In memoria di Ago

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui

dibartolomei

Quante persone sotto i 40 anni conoscono Agostino Di Bartolomei? Nel calcio attuale sembra esserci assai poco spazio per i ricordi: la rete divora tutto ciò che è passato anche se esistono molteplici sistemi per ricordarlo e ripristinarlo attraverso siti dedicati, youtube e quant’altro. In ambito Roma ha tenuto banco la vicenda Totti, leader indiscusso in campo e fuori, vero idolo dei tifosi che lo vedono come entità intoccabile. Ma Agostino Di Bartolomei, Diba per gli amici, era diverso, era la vera e propria antitesi del vip e siamo sicuri che se vivesse oggi, non avrebbe alcun profilo social, nè tatuaggi, nè tantomeno auto lussuose. Certo, si potrà dire che erano altri tempi: giusto, perché Ago(altro bel soprannome) era diverso, introverso, schivo ma anche gran trascinatore. Nato a Roma, l’8 aprile del ’55, esordì nella squadra della Capitale a soli 17 anni e vi rimase fino al 1984, esclusa una parentesi al Vicenza nel 1975: in tutto 308 presenze e 67 reti, Coppe e Campionati inclusi. Lui fu uno a segnare nei rigori finali della Coppa dei Campioni il 30 maggio 1984, quando i giallorossi persero il trofeo contro il Liverpool proprio ai tiri dal dischetto. Non amava i riflettori, non amava parlare troppo: fu uno dei protagonisti dello scudetto di Liedholm nel 1983 e un anno dopo seguì il maestro a Milano, sponda rossonera, dove rimase fino al 1987. Poi arrivò il Cesena e infine due stagioni a Salerno, dove chiuse nel ’90 portando la squadra in B dopo ben ventitrè anni. Quando fu raggiunto ai microfoni, si limito a dire un ” eh ” di circostanza quando gli ricordarono la sua impresa, sempre con la fascia al braccio. Non amava proclami Ago, non amava vantarsi (e ne avrebbe avuto tutti i diritti)nè fare il divo, come farebbero altri al suo posto adesso. Spenti i riflettori del calcio che amava, si dedicò ai bambini, ai quali voleva insegnare quella che era per lui una vera e propria arte. Volle però rientrare per quella grande porta che lo accolse nel ’72, senza riuscirvi. E la mattina del 30 maggio 1994, decimo anniversario di quella Coppa mancata, decise di porre fine alla propria vita, schiacciato da quell’oblio nel quale era stato mandato. Sono 22 anni che manchi Ago e sappiamo che non ameresti il calcio di adesso, troppo frenetico e troppo artefatto, ove i valori sembrano non esserci più. Ma ricordandoti sembra di averti sempre in mezzo a noi, con lo sguardo vivo e con poche parole.

MASSIMILIANO GRANATO

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