Il player-coach: un ruolo di moda negli anni 80′-90′

Pubblicato il autore: andrea celesti Segui

vialliIl player-coach era un ruolo che andava di moda a cavallo tra gli anni 80′ e 90′, quando nel calcio ancora non si erano inseriti russi e sceicchi. Questa figura era molto in voga nel calcio d’oltremanica e tanti sono gli esempi. Un figura importante è stata sicuramente Kenny Dalglish, capitano del Liverpool, che nel 1985 sostituì Joe Fagan sulla panchina dei “Reds”. Il primo anno, l’attaccante scozzese guidò la squadra alla vittoria del campionato e della coppa d’Inghilterra. Negli anni seguenti arrivarono altri successi, con Dalglish che non giocava molto ma quando entrava faceva sempre la differenza: basta pensare alla sfida con il Chelsea nel maggio del 1986, decisa proprio da un gol dello scozzese, che regalò la First Division al Liverpool. La sua avventura nei “Reds” durò fino al 1991, anche se nel 1990 si era già ritirato dal calcio giocato per dedicarsi solo al ruolo di manager della squadra. Con il club del Marseyside conquistò tre campionati, due Fa Cup e quattro Charity Shield. Un altro esempio emblematico di player- coach è stato Greame Souness, che ricoprì questo ruolo nei Rangers Glasgow dal 1986 al 1991. In cinque stagioni, vissute più in panchina che in campo, l’ex giocatore della Sampdoria vinse 3 campionati scozzesi e 4 Coppe di Lega scozzese. Negli anni 90′ si susseguirono ben tre player-coach nel Chelsea: Hoddle, Gullit e Vialli. Glenn Hoddle, che aveva già ricoperto il ruolo nello Swindon Town, rimase sulla panchina dei “Blues” dal 1993 al 1996, anche se come giocatore si era ritirato un anno prima. L’inglese, pur non ottenendo grandi risultati in campionato, contribuì ad aumentare il prestigio del club di Londra, anche grazie ai buoni risultati nelle coppe: nel 1994 il Chelsea arrivò in finale di Fa Cup, mentre l’anno successivo in semifinale di Coppa delle Coppe.
Per sostituire Hoddle(passato nel 96′ sulla panchina della nazionale inglese) fu chiamato Ruud Gullit, già giocatore del Chelsea dall’anno precedente. Nel ruolo di player-coach,  l’olandese conquistò la Fa Cup, divenendo il più giovane allenatore a vincere il trofeo. Nel febbraio del 98′, dopo alcuni dissidi con la società, Gullit lasciò il club e si ritirò dal calcio giocato. Per sostituire l’ex milanista, fu chiamato Gianluca Vialli, forse il player-coach che ha raccolto le maggiori soddisfazioni. Nel suo primo anno, il Chelsea conquisto’ la Coppa di Lega, la Coppa delle Coppe e la Charity Shield,  mentre l’anno successivo arrivò nella bacheca dei “Blues” la Supercoppa Europea , oltre al terzo posto(miglior piazzamento della squadra dal 1970).  Nei due anni successivi, Vialli ricoprirà solo la carica di allenatore, conquistando altri due trofei(Fa Cup e Charity Shield). Anche nel nostro paese ci sono stati casi di atleti che hanno ricoperto questo ruolo, anche se spesso si trattava quasi di “traghettatori”: viene in mente Virginio Fossati, che dal 1915 al 1918(anno in cui fu chiamato al fronte) fece sia il mediano che il mister nell’Inter, Giuseppe Meazza, che salvò i nerazzurri dalla retrocessione nel 1946-47, Armando Picchi, che nella stagione 1968-69 non riuscì a salvare il suo Varese, Osvaldo Bagnoli, che a cavallo tra gli anni 60′ e 70′ era giocatore- allenatore del Verbania.
In tempi recenti hanno ricoperto la figura del player-coach Gennaro Gattuso con il Sion per alcuni mesi del 2013, Edgar Davids con il Barnet nel 2012-13, Gianluca Zambrotta con gli svizzeri del Chiasso nel 2013-2014, Nicolas Anelka con lo Shanghai Shenhua nel 2012, ma si tratta comunque di casi isolati. Negli ultimi anni questo ruolo sta scomparendo, anche perché l’attività del manager sta diventando sempre più complessa e quindi difficile da abbinare a quella di giocatore. E questo dispiace perché questa figura, oltre ad avere un certo fascino, dava alle partite quel pizzico di imprevedibilità, una qualità sempre più rara nel calcio di oggi.

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