggia di Fano. Notte del 12 agosto a vedere la squadra più premiata per civiltà e tolleranza dei tifosi. Il Sassuolo non veste Prada.

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Estate 2014. Quei cavolo di mondiali. Gli scandali sessuali e uno scarso rendimento della nazionale. Una domanda: le vere giornaliste d’assalto, oggi, partono dalla politica per approdare a scrivere di calcio? Ci provo anch’io, senza “buffonate”, ché altrimenti mio marito mi lascia? Il calcio visto da una donna ha un sapore proibito, di sport che vedevi giocare dalle finestre di una bassa e scalcinata palestra dove era previsto che le studentesse giocassero a pallavolo o guardassero alla tv i mondiali di atletica leggera, mentre fuori nell’erba si sfidavano i maschi.

Il calcio visto da una donna non vuol dire sempre andare a ritroso. A volte significa una percezione multisensoriale: capire tutto di un’atmosfera, di un calciatore, di una retrocessione o di un calcio d’angolo, ma avere sempre il dubbio di essere troppo poco esperte. Forse prendere una vuvuzela del 2010, metterla accanto al piatto dove si mangia una fetta di torta al cioccolato “One love” preparata per i mondiali del 2014, spegnere l’audio sotto i commentatori della Rai o abbonarsi direttamente a Sky. Prenotare un posto per quando arriva a Milano Francesco Acerbi a presentare il suo libro sulla sua bravura e la sua lotta al cancro. Farsi fare l’autografo da questo giovane coraggioso. Pensare alla parabola di Armstrong del ciclismo e preferire l’Armstrong che ha cantato o che ha mosso i primi passi sulla luna. O quello che scrive di filosofia.

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Estate 2016: una donna può partire dal Palermo e vedere se diventerà come un nuovo Sassuolo o se sarà sempre in B o nei gradini bassi della classifica.  Può imparare dai calciatori la loro storia di umiltà, di sconfitte, di crescita anche personale e culturale insieme al Paese, con tante figure dello sport che ormai parlano bene, pensano, scrivono e insegnano ai giovani e ai meno giovani a lottare.

Concedersi un po’ di gossip, ma solo su cose allegre, come le “cassanate” o il celeberrimo matrimonio tra Totti e Ilary Biasi.Vi rendete conto di quanto mangiano male i calciatori nei resort alle Maldive? Le foto dei paparazzi al massimo immortalano cappuccini e focacce sui loro tavolini.

Calcio e cibo. Sì, sono una donna, e spiegatemi perché i nutrizionisti sportivi non vietino ai giocatori di pubblicizzare veleni come la Coca Cola e la Nutella.

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E Balotelli? Vi pare che una donna non ragioni sul perché lo multino per eccesso di velocità quando va a 200 all’ora? Per razzismo? Non lo multano anche in Inghilterra, dove conta molto più il codice della strada che non il colore della pelle?

In ogni caso,  amo l’umiltà di Eusebio Di Francesco e, se fossi un uomo alto e muscoloso, il mio lavoro preferito sarebbe quello di Responsabile antirazzismo dell’Uefa.

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